21 giugno 2024

Oggi, qui, Dio ci parla...

“Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore”. 

È sempre importante tenere presente dove sia il punto focale della nostra esistenza. In esso appare la luce che illumina ogni nostro comportamento e che offre il significato da dare alla nostra esistenza. 

Padre, Gesù è il tesoro che anima la nostra storia quotidiana. In lui troviamo la luce che la illumina continuamente. Lo Spirito Santo ci sia sempre di grande aiuto per poter camminare in un autentico stile evangelico per offrire un volto nuovo alla nostra esistenza. AMEN 

20 giugno 2024

Oggi, qui, Dio ci parla...

“Il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno, prima ancora che gliele chiediate.” 

Essere nelle mani della divina provvidenza è una serenità che avvolge il nostro spirito e che ci ricolma di fiducia nell’affrontare il futuro. In lui costruiamo la nostra storia quotidiana. 

Padre, il mio cuore è aperto alla tua misteriosa volontà perché in Gesù sia una scelta del tuo mistero di amore. Lo Spirito Santo che ti guida ci doni la docilità del cuore perché possa assimilare la tua volontà di salvezza, in comunione con tutti i nostri fratelli. AMEN 

 

19 giugno 2024

Oggi, qui, Dio ci parla...

“Quando preghi entra nella tua camera” 

La solitudine con Gesù è la serenità nel mio quotidiano e la forza in ogni travaglio. 

Padre, il cuore in Gesù è la nostra grande gioia e speranza. Lo Spirito Santo ci guidi sempre in questo cammino verso la pienezza della gloria. AMEN

18 giugno 2024

Oggi, qui, Dio ci parla...

«Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Il clima di eternità, che circonda e affascina il credente, rappresenta il cammino che illumina la nostra storia. Qui respiriamo il profondo gusto della vita quotidiana. 

Padre, in te è la sorgente della vita e con te camminiamo nel tempo e nello spazio. Donaci di contemplare il volto del tuo Figlio Gesù per essere persone che nello Spirito Santo sanno gustare la tua eterna bellezza. AMEN

17 giugno 2024

Oggi, qui, Dio ci parla...

“Da’ a chi ti chiede, e a chi ti chiede un prestito non voltare le spalle”. 

Il cuore deve essere aperto al fratello per rendere vera e autonoma la sua esistenza. In questo si condivide la bellezza della reciprocità fraterna e si crea un cammino di vera comunione. 

Padre, in Gesù ci hai insegnato a farci tutto a tutti per seminare nel loro cuore la speranza nei confronti della vita. Donaci la sapienza dello Spirito Santo per regalare fiducia alla persona dei fratelli che bramano la vera libertà nelle complesse vicende del quotidiano. AMEN

16 giugno 2024

Oggi, qui, Dio ci parla...

"Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce.”

La bellezza della nostra esistenza credente vive di gratuità dove Dio stesso ci offre il suo respiro, ci dona la sua intelligenza e volontà perché sappiamo vivere nel mistero del suo amore. 

Padre, rendici consapevoli della grandezza dell’amore che ci hai rivelato nella persona di Gesù. Con lui costruiamo la bellezza della vita e lo Spirito Santo compie in noi le tue meraviglie in attesa della pienezza della gloria eterna. AMEN

XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO B -

DOMENICA 16 GIUGNO 2024

Ez 17,22-24      2Cor 5, 6-10      Mc 4,26-34

OMELIA

Gesù questa mattina attraverso le due parabole che abbiamo ascoltato vuole aiutarci a comprendere quale debba essere lo stile della nostra vita e alla luce delle due parabolette emergono due chiare caratteristiche: la nostra vita è un canto di grazia perché noi siamo in atteggiamento di totale gratitudine, due atteggiamenti che l'uomo di oggi difficilmente misconosce, ma che diventano il criterio sul quale costruire la nostra vita.

Innanzitutto prendere coscienza che noi siamo grazia, siamo gratuità Divina. L'esistenza, in tutte le sue particolarità, è nient'altro che Dio è sempre in stato di continua creatività. Ogni respiro è Dio che ci ama. Ogni avvenimento è Dio che ci accompagna. Ogni relazione è un dono per maturare nella storia e, questo primo elemento, è fondamentale nel cammino della vita.

Tante volte noi ci poniamo la domanda - Quale sarà la meta della nostra storia? - e la risposta è molto semplice: creati nel Mistero, gusteremo eternamente il Mistero. Siamo stati creati per vedere eternamente Dio!

Ecco perché il cristiano davanti al mistero della morte ritorna a comprendere la bellezza della gioia della vita, la vita è essenzialmente un dialogo amoroso con Dio che continua a creare continuamente la nostra esistenza. Al mattino ci svegliamo dicendo a Dio la nostra gratitudine: è la bellezza del nostro cammino quotidiano attraverso il quale cresciamo in autentica novità di vita.

E tutto questo noi lo possiamo veramente gustare attraverso una certezza, una certezza che diventa per noi fonte di grande speranza; non solo continuamente siamo creati - quindi siamo un capolavoro della gratuità divina - ma abbiamo una grande certezza: c'è il Signore con noi.

Infatti quando noi ci poniamo la domanda: chi ci ha creati? Perché siamo nati? Qual è il mistero che accompagna tutta la nostra storia? La risposta è molto semplice: è il Signore! Il Padre ci ha creati in Gesù Cristo, Gesù Cristo diventa il senso della nostra vita e diventa la Provvidenza che ci accompagna giorno per giorno verso il mistero della gloria.

Usando un'immagine che può darci tanta speranza la vita è passeggiare con la Santissima Trinità.

Quante volte ce lo siamo detti, eppure è così difficile che l'uomo contemporaneo riesca a cogliere tutta la bellezza di questa esperienza; svegliarci al mattino dicendo “grazie!”, camminare accogliendo e la sera entrare in quella luminosità eterna che è la bellezza della nostra vita. Ecco perché la prima paraboletta diventa per noi estremamente significativa: siamo tutta e sola grazia! Ogni respiro è un atto della Provvidenza di Dio che ci chiama all’ eternità.

Quanti oggi si pongono la domanda che senso abbia la vita e questa è l'unica risposta: entrare in una comunione eterna e definitiva per cantare la gioia di vivere con la Santissima Trinità. Ecco perché il cristiano attraverso questa profonda certezza e consapevolezza è in attesa di questo grande evento, in un morire come apertura ad una gioia inesauribile e questa gioia inesauribile è data dalla presenza di Cristo.

Quando il Padre ci ha creati, ci ha creati regalandoci al Figlio e il Figlio continuamente rinnova in noi la sua presenza perché sappiamo respirare in quella eternità beata che è la bellezza della nostra storia, la grande meta della nostra vita.

Ma per giungere a questo stile di vita dobbiamo prendere coscienza di una verità che l'uomo dei nostri giorni difficilmente sa riconoscere: la bellezza della Presenza, il respiro di Dio è la nostra vita.

Dio abita dentro di noi anzi, nell'ordine della fede - ce lo ricordavamo alcune domeniche fa - è la Trinità beata che opera in noi, il Padre ci crea, il Figlio ci plasma, lo Spirito Santo è l'energia per camminare in novità di vita, è la bellezza di quella comunione di vita che ci permette di camminare nella speranza senza alcuna paura.

Ed è la bellezza della prima paraboletta, ritrovarci continuamente creati dalla gratuità divina che ci permette di camminare in novità di vita, ma c'è anche l'altra bella paraboletta che in questo ambito ci aiuta benissimo, quando ci fa comprendere che noi dovremmo ammirare la gioia di vivere, non solo prendere coscienza di questa creatività divina che continuamente agisce in noi, ma anche prendere consapevolezza che siamo un vivente capolavoro di Dio. Ecco perché il cristiano quando al mattino apre gli occhi alla vita canta la gioia di vivere e la sera canta la sua gratitudine perché col venire delle tenebre nella storia si aprono gli orizzonti di una luminosità eterna che è il paradiso.

Nati da Dio camminiamo con la Trinità per cantare eternamente la gioia di appartenere a Dio.

Ecco perché il cristiano quando si pone l'interrogativo del senso della sua storia lo ritrova guardando in faccia al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. E tutto questo non ci allontana dalla storia, qualcuno può pensare che riflettendo continuamente su questa azione trinitaria noi dimentichiamo il nostro impegno umano, ma il nostro impegno umano - se partiamo dal concetto che siamo grazia - è nient'altro che essere un canto di gratitudine. L'uomo si sente capolavoro e canta la gioia di essere tale con il risultato che il cammino diventa un meraviglioso dialogo tra eternità e storia.

Tutto sommato quando noi moriremo, in quel momento entreremo in quella gioia gloriosa di potere gustare quella Presenza che ci ha accompagnato sempre nella vita; morire non è scomparire, ma morire è giungere alla pienezza della nostra esistenza, è giungere a contemplare quel Dio che ci ha creati perché potessimo godere eternamente della sua luminosità che è la bellezza della nostra vita quotidiana.

Morire è aprirci eternamente alla bellezza della vita e allora credo che le due parabolette di stamattina, sia quella della assoluta gratuità di Dio sia della contemplazione della bellezza creativa di Dio, diventano per noi un cammino che ci innamora continuamente della storia. Tutto sommato, in paradiso, gusteremo quello che nella vita avremo sempre amato e chi ama profondamente la vita come gratitudine a Dio arriva in paradiso per cantare la gioia di una luminosità eterna che è la bellezza del quotidiano in cui noi siamo pienamente noi stessi.

Amiamo l’uomo nella sua autenticità e costruiremo veramente il senso della vita quotidiana. Questa sia la bellezza della nostra vita.

Ecco perché il Signore ogni giorno ci chiama a vivere la sua presenza. Forse noi non riusciamo a entrare in questa mentalità perché il concetto della sua presenza non è vivo in mezzo a noi, non riusciamo a lasciarci plasmare dall'azione del suo Spirito Santo per poter essere continuamente costruiti in questa bellezza eterna che è il senso stesso della nostra storia. Chi ama essere uomo lentamente entra nella grandiosità della gioia del paradiso. Ecco allora Gesù attraverso le due parabolette ci dice: “Non temere di costruire la tua vita. Sei tutta e sola grazia!” e in questa gratitudine che avvolge la nostra storia camminiamo nel tempo certi che non saremo mai delusi.

D'altra parte il fatto che ci ritroviamo nell'Eucaristia non è vivere questo mistero? Non siamo noi che veniamo all'Eucaristia, ma è la Trinità beata che ci chiama a sé, che ci dà il Corpo il Sangue del Maestro Divino, che ci illumina di quello Spirito Santo che è speranza nelle difficoltà, che ci fa vedere quella luminosità del volto del Padre che è la bellezza della nostra vita e la grande gioia che ci sta aspettando.

Viviamo così questo mistero in tanta semplicità certi che non saremo mai delusi; è vero, la vita contemporanea ci allontana da queste visioni, l'uomo concreto è portato a fare tante cose, ma quante volte si pone l'interrogativo di quale sia il senso della sua vita quotidiana… E solo la bellezza di questo orizzonte eterno diventa per noi la gioia che ci porta veramente a camminare sempre in novità di vita.

Viviamo così questa Eucarestia. Il Signore è qui presente, il Risorto illumina il nostro cuore, lo riscalda e ci dice: “Vivi nella mia presenza e con lo Spirito Santo camminerai nella certezza di giungere a quella gloria!” e anche noi potremo, quando moriremo, dire: “Finalmente o Padre contemplerò il tuo volto per poter essere in quella comunione gloriosa che è l'eternità beata che avvolge tutti noi”.

15 giugno 2024

Oggi, qui, Dio ci parla...

«Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”; “No, no";»

La semplicità e la essenzialità sono il linguaggio della persona saggia che mette sempre in luce ciò che è valido e lascia perdere tante citazioni inutili.

Padre, il tuo Figlio Gesù ci insegna a costruire nella verità i rapporti fraterni per poterli far maturare nella verità e nella autenticità. Lo Spirito Santo a tale riguardo ci illumina sempre perché si possano costruire relazioni che siano veramente fraterne e ricche di vera serenità interiore. AMEN.

14 giugno 2024

Oggi, qui, Dio ci parla...

“Se la tua mano destra ti è di scandalo, tagliala e gettala via”

La nostra persona è luogo di continue relazioni fraterne per la costruzione di relazioni veramente autentiche. Tutti gli atteggiamenti dell’uomo devono essere orientati in tale direzione.

Padre, tu ci hai creati in Cristo Gesù perché fossimo riflesso della tua gloria e testimoni della tua bontà inesauribile. Guidaci nella creatività dello Spirito Santo perché sappiamo sempre costruire vere relazioni nel tuo meraviglioso amore. AMEN

13 giugno 2024

Oggi, qui, Dio ci parla...

“Va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.” 

La riconciliazione fraterna rappresenta uno degli aspetti più importanti nelle relazioni umane, dove facilmente appare la conflittualità. La verità della nostra esistenza sta nella fecondità del perdono reciproco. 

Padre, in Gesù ci regali sempre il tuo perdono perché sappiamo vivere insieme nella tua pace e possiamo costruire un rapporto nuovo tra gli uomini. Lo Spirito Santo ci venga in aiuto perché possiamo veramente costruire tale ideale con tutti. AMEN

12 giugno 2024

Oggi, qui, Dio ci parla...

“Non sono venuto ad abolire la legge o i profeti, ma a dare compimento.”

La persona di Gesù è il centro della nostra esistenza perché possiamo essere autentici nel cammino quotidiano. In lui ci ritroviamo realizzati come persone. E ci ritroviamo nella verità. 

Padre, attiraci nel cuore di Gesù perché possiamo camminare nel suo Vangelo per essere veramente noi stessi. Ci guidi lo Spirito della Verità per realizzare la tua volontà in ogni situazione della vita. AMEN 

11 giugno 2024

Oggi, qui, Dio ci parla...

“Entrando nella casa rivolgetele il saluto.” 

La bellezza del quotidiano sta nel condividere sempre la vera serenità del cuore generando speranza in ogni fratello. È l’esperienza feconda della vera reciprocità.

Padre, la presenza di Gesù nella storia di tutti i giorni è fonte di speranza per ogni persona. Lo Spirito Santo ci doni sempre questa luce che rinnovi il nostro cuore. AMEN

 


10 giugno 2024

Oggi, qui, Dio ci parla...

“Beati quando vi insulteranno…”

La gioia più grande è vivere di grandi ideali che affascinano il cuore dell’uomo e si imprimono nello stile quotidiano della vita. 

Padre, aiutaci in questo cammino spirituale perché nella contemplazione del tuo Figlio Gesù possiamo camminare in un fecondo stile evangelico a speranza di tutti i fratelli con la potenza dello Spirito Santo. AMEN

09 giugno 2024

X DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO B -

DOMENICA 9 GIUGNO 2024

Gn 3,9-15      2Cor 4,13-5,1      Mc 3,20-35

OMELIA

La vita del cristiano è una lotta continua, ma vive una certezza: nella volontà del Padre la creatura umana è veramente se stessa e allora, per poter vincere la lotta contro il demonio, lo sguardo del cuore è rivolto essenzialmente a Gesù Cristo. Ritrovare il senso della nostra vita guardando il Maestro e, nel suo mistero, noi troviamo la bellezza del vivere istante per istante il nostro cammino storico.

Ma quale deve essere l'anima del nostro cammino?

Alla conclusione del brano evangelico ci è data la risposta: innamorarci della volontà di Dio.

E questo attraverso tre passaggi che dovremmo continuamente tenere presente nel nostro spirito: la convinzione che la nostra vita è assumere la mentalità di Gesù nella convinzione che siamo un dono da vivere nella gratitudine.

Il cristiano è una eucaristia vivente!

Innanzitutto contemplando Gesù. Gesù ce lo ha detto molto bene nel brano evangelico chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre dove fare la volontà di Dio non è di tipo esecutivo, ma di tipo affettivo. Il cristiano è talmente innamorato di Gesù che la bellezza della sua vita è entrare in sintonia con lui, è quel richiamo continuo che dovremmo tenere ben presente nella nostra esistenza: siamo guidati dalla potenza di Dio. Fin dal mattino - dice il profeta - rende attento il mio orecchio perché io ascolti come un discepolo. La bellezza della vita è entrare in un itinerario che ha come criterio l’imitazione di Gesù. Ecco perché “fare la volontà di Dio” è entrare in un mistero, essere persone intrinsecamente obbedenziali. Il cristiano è un innamorato che obbedisce perché l'obbedienza è nient'altro che la gratitudine davanti alla Fonte della vita.

Qualche volta potremmo porci la domanda soprattutto davanti all'esperienza dei ragazzi. Si dice che i ragazzi - ed è il quarto comandamento - devono obbedire ai genitori, ma cosa vuol dire obbedire se non il canto della gratitudine al dono della vita? I figli obbediscono perché sono innamorati di vivere e la bellezza della vita è il senso dell'obbedienza, camminare nella certezza che il mistero di Gesù è stato un mistero di obbedienza perché era tutt’uno con il Padre. Ecco perché il cristiano fin dal mattino nella sua storia si pone in stato obbedenziale e, tutto questo, perché egli è convinto d'essere un meraviglioso dono.

La coscienza più profonda della vita è essere dono, il fatto di respirare è la gratuità di Dio in atto, il fatto di vivere è la capacità di costruire la storia in una gratuità più grande di noi, è la gioia di respirare la bellezza di essere del Padre!

Il cristiano costruisce la sua vita nella profonda consapevolezza che è un meraviglioso dono.

Ecco perché il secondo passaggio a cui Gesù ci richiama questa mattina è quello di ritrovare la grandezza dell’essere dono, d’essere gratuità. Un’obbedienza nasce dalla coscienza della gratuità.

Il risultato - ed è il terzo passaggio - è il canto della gratitudine. La gratitudine è espressione di un animo riconoscente. Se noi guardiamo la cultura odierna questi tre valori non esistono, l'uomo non sa cosa sia obbedire perché ha come criterio la spontaneità, non prende visione della percezione che è tutta grazia e vuole essere autosufficiente e, di riflesso, non vive l'esperienza della gratuità. Ora davanti a quello che Gesù ci ha detto questa mattina noi dovremmo recuperare tutte e tre i valori “Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre” vivere nella obbedienzialità la gioia dell'amicizia di Gesù.

Papa Benedetto XVI in un documento sull'esperienza della fede dice che l'uomo di oggi deve ritrovare la bellezza dell'amicizia divina. È un principio questo a cui Papa Ratzinger era molto legato. Il discepolo è amico di Gesù perché Gesù ci fa suoi amici - non vi dico che siete servi, ma amici - e quindi la bellezza di una fraternità che illumina continuamente i passi della nostra vita. Ecco allora fare la volontà di Dio è essere gratitudine vivente.

Qual è il senso della nostra vita? Dire: grazie!

Una gratitudine che diventa il senso portante dell'istante e che diventa la fecondità della vita. Noi tante volte, non so se ci siamo posti la domanda, come avvenga la Consacrazione eucaristica. Anche perché storicamente esistono preghiere eucaristiche senza il racconto dell'ultima cena e la risposta è molto semplice: la bellezza dell’Eucaristia-consacrazione è l'espressione della gratitudine. Chi dice grazie, vive la Consacrazione. Lo diciamo tutti i giorni “È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno”, la Consacrazione è la gratitudine in atto!

Per cui il cristiano nel compiere la volontà di Dio canta la sua gratitudine.

Infatti se entriamo nella profondità di quella espressione di Gesù “fare la volontà di Dio” non è semplicemente, come dicevo prima, una esecuzione, ma è entrare in un filone di vita per cui noi respiriamo in atto la creatività di Dio. Chi siamo noi? Siamo Dio che continuamente ci crea e davanti alla bellezza di essere continuamente creati ci riscopriamo capolavori della Trinità, canto di un dono inesauribile e quindi, di riflesso, l'esperienza della gratitudine: è la fecondità del rapporto con Gesù! Ecco perché il cristiano nel cammino della sua vita è fratello, sorella e madre di Gesù, è un'esperienza di intimità che vive nella gioia di quella obbedienza nelle mani Divine che è la gratitudine del nostro cuore.

Svegliarci al mattino e cantare il grazie! Noi tante volte ci svegliamo al mattino e pensiamo a quello che potrebbe capitarci, alle scelte che potremmo fare e dimentichiamo l'atto di aprire gli occhi, di respirare, è un atto della bontà di Dio che entra nella nostra storia e ci dà il dono della vita, è la bellezza che la fede ci regala ogni giorno e che noi, nella fecondità di essa, ritroviamo la bellezza di camminare in un'esperienza di novità dove l'uomo è vero e autentico.

Personalizziamo perciò nella fede il dono della vita, siamo grazia, siamo dono ineffabile, siamo una bontà infinita di Dio e davanti a questo atteggiamento l'unica parola che nasce dal nostro cuore è dire: grazie! Una parola oggi molto sconosciuta... eppure il cristiano è la gratitudine vivente all'Amore Trinitario.

Quando noi ci ritroviamo nell'Eucaristia qual è l'anima della nostra eucaristia? E qui ripeto l'espressione detta prima “Rendiamo grazie al Signore nostro Dio” ed è interessante come la liturgia non dice ringraziamo... rendiamo grazie, restituiamo con gratitudine a Dio la gioia di essere salvati e, in questa restituzione, c'è tutta la gioia del nostro cuore di appartenere al mistero di Dio.

Questa è la bellezza della nostra vita: cantare la gioia di vivere con gratitudine!

E allora quando noi vogliamo veramente camminare in novità di vita, vincere il dramma del peccato in cui l'uomo potrebbe cadere, dobbiamo imparare a dire: “Grazie Signore sono un tuo capolavoro, sono il tuo amore che si è fatto storia!” E allora quando moriremo in quel momento canteremo la gioia di appartenere definitivamente alla Santissima Trinità in una gioia che l'uomo storico non comprende, ma che il credente vive in profondità attraverso la bellezza di questo rapporto meraviglioso con Dio che è il senso stesso della nostra vita. Guardiamo a Gesù, diventiamo raggianti, cantiamo la nostra gratitudine e avremo la fecondità amorosa di Dio che accompagna tutta la nostra esistenza.

Oggi, qui, Dio ci parla...

“Chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre.” 

La creatura umana è pienamente se stessa quando ha come criterio di vita il mistero divino. Creato nella potenza che viene dall’alto l’uomo si sente chiamato a costruire la propria realtà in un clima di obbedienza. 

Padre, in te è il senso della vita come ha fatto Gesù. Donaci uno sguardo del cuore fisso su di lui per vivere come lui. Lo Spirito Santo ci doni questo impegno e ci sostenga. AMEN