27 marzo 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

Chi non raccoglie con me, disperde.

L’uomo nel suo cammino esistenziale è sempre alla ricerca di ciò che gli permette di generare unità nella propria storia personale. Gesù, sorgente della vita, porta la creatura umana a fare una sintesi veramente vitale. È la bellezza feconda della fede in Gesù Cristo Figlio di Dio. 

Padre, grazie per il dono di Gesù poiché in lui possiamo costruire in unità la nostra esistenza e accogliere il significato del nostro quotidiano. Lo Spirito Santo unifichi sempre i moti del cuore e animi ogni nostro atteggiamento. AMEN

26 marzo 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

Chi invece osserverà i precetti e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.

La gioia di una creatura si ritraduce in una diuturna vocazione all’obbedienza, che rappresenta l’espressione della gioia d’essere una persona creata dall’amore per vivere nell’amore. 

Padre, la bellezza del cuore di una creatura esprime la gioia d’essere un capolavoro dell’amore trinitario, attraverso l’imitazione della personalità di Gesù. Rendici docili all’azione dello Spirito Santo perché sappiamo fare di ogni espressione del quotidiano l’incarnazione di una intensa volontà amativa. È l’incarnazione della grandezza divina che è l’uomo. AMEN

25 marzo 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola.

La storia del credente si costruisce attraverso il quotidiano "Eccomi" nelle mani del Padre come ha fatto Gesù, e poi Maria. La docilità nelle mani della storia della salvezza rappresenta l’atteggiamento fondamentale di ogni uomo che voglia vivere di fede e nella fede per poter essere la fecondità divina in ogni frammento della propria esistenza. 

Padre, nell’atteggiamento di Gesù e di Maria ci insegni a come costruire la nostra esistenza come discepoli del Maestro in uno spirito di radicale obbedienza. Lo Spirito Santo ci introduca in questo filone di vita per essere persone vere e autentiche nelle scelte quotidiane. AMEN

24 marzo 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

Nessun profeta è accettato nella sua patria.

Gesù è la novità del mondo e con lui nascono nuove relazioni tra gli uomini che creano difficoltà nell’uomo legato alle sue tradizioni. In lui scopriamo la vera libertà del cuore di fronte alle strutture tradizionalistiche. 

Padre, nella persona di Gesù gustiamo il dono della vera libertà umana e il nostro cuore si apre a orizzonti infiniti. Chi sceglie il Maestro divino riscopre la bellezza della sua umanità e può dare alla luce rapporti umani veri e autentici. Lo Spirito Santo ci guidi sempre nei diversi percorsi della fede. AMEN

23 marzo 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

Se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo.

L’incontro con il Maestro divino diventa fecondo nella conversione che non è altro che personalizzare la sua interiorità. Egli diventa l’anima delle nostre scelte quotidiane per essere la luminosità del suo volto messianico. 

Padre, l’esperienza di Gesù nel costruire la vita quotidiana costituisce il criterio essenziale nel perseguire la bellezza del dono del discepolo. L’imitazione del suo fascino spirituale rappresenta il valore che anima le diverse opzioni culturali che ci accompagnano nel quotidiano. Lo Spirito Santo ci guidi in tale orizzonte esistenziale. AMEN

III DOMENICA DI QUARESIMA - ANNO C

DOMENICA 23 MARZO 2025

Es 3,1-8.13-15      1Cor 10,1-6.10-12      Lc 13,1-9

OMELIA

Il nostro cammino verso la Pasqua è entrare in quella esperienza di esodo nella quale facciamo l’esperienza della presenza del Signore rivolgendo in modo continuo lo sguardo a Lui. Camminando continuamente con lo sguardo verso il Signore noi possiamo sicuramente accedere alla stessa esperienza spirituale di Mosè - la meravigliosa rivelazione di Dio all’uomo – e possiamo costruire questo cammino (ci ha detto l’autore della prima ai Corinzi) accostandoci a Cristo roccia e allo Spirito Santo nostra bevanda.

Lo sguardo rivolto al Signore diventa per noi fonte di continua ricchezza interiore perché si realizzi in noi quel desiderio di pienezza di vita che è all’interno della vita di ogni discepolo. Davanti a questo mistero che si è ritradotto con quella parola: “Convertitevi”, in noi nasce l’interrogativo: “Dio ci ama continuamente, la nostra vita è continuamente abbeverata alla gratuità di Dio?” e, in certo qual modo, abbiamo la certezza in questo cammino storico di non essere mai soli, ma ci accorgiamo che la nostra esistenza non corrisponde a quello che effettivamente il Signore vuole da noi.

Ma il Signore – e la paraboletta con cui di è concluso il Vangelo, ce lo dice – ha una pazienza inesauribile.

Noi, davanti alle grandezze di Dio, riusciamo a respirare “nella pazienza di Dio”. Che cos’è questa pazienza di Dio per cui noi ne siamo il capolavoro vivente?

Spesse volte questa espressione “pazienza” la rileggiamo in modo molto negativo.

Richiamiamo sempre alle nostre orecchie quell’opera di misericordia spirituale che abbiamo imparato a catechismo: “Sopportare pazientemente le persone moleste”, ma questa pazienza non è evangelica.

Ecco perché dobbiamo cercare di comprendere la pazienza di Dio, perché nella pazienza di Dio c’è la nostra speranza, nella pazienza di Dio c’è il coraggio della vita, nella pazienza di Dio non c’è mai sconfitta esistenziale. Potremmo ritradurre la pazienza di Dio in tre aspetti in modo che la nostra vita possa maturare e maturare continuamente nella fiducia che viene dall’alto.

Innanzitutto il primo aspetto della pazienza di Dio, frutto dello Spirito Santo, è niente altro che Dio che soffre con noi, assume i drammi della nostra storia.

La pazienza di Dio è la passione di Dio per l’uomo, diventando uomo in tutta la dinamicità della sua esistenza. Il termine “pazienza” vuol dire soffrire. Dio soffre le nostre infedeltà, per cui, nel cammino della nostra vita anche quando ci sentiamo profondamente negativi, siamo “nella pazienza di Dio”.

Dio assume il dramma della nostra storia, la pazienza perciò è condivisione, la pazienza è assunzione, la pazienza è dire all’altro: “Regalami il tuo dramma interiore”.

Guardando la pazienza di Dio, in Gesù Cristo cogliamo come il Signore fa propri tutti i nostri fallimenti perché la sua pazienza è niente altro che il desiderio che l’uomo realizzi se stesso e poiché Dio è amore, Dio non smette mai d’essere paziente. Non c’è frammento della nostra vita in cui Dio si stanchi.

Spesso non riusciamo a percepire questa grandezza del rivelarsi di Dio perché applichiamo a Dio le nostre categorie. Qualche volta nasce quell’espressione “ma Dio si stancherà di me, sono un fallimento continuo” ma la fermezza e la pazienza di Dio è ricominciare sempre da capo.

Dio è così fiducioso di noi che è disposto a cambiare gli itinerari nella nostra esistenza e dei suoi progetti per dirci che ci sta amando di nuovo, e più siamo fallimentari più Egli ci ama!

La pazienza è l’amore inesauribile.

Ecco perché il cristiano nel cammino della sua vita non si arrende mai, ha la fiducia della pazienza di Dio. Quindi il Dio al quale noi affidiamo la nostra esistenza non solo soffre i nostri drammi, ma ci dice: “Perché ti amo immensamente cambio sempre tutto quello che ho pensato per te, perché tu devi essere grande per me”.

La pazienza di Dio è creatrice dell’uomo nuovo. Questa pazienza si ritraduce in una parola molto semplice: la fiducia di Dio. Dio è paziente perché ha fiducia e la fiducia di Dio è veramente inesauribile.

L’uomo storico a un certo punto è così deluso che non dà più fiducia. Dio è così ineffabile che non smette mai di aver fiducia.

Ecco perché la verità della pazienza è rivivere questo mistero di Dio nel quale, nonostante tutte le nostre povertà, abbiamo sempre il coraggio di ricominciare da capo. Dovremmo semplicemente imparare questo metodo: non guardarci troppo in faccia, non essere troppo schiavi dei nostri punti di vista, ma aver il coraggio di dire: “Signore, tu sei il mio Signore!” recuperando la frase della nube di domenica scorsa: “Ascoltatemi”.

Dovremmo ogni giorno, nei nostri comportamenti, imparare da Dio, allora non guardiamo più se siamo buoni o cattivi, siamo in Dio! E poiché siamo in Dio “siamo la pazienza di Dio”, frutto dello Spirito Santo, e allora la nostra esistenza cammina con coraggio perché Dio sta soffrendo con noi.

Dio ci ama in modo inesauribile, senza stancarsi mai, Dio è così grande che ha sempre fiducia in noi!

Quando l’uomo si colloca in questo orizzonte veramente gode di questa novità divina che lo rigenera in modo continuo e inesauribile. Chi siamo, in questo cammino quaresimale, nel quale siamo chiamati a conversione se non la “vivente” pazienza di Dio?

Che cosa ci dà il coraggio di camminare nonostante tutti i limiti che in un modo o in un altro costellano le nostre persone se non la coscienza che siamo la pazienza vivente di Dio e, se Dio è paziente perchè è fiducioso, abbiamo fiducia anche noi nel costruire quotidianamente la nostra storia.

L’Eucaristia che stiamo celebrando sarà il capolavoro dell’esodo di cui Paolo ci ha parlato nella seconda lettura. Questa mattina noi stiamo abbeverandoci dalla roccia che è Cristo, stiamo abbeverandoci all’esperienza dello Spirito Santo. In quel Corpo e in quel Sangue veniamo dissetati e sfamati dalla pazienza di Dio. Celebrare l’Eucaristia è godere sacramentalmente di questa fiducia di Dio; ogni messa è il gusto di Dio che vive in noi la sua pazienza. Non veniamo all’Eucaristia perché siamo buoni, ma perché sappiamo che siamo la pazienza di Dio e in questa pazienza nasce quella fiducia che ci fa camminare nonostante la storia concreta.

Entriamo in questo mistero con la forza del cibo e della pietanza spirituale in modo che anche noi, per pura grazia, come Mosè possiamo giungere al monte Oreb e vedere la gloria di Dio.

Dio rivelandoci il suo volto non fa niente altro che portare a compimento la sua ineffabile fiducia, la sua pazienza, che non conosce limiti.

 

22 marzo 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

Bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita.

La bellezza della vita si avverte nella gioia di sentirsi sempre perdonati nell’amore inesauribile del Padre che ci regala la sua inesauribile fiducia. Camminiamo da perdonati e gusteremo la vita quotidiana. 

Padre, nel mistero di Gesù gustiamo la bellezza di sentirci radicalmente creature rigenerate dalla potenza ricreatrice dello Spirito Santo. È la fecondità del tuo inesauribile perdono. AMEN

21 marzo 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo.

Gesù è la bellezza divina regalata agli uomini per inserirli nella grandezza divina e per far loro respirare l’eternità beata. Nel mistero della dedizione di Gesù al Padre e agli uomini è apparsa la buona umanità che apre orizzonti di grandezza divino-umana. Questo è il meraviglioso dono che ci offre continuamente. È il capolavoro dello Spirito Santo. AMEN

20 marzo 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti.

Nel cammino della fede la parola divina assume un ruolo determinante nel dare un significato all’esperienza quotidiana. In essa la luce che viene dall’alto rasserena il cuore credente e apre orizzonti di luminosità e di speranza. 

Padre, rendici sempre docili alle parole di Gesù per essere guidati dalla creatività dello Spirito Santo nelle scelte quotidiane. Solo così la nostra persona maturerà nella fede e si aprirà a orizzonti di eternità beata. Così gusteremo una luce che non conoscerà mai un tramonto. AMEN

19 marzo 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore. 

L’uomo giusto ama vivere nel mistero della misteriosa volontà divina, in obbedienza. Essere in Dio è luogo della continua fecondità del progetto della storia della salvezza. In questo Giuseppe è un capolavoro divino-umano. 

Padre, nella persona di Giuseppe, ci offri l’esempio del vero discepolo di Gesù che si colloca nelle tue mani per incarnare il tuo amore verso l’intera umanità. La docilità allo Spirito Santo l’ha reso suo capolavoro per il cammino della storia della salvezza. AMEN

18 marzo 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

E non chiamate "padre" nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste.

La nostra esistenza è tutta nelle mani di Dio che è il nostro Padre celeste. In lui scopriamo ogni giorno il valore della nostra esistenza e a lui tendiamo nelle scelte quotidiane. Di lui viviamo e per sempre canteremo la sua lode. 

Padre, in te è il nostro istante e con Gesù operiamo ogni giorno le nostre scelte per essere trasformati nel tuo amore. Donaci questa quotidiana attrazione. Lo Spirito Santo operi sempre in noi tale evento per dilatare la comunione con te e con tutti i nostri fratelli. AMEN

17 marzo 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

Siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso.

La creatura è chiamata a essere incarnazione dell’amore divino nei confronti dell’intera umanità. Dio ha fiducia inesauribile verso la creatura umana ed è sempre fonte di perdono. 

Padre, nella persona di Gesù ci offri la fonte del tuo amore misericordioso nei confronti dell’intera umanità. Attiraci sempre al suo cuore nella potenza dello Spirito Santo per gustare il tuo amore senza limiti verso tutti i fratelli. AMEN

16 marzo 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante.

La persona, quando entra a contatto con il Mistero, si lascia avvolgere dalla sua luminosità spirituale ed entra in un processo di trasfigurazione esistenziale che rivela la creatività divina nell’anima orante.  È l’esperienza della ineffabilità del divino che rallegra il cuore credente che si ritrova a respirare l’eterno nel tempo. 

Padre, grazie perché ci riveli la luminosità di Gesù che ci aiuta a intuire la bellezza della visione del paradiso che ci attira sempre più man mano che i giorni si susseguono. Lo Spirito Santo ci guidi in questo meraviglioso percorso di vita verso il paradiso. AMEN

II DOMENICA DI QUARESIMA - ANNO C

DOMENICA 16 MARZO 2025

Gen 15,5-12.17-18      Fil 3,17-4,1      Lc 9,28-36

OMELIA

Il cristiano ha il gusto di conoscere sempre più, giorno per giorno, il Maestro divino. La Quaresima rappresenta il momento ideale per entrare in questa conoscenza e, da una parte, dicevamo domenica scorsa, le difficoltà sono il luogo per maturare nella fedeltà di Dio.

La parola di Dio entrando in noi riscalda il cuore, illumina la mente e dà la capacità di vincere ogni oscurità. Oggi Gesù, per farci comprendere come la sua conoscenza si realizza sull'albero della croce, manifestazione piena dell'amore di Dio per l'umanità, ci vuole aiutare a capire come poter entrare in questo che è il nucleo fondamentale della fede, ma anche il nucleo fondamentale della nostra vita poiché la croce è l'espressione massima dell'amore di Gesù per il Padre e per ogni uomo.

Il contesto nel quale l'episodio della trasfigurazione si colloca ci offre due particolari stimolazioni perché possiamo entrare veramente in questa conoscenza di Gesù: il tutto avviene sul monte, Gesù è in stato di preghiera.  Queste due connotazioni rappresentano la condizione per entrare nella gloria del Crocifisso. Innanzitutto l'evento si colloca sulla montagna.

Quando ci accostiamo alle divine Scritture notiamo in particolare che Dio rivela la sua gloria sempre sul monte. Nel cammino dell'esodo Dio appare a Mosè sul Sinai, nell'esperienza del profeta Elia sul monte Oreb perché, salire sul monte, vuol dire entrare nella vicinanza di Dio. Gli antichi usavano i linguaggi del concreto per indicare gli itinerari interiori per comprendere il rapporto con Dio. Davanti alla visione un po' antropologica che Dio abita “lassù”, dove c'è massima vicinanza con Dio, se non sulla cima di un monte?

Salire sul monte era dilatare la sete del volto di Dio, salire sulla montagna con Gesù è rivivere in modo profondo questa sete del rapporto con il Padre che caratterizzava la sua esistenza e che deve caratterizzare la nostra esistenza. Salire sul monte vuol dire progressivamente allontanarci dalle realtà contingenti di questa vita, vuol dire “leggere” con maggiore distacco, vuol dire camminare in altezza per illuminare tutto ciò che è in pianura. Chiunque voglia cedere all'esperienza dell'amore di Dio nella morte-risurrezione di Gesù deve salire sul monte, deve dimenticarsi del contingente, destinato a passare, per potersi illuminare di quella eternità beata che è la speranza in ogni travaglio storico. Ce lo ricorda il salmo: "Alzo gli occhi verso i monti, da dove mi verrà l'aiuto? Il mio aiuto viene dal Signore".

Quando siamo davanti all'esperienza della croce dobbiamo chiedere a Gesù: come posso entrare nella sapienza del tuo amore? Gesù ci dice: “Sali con me la montagna, lasciati affascinare dalla mia persona, seguimi nella salita verso la comunione con il Padre e lì potrai vedere che la croce è una gloria, la croce è un'esperienza luminosa, che la croce è il luogo della fedeltà inesauribile del Padre, perché quella croce vuol dire risurrezione!”

Nello stesso tempo l'evangelista Luca pone questa rappresentazione-espressione gloriosa della croce ponendo Gesù in stato di preghiera. La preghiera è la traduzione della gioia di essere creature davanti al Creatore. L'uomo che prega ha il cuore spalancato sul mistero, l'uomo che prega dimentica pensieri, parole, atteggiamenti esteriori per avere il desiderio di accogliere il divino in tutta la sua libertà. La grandezza pericolosa della preghiera è lasciare spazio alla creatività inesauribile di Dio.

Non dobbiamo solo salire sul monte, entrare nella comunione con Dio, ma dobbiamo spalancare la nostra esistenza sulla signoria di Dio. Quando l'uomo si pone in questi atteggiamenti viene illuminato dalla divina Presenza. La bellezza di pregare è il coraggio di non saper pregare, in modo che il Signore sia il Signore del nostro cuore della nostra persona; in questo clima di luce, di trascendenza, anche la croce diventa luminosa, anche quel cammino che Gesù sta compiendo verso Gerusalemme è un cammino verso la fedeltà del Padre che è risurrezione. Ecco perché il cristiano se vuole veramente conoscere chi sia Gesù deve sempre, a livello interiore, avere lo sguardo verso l'alto con il cuore puro e aperto alla creatività divina.

Se cogliessimo questa verità in noi si realizzerebbe il principio che Paolo ci ha regalato nella seconda lettura: “Il Signore Gesù Cristo trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso”. Il cristiano quando vive quelle due condizioni, essere sul monte e in preghiera, avverte nella propria esistenza un rinnovamento glorioso che immette nella sua vita quella ineffabile speranza che è luce in ogni tenebra della storia. La bellezza della vita di un discepolo è avvertire dentro di sé questo mistero glorioso che, se anche dalle stimmate della croce, ti dà la luminosità di quella fedeltà divina che è la speranza, quella fede ferma e insostituibile che dà il coraggio di essere luce anche nel buio fitto.

Ecco perché questa mattina ci siamo ritrovati qui in chiesa: avevamo bisogno di questa luce, avevamo bisogno di sentire questa gloria di Dio che rifà la nostra persona e ci dà la capacità di camminare. Il Signore non ci delude.

Venire all'Eucaristia è essere sul monte,

venire all'Eucaristia è porci in stato di preghiera,

venire all'Eucaristia è ricevere il dono del Padre che è Gesù morto e risorto.

Nel momento in cui il cristiano si accosterà all'Eucaristia avvertirà un mistero di gloria e di calore che gli darà la capacità di camminare in novità di vita. Nell'antichità si diceva che, quando un cristiano va a messa e non fà la comunione, è uno scomunicato perché è inconcepibile stare con il Signore e non inebriarci con tutto il nostro essere di questo affascinante mistero. Questa mattina lasciamoci trasfigurare, in modo che comunque vada la nostra settimana dentro di noi ci sarà il ricordo: sul monte, con Gesù, sono entrato in una ineffabile luce! Il Cristo in me ha trasfigurato la mia persona e, se il Signore è in noi, chi può essere contro di noi? Questo il fascino che dobbiamo accogliere per camminare in serenità giorno per giorno, nonostante tutto e nonostante tutti.

 

15 marzo 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste. 

Il senso della nostra storia sta nella sua fonte che è l’atto creativo del Padre che fa di noi i capolavori del suo amore veramente incondizionato. In lui respiriamo la luminosità della nostra esistenza. 

Padre, guida i nostri passi nel cammino quotidiano della nostra esperienza perché possiamo rendere ogni istante un inno alla tua gloria. Lo Spirito Santo sia la nostra consolazione. AMEN