31 maggio 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. 

Le meraviglie di Dio sono un dono da condividere con i fratelli per crescere in una comune speranza. Nel buio della storia diventiamo la luce di Gesù per chi incontriamo. 

Padre, ricolmaci della luce del tuo Figlio Gesù per essere speranza per ogni fratello che la provvidenza ci fa incontrare. Ogni dono costruisce fraternità e gaudio per chi incontriamo, apre luce a chi ricerca la verità. AMEN

30 maggio 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

Ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà.

La presenza del Risorto nel vissuto della Chiesa è fonte di gioia inesauribile per i suoi discepoli che in lui rivivono il significato della loro esistenza. Contemplare Gesù nel tempo e nello spazio è un gaudio interiore veramente inesauribile perché ritrae la gioia dell’eternità beata.

Padre, la presenza del tuo Figlio Gesù nel tempo e nello spazio è sorgente veramente inesauribile di bellezza per ogni suo discepolo. Noi siamo il dono del Padre al Figlio perché il Figlio ci faccia maturare evangelicamente. Il Maestro a sua volta nello Spirito Santo ci restituisce trasfigurati al Padre per un gaudio eterno. Padre, attiraci ogni giorno al mistero di Gesù per poter gustare la dolcezza del tuo cuore innamorato della creatura umana. Lo Spirito Santo ci guidi in questo meraviglioso cammino interiore. AMEN

29 maggio 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.

La presenza del Risorto è la gioia di ogni discepolo che in lui riscopre il vero significato del dono dell’esistenza. L’attualità del Cristo rappresenta la certezza che accompagna chiunque si affidi alla bellezza del suo mistero. Dove dimora Gesù, lì si vive del vero gaudio perché ci vengono aperte le porte del regno dei cieli. Questa è la verità che anima la nostra vicenda storica sull’orizzonte dell’eternità beata. 

Padre, rendi viva nel nostro cuore la bellezza del volto del nostro Signore Gesù Cristo che ci attira continuamente a sè e ci fa percepire la bellezza del paradiso. Lo Spirito Santo ci guidi in questo meraviglioso cammino fino alla trasfigurante visione della tua gloria nella gioiosa comunione con tutti i santi in paradiso. AMEN

28 maggio 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

Quando verrà lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità. 

Nell’anima è presente un profondo desiderio di infinito. La potenza dello Spirito Santo orienta la persona in tale luminosa direzione per dare compimento a questa sete di gloria eterna che è presente nel cuore credente. È una meravigliosa avventura nelle profondità del mistero trinitario e una gustazione dell’Ineffabile, in attesa della pienezza del gusto trasfigurante del paradiso. Li contempleremo e sarà un gaudio eterno. 

Padre, quando contempliamo il volto di Gesù l’anima si illumina di eternità beata e cresce il desiderio di una profonda trasformazione spirituale. Lo Spirito Santo operi sempre in noi tali meravigliose esperienze in uno sviluppo di questa sete, che è la contemplazione del tuo volto luminoso. AMEN

27 maggio 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

Se non me ne vado, non verrà a voi il Paraclito.

La presenza di Gesù nella Chiesa e nella persona dei discepoli vive della creatività dello Spirito Santo che introduce ogni giorno nel suo mistero di amore che non conosce limiti. Guidati dallo Spirito gustiamo la grandezza del Padre. 

Padre, ricolmaci della potenza dello Spirito Santo perché possiamo crescere nella conoscenza del tuo Figlio Gesù nostro Salvatore. In questa vita divina gustiamo il tuo volto e attendiamo l’incontro glorioso del paradiso. AMEN

25 maggio 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

“Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.” 

La bellezza feconda della fede cristiana sta nel gustare la presenza delle tre Persone trinitarie nel cuore di ogni discepolo del Cristo. Chi avverte tale meravigliosa esperienza vive nella speranza e si orienta verso la pienezza della luce divina, che sarà il paradiso.

Padre, nel tuo amore ci regali Gesù perché ci guidi nel feriale della storia verso la meta luminosa della gloria eterna. Questa è la grande aspirazione del nostro cuore. Nella docilità all’azione dello Spirito Santo saremo attenti alle tue suggestioni per giungere a una totalizzante trasfigurazione nella tua comunione per essere pura lode all’AMORE. Amen. Alleluia.

VI DOMENICA DI PASQUA - ANNO C -

DOMENICA 25 MAGGIO 2025

At 15,1-2.22-29      Ap 21,10-14.22-23      Gv 14,23-29

OMELIA

Il Risorto ci sta facendo percorrere un cammino perché lentamente possiamo assumere la sua mentalità e noi possiamo veramente avvertire questa sensibilità di Cristo dentro di noi attraverso l’espressione con la quale Gesù oggi ha iniziato il racconto evangelico: “amare e osservare”.

“Se uno mi ama osserva la mia parola” dove, in questi due verbi “amare e osservare” ritroviamo quella che è la dinamica all’interno dell’uomo che crede: amare e accogliere, osservare e mettere in pratica. L’osservare è il divenire dell’accogliere, è il divenire dell’essere intensamente immersi nell’amore del Signore; quindi la “mentalità” è niente altro che lo sviluppo di questa diuturna accoglienza del Signore, lasciandoci da lui amare, in modo che la nostra vita diventi il sacramento, il segno concreto della sua Presenza. Ma nel momento nel quale assumiamo questa mentalità riscopriamo una ricchezza meravigliosa della nostra vita: “Il Padre lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”.

Intuiamo quindi una circolarità che entusiasma chiunque abbia la gioia di essere discepolo del Signore: chi nell’amore osserva, gode di una Presenza. Il Padre e il Figlio nella illuminazione operativa dello Spirito vengono ad abitare in noi per cui scopriamo questo cammino nella nostra esistenza: mentre amiamo e osserviamo godiamo una Presenza e questa Presenza diventa un amore che a sua volta diventa linguaggio concreto. È quell’esperienza che noi come cristiani siamo continuamente chiamati a sviluppare: l’inabitazione di Dio che diventa vita e la vita che, a sua volta, diventa segno meraviglioso della vita di Dio dentro di noi.

Ma questa verità del dimorare dentro di noi del Padre e del Figlio nello Spirito Santo ha un duplice effetto che dobbiamo cercare di mettere bene a fuoco per essere uomini, al di là delle tribolazioni della vita, ricchi di grande speranza. Quando vogliamo riuscire a intravedere cosa sia la vita non dobbiamo guardarci troppo d’attorno, dobbiamo rientrare in noi stessi e ritrovarci “abitati” dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo. Allora, come prima sfaccettatura di questo dimorare di Dio in noi ci accorgiamo che il gusto della vita divina in noi brucia tutto ciò che è negativo; brucia la nostre paure perché quando siamo abitati dalle tre Persone divine non esiste più la paura, perché esiste una Presenza. È qualcosa che noi a livello interiore dovremmo continuamente rivisitare. Se il Signore è in noi, se il Signore è con noi, insieme al Padre e allo Spirito Santo di che cosa possiamo avere paura?

È vero, ci sono i nostri limiti psicologici che generano paure, ma la nostra persona è luogo di una Presenza divina. Se questa Presenza divina da noi è sommamente amata e incarnata nelle piccole cose di ogni giorno, ci accorgiamo che, lentamente, le nostre paure vengono bruciate. Chi ha contatto con le tre Persone che agiscono veramente in modo dinamico dentro di lui ha la sua vita totalmente rinnovata e rifatta. Gustare la presenza del Padre e del Figlio nella luce illuminante dello Spirito è ritrovare il coraggio della vita.

Ma c’è un altro aspetto positivo: non solo le tre Persone divine distruggono le nostre paure con tutto ciò che in esse è contenuto, peccato compreso, ma ci fanno ritrovare il nucleo vero della nostra vita perché siamo sacramento di una comunione. Spesso uno dei drammi dell’uomo dei nostri giorni è la solitudine; questo è un grande dramma dell’uomo contemporaneo: il dramma di sentirsi solo e di essere lasciato solo.

Nel momento in cui intravediamo questa promessa di Gesù: “Io e il Padre verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” scopriamo che la nostra vita è sacramento di una comunione.

Se nella fede, illuminati dallo Spirito Santo, entriamo in noi stessi ci accorgiamo che il Padre e il Figlio stanno operando dentro di noi, la nostra solitudine esteriore diventa un’affascinante comunione interiore!

È la presa di coscienza di questa inabitazione divina che ci dà la gioia e la capacità di essere in comunione. Usando un’immagine che si richiama al racconto della creazione dell’uomo si può dire che la nostra vita è il “passeggiare del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo con noi”.

Come nel vecchio racconto della creazione si diceva che Dio passeggiava con i progenitori Adamo ed Eva, così noi in questa luce ci sentiamo così abitati dalle tre Persone divine per cui noi passeggiamo con le tre Persone nel cammino della vita. È come quando una persona si sente fortemente amata, in quel momento, la persona amata è dentro di lui, dentro di noi, per cui  non ci sentiamo soli perché la persona amata è dentro la nostra vita e con questa persona non abbiamo alcuna paura.

Così è nell’ordine della fede.

Se noi scoprissimo questa vita divina che sono le tre Persone, non saremo più soli! L’uomo vecchio avrà tante paure, ma l’uomo interiore cammina con il Padre, il Figlio e lo Spirito in un’affascinante avventura che dà il gusto dell’ebbrezza della vita. Se vogliamo acquisire una vera mentalità evangelica, se vogliamo acquisire la capacità di leggere e amare la storia come la legge e la ama il Signore, dentro di noi scopriamo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo che agiscono dando vitalità, ebbrezza e freschezza nella nostra vita.

In questo fascino allora potremmo veramente diventare uomini di speranza!

Ecco perché questa mattina siamo qui, in chiesa, perché possiamo accogliere il Signore nella sua verità, il suo Corpo e il suo Sangue, è lui che entra in noi, i fiumi dello Spirito Santo ci danno la freschezza perché la nostra vita sia un inno al Padre. Allora usciremo di chiesa e torneremo a casa dicendo: “Sono abitato dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito” perché la presenza delle tre Persone generi in ognuno di noi la gioia della speranza contro ogni speranza!

Viviamo così questa Eucaristia nella certezza che siamo abitati dalle Persone divine per essere uomini di gioia anche nelle lacrime, di speranza anche nel buio, perché il Signore è con noi e vivendo ogni giorno con il Signore ci apriamo su quell’orizzonte di paradiso che è la grande meta, la grande speranza, la grande gioia di tutta la nostra vita.

 

24 maggio 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.

Il mistero di Gesù rappresenta la nostra anima che lo imita continuamente per gustare la bellezza del dono della vita quotidiana. In lui la creatura umana ritrova se stessa e recupera il valore della propria esistenza. Siamo chiamati a cantare la vita. 

Padre, in Gesù impariamo ad amare la vita quotidiana come cammino per gustare la bellezza feconda del dono dell’esistenza. Lo Spirito Santo ci tenga sempre aperto questo orizzonte per essere stabilmente nel gusto del quotidiano. AMEN

23 maggio 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.

La nostra esistenza è il luogo feriale per costruire autentiche reciprocità in modo da vivere in una intensa comunione fraterna. L’io della persona matura attraverso la costruzione di autentici rapporti interpersonali dove ci si riconosce fratelli nell’elaborare rapporti animati dalla luminosità del noi. 

Padre, tu hai creato l’uomo a tua immagine e somiglianza. Gesù poi ci educa a vivere sempre in comunione fraterna perché sappiamo costruire reciprocità divino-umane. Fa che lo Spirito Santo ci educhi ogni giorno a vivere questa verità per gustare una fraternità che rifletta la tua gloria. AMEN

22 maggio 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

Ascoltare il Maestro divino ci conduce all’intenso desiderio di lasciarlo abitare in noi. Ogni sua parola diventa una incarnazione nella nostra persona della sua presenza e tale processo determina ogni nostro linguaggio. Gesù in noi parla con noi e incarna sempre in noi la sua creatività relazionale. Al tempo stesso ci offre la certezza che egli è fortemente attivo in ciascuno di noi. 

Padre, attraverso la presenza di Gesù ci riveli la bellezza e la grandezza del tuo amore verso ogni creatura. Rivestici della potenza dello Spirito Santo perché le sue suggestioni determinino i nostri comportamenti per creare una feconda comunione con ogni fratello. AMEN

21 maggio 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. 

La nostra esistenza respira continuamente il divino che guida la nostra esistenza quotidiana. Il Padre è il grande attore della nostra storia e il Figlio è il nostro maestro che ci illumina in ogni frammento della vita. Noi siamo il loro quotidiano capolavoro. A loro affidiamo la nostra storia. 

Padre, in Cristo Gesù ci hai amati e ci sostieni continuamente perché vuoi guidarci alla eterna contemplazione del tuo volto nella luce del paradiso. Rendici docili alla creatività dello Spirito Santo perché possiamo diventare lentamente la luminosità della tua gioia eterna. AMEN

20 maggio 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

Vi lascio la pace, vi do la mia pace.

L’incontro con il Risorto è sorgente di pace interpersonale e cosmica. Da lui fluisce la novità del mondo e della vita. Qui scopriamo la bellezza della vita di fede che illumina il nostro quotidiano e apre orizzonti di grande speranza di fronte agli interrogativi della storia. 

Padre, l’incontro con il tuo Cristo è sempre sorgente di vera novità di vita poiché illumina il presente e fa respirare in vista del futuro. Rendici sempre attenti al suo Mistero perché possiamo crescere nel tempo con tanta fiducia, superando le oscurità storiche. Lo Spirito Santo ci doni tale sapienza e ci ricrei nella fiducia. AMEN 

19 maggio 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui.

La fecondità della fede scaturisce dalla gioia di sentirsi amati in modo divino-umano al di là di ogni misura e in un atteggiamento di totale gratuità. La gratitudine è il linguaggio interiore che rende sempre fecondo il cammino credente. 

Padre, in Gesù ci riveli la grandezza meravigliosa e inesauribile del tuo amore per la creatura umana che è un tuo capolavoro. Guardando con purezza di cuore la creatura umana il cuore canta la vera gioia che è sempre divino-umana con una grande speranza davanti alla storia umana. AMEN

18 maggio 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.

La persona di Gesù e il suo stile di vita rappresentano il parametro a cui ogni discepolo è chiamato a riferirsi per essere autentico nella vita quotidiana. Infatti abbiamo la vocazione a essere sacramento della sua benevolenza.

In Gesù siamo creature nuove e gustiamo la bellezza della vita.

Padre, tu ci hai regalato la gioia d’essere uomini attraverso la quotidiana incarnazione della persona di Gesù, tua Parola fatta storia. Guidaci con la potenza dello Spirito Santo a porre il Risorto al centro delle scelte del nostro cuore in modo che gli uomini guardandoci possano gustare il volto del Maestro divino e cresca la lode al tuo nome. AMEN

V DOMENICA DI PASQUA - ANNO C -

DOMENICA18 MAGGIO 2025

At 14,21-27      Ap 21,1-5      Gv 13,31-35

OMELIA

Il cristiano ama stare nelle mani del Padre e del Cristo per lasciarsi forgiare da quel disegno divino che è la vera realizzazione dell’uomo. La bellezza dell’esperienza della Pasqua è niente altro che il gusto di stare con il Risorto lasciandosi plasmare da Lui poiché dobbiamo lentamente assumerne la mentalità.

Il Vangelo di questa mattina diventa, per un certo verso, la verifica se veramente stiamo con il Maestro e se, dall’altra parte, sappiamo leggere la nostra esistenza come il Maestro la sa interpretare. Infatti il cristiano è l’espressione personale di come si legge la storia. Potremmo definire il brano di questa mattina: Gesù Maestro che ci educa a interpretare l’esistenza partendo dal suo cuore. Infatti lo stesso precetto della carità è niente altro che il modo dinamico di leggere la storia.

Diventiamo perciò questa mattina, in modo particolare alunni di Gesù, perché davanti agli interrogativi dell’esistenza sappiamo leggerli e rileggerli con il suo stesso occhio. Davanti all’episodio di Giuda che esce dal cenacolo per tradire Gesù, Gesù non pensa a Giuda; nel momento nel quale Giuda esce dal cenacolo Gesù pensa al Padre perché la sua esistenza non è legata al tradimento di Giuda, perché la sua esistenza non è condizionata dai fatti concreti che lo circondano, ma la sua esistenza è capire unicamente le opere del Padre. Poiché la sua vita si colloca in questo elemento interpretativo, Gesù davanti al tradimento di Giuda non ha nessuna reazione che abbia come oggetto una sua sensibilità psicologica: anche il tradimento di Giuda è luogo della gloria di Dio.

Chi, nella vita, quotidianamente legge la propria esistenza con l’occhio di Dio compiendone la volontà, anche gli elementi più drammatici dell’esistenza li interpreta con l’occhio di Dio, è quella esperienza di grande liberazione interiore a cui il Signore quotidianamente ci chiama. Spesso i fatti della vita li interpretiamo partendo dai nostri punti di vista, dalle nostre attese, dalle nostre illusioni perché fondamentalmente vogliamo essere protagonisti della nostra esistenza. Gesù ha una diuturna familiarità con il Padre per cui la chiave interpretativa della sua vita è questo rapporto immediato che Egli ha con il Padre: nel cuore Egli gode d’essere nella luce.

Allora intuiamo il modo di procedere da parte di Gesù: cinque verbi che hanno tutti la stessa parola: “glorificare”. È molto bello entrare in questa esperienza interiore di Gesù che dice: il Padre sta realizzando il suo progetto attraverso il tradimento di Giuda e questo progetto del Padre è il senso della vita, poiché Gesù è entrato nella storia non per risolvere i problemi degli uomini, ma è entrato nella storia per dare una mentalità agli uomini per cui, anche davanti alla croce, al tradimento, non esiste né la croce né il tradimento: c’è la gloria di Dio.

Nella successione dei tempi verbali ci sono tre verbi al passivo e due verbi all’attivo. Chi si lascia guidare da Dio canterà la gloria di Dio! In questo scopriamo la vera libertà del cuore umano! Il cuore umano può godere un’autentica e feconda libertà solo quando, nel cammino della sua vita, non si lascia dominare dagli avvenimenti o dalle proprie suggestioni psicologiche, tutte schiavitù che rendono la vita sempre più oscura! L’uomo che ha come criterio la mentalità umana entra sempre più nell’oscurità senza speranza. Chi riesce a entrare nell’esistenza leggendo tutto come il darsi misterioso di Dio, fa l’esperienza della risurrezione.

Ecco perché il cristiano non guarda alla croce come uomo che soffre, muore, risorge, ma con l’espressione di come leggere la storia: affidarsi a Dio, fidarsi di Dio, godendo la fedeltà di Dio. Allora intuiamo cosa sia questo comandamento nuovo che spesso leggiamo e interpretiamo come: “vogliamoci bene!”, che qualche volta è semplicemente un atto psicologico, se non addirittura psichedelico!

Il volerci bene è insieme avere l’unico criterio della vita e l’unico criterio della vita è la docilità dell’oggi di Dio, amando intensamente la propria esistenza anche se fallimentare, perché la storia letta con l’occhio di Cristo sa che anche il “massimo fallimento” – come è la croce, quando è vista nella fedeltà divina – diventa risurrezione. Il vero amarsi è leggere la vita secondo la Pasqua di Gesù e allora, la bellezza della nostra esistenza è aiutarci reciprocamente ad avere questa esperienza: leggiamo tutto nel cuore di Cristo che compie ogni cosa nella fedeltà del Padre. Ecco perché Gesù, nel bel testo dell’Apocalisse ascoltato, ha quella affermazione che esprime la dinamicità della sua persona: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose”. La novità della vita è il senso dell’esistenza stessa per cui, il cristiano, attraverso la diuturna familiarità con il Maestro ne assume in modo così profondo la mentalità che non riesce più a pensare se non come la pensa Gesù!

La bellezza dello stare fraternamente con Lui è imparare a non poter più pensare o ragionare se non come pensa e ragiona Lui; stare con Gesù per vivere e interpretare la vita come Lui. Se non raggiungeremo tale meta saremo discepoli fallimentari (anche se faremo tante cose!). Il Vangelo non è correre di qui o di là, l’uomo “religioso” corre di qui e di là, ma il credente, no. Il credente ha la capacità di leggere la vita nella familiarità con Cristo che è tutto familiare con il Padre. Se l’uomo non ritrova questo criterio di fondo costruisce la sua infelicità.

Chi si lamenta sempre si autodistrugge. Ecco perché il cristiano attraverso questo continuo incontro con il Maestro si lascia così lievitare spiritualmente che legge tutto con lo sguardo amativo di Gesù, che è tutto nel Padre. L’uomo che riesce a penetrare tale affascinante esperienza dice sempre: “Tutto è gloria di Dio, anche il massimo annientamento è gloria di Dio!”, per cui anche dal buio della vita nasce sempre un’ineffabile luce. Allora, il progetto di Gesù è molto serio, ma molto liberante, perché ci dà la chiave con la quale costruire, oggi, la comunione diuturna con il Padre, come ha fatto Gesù. Ecco perché il cristiano quando è davanti alla vita, in tanta semplicità, ripete sempre il Padre nostro, perché il Padre nostro è lo specchio della vita di Gesù e la luce per illuminare la nostra storia. Ecco perché questa mattina siamo nel cenacolo con Gesù, per ritrovare il modo di leggere la vita. La bellezza di ritrovarci ogni domenica all’Eucaristia non è andare a Messa, ma andare a cercare quella comunione con il Maestro che illumina la nostra esistenza e davanti ai nostri interrogativi Gesù ci dice: “Ricerca la gloria di Dio!”.

Non è quel pane e quel vino che Gesù ci regala personalmente? Quel pane e quel vino sono Gesù che ci dice di leggere la vita come gloria di Dio: “Questo è il Corpo dato per voi, questo è il Sangue versato per voi”. È il modo di leggere la storia che diventa amore concreto.

Viviamo perciò in questa luce l’Eucaristia che stiamo celebrando in modo che la nostra mentalità non sia quella mass-mediatica, ma quella pasquale, la croce gloriosa. Allora è bello la sera dire: “Oggi la tua gloria, o Padre, è stata il senso della mia vita”. In quella gloria il buio della storia diventa luce di risurrezione.