Ger 23,1-6 Ef 2,13-18 Mc 6,30-34
OMELIA
Il cristiano è chiamato ad assumere progressivamente i sentimenti
che furono in Cristo Gesù e, per entrare in questa lettura, l’uomo ha bisogno
di ritrovare se stesso. Ecco perché questa mattina Gesù ai suoi discepoli offre
un'opportunità: ritirarsi in un luogo deserto e riposare, poiché l'uomo, nel
cammino quotidiano, ha bisogno di un cuore puro che gli permetta di ascoltare e
di leggere la storia secondo il vangelo. Infatti, uno degli interrogativi che
emergono nel discepolo, è quello del percepire in modo serio e attento il
cammino che si sta facendo. Sussiste l'intenso desiderio di voler essere
discepoli per ritrovare nel Maestro i criteri fondamentali della vita.
Nasce allora l'interrogativo di cosa voglia dire ritirarsi e
riposare. Noi qualche volta di questa parola abbiamo una visione molto
limitata, quasi in modo negativo. Il riposo tante volte percepirlo come non
andare a lavorare, ma non posso un valore qualificarlo dal suo negativo. Il
riposo ha un valore altamente positivo perché porta l'uomo ad entrare nella
propria identità. Nello smog della vita contemporanea, dove si è catturati dal
mondo dell'immagine, del produttivo, dal dominio della cultura mass mediatica,
da una mentalità di confusione e di disturbo interiore, l'uomo perde la
cognizione di sé stesso. Il coraggio d'accedere all'esperienza autentica di
voler entrare nel riposo significa dire a sé stessi: “chi sei?” Nasce allora
quel silenzio interiore che permette all'uomo di accostarsi a tre aspetti
dell'esistenza che dovrebbero qualificare il senso del riposo:
1. il silenzio dell'ascolto di Dio,
2. il silenzio dell'ascolto della storia,
3. il silenzio dell'ascolto
della propria interiorità.
Questi sono i tre elementi che determinano fondamentalmente il
riposo, poiché esso ha il grande vantaggio di portare l’uomo a ritrovare se
stesso. Ecco perché la bellezza del testo antifonico all’alleluia è “le mie pecore ascoltano la mia voce” e
la dimensione dell’ascolto presuppone un’anima tranquilla che è libera dalle
visioni ideologiche o pragmatiche o del pensare comune per ritrovare la gioia
della percezione del Dio che parla. E la parola di Dio ci viene attraverso i
contesti nei quali viviamo.
E’ quel silenzio che ci permette di cogliere, da una parte la
parola di Dio che è la rivelazione, che si coniuga con la storia nella quale
noi viviamo. Sono le due parole che noi dovremmo continuamente acquisire: “Così dice il Signore”, come facevano i
profeti dell’Antico Testamento.
Il primo ascolto è la coscienza che la vita sia diretta da una
luminosità che ci avvolge, determina le reazioni e ci illumina su quello che
dovrebbe essere il cammino della vita. La bellezza del riposo è il silenzio
interiore che porta a percepire la profondità di un Dio che parla
continuamente. In realtà il puro di cuore si lascia raggiungere da questa
parola come il criterio iniziale della vita: “Parla o Signore che il tuo servo
ti ascolta”. Il discepolo è un ascoltatore innamorato di Gesù, con la
conseguenza che la parola è percepita in un silenzio spirituale dove Dio,
usando l’immagine dell’Antico testamento, scrive il suo pensiero nel nostro
cuore.
Il secondo passaggio è l’ascolto della storia. Dio parla a noi
attraverso gli avvenimenti quotidiani, dove gli avvenimenti rappresentano la
concretezza del rivelarsi di Dio a ciascuno di noi. Gli avvenimenti, di
qualunque entità essi siano, rappresentano un valore per percepire il valore
della nostra storia personale e comunitaria, perché gli avvenimenti toccando il
sensitivo, interpellando l’intelligenza, entrando nella dinamica affettiva del
cuore sono parole che Dio rivolge a ciascuno di noi. Sono le due situazioni
fondamentali per leggere evangelicamente la storia quotidiana: nel silenzio
ascolto il Maestro, nel silenzio della storia accolgo la presenza del Maestro.
In tale orientamento la bellezza del riposo si avverte nel gustare
una presenza che determina fondamentalmente il nostro cammino quotidiano.
Il terzo passaggio è la sintesi che noi facciamo nella nostra
interiorità. E’ l’uomo che nella sua libertà fa le sue scelte: Dio parla, la
storia parla ma è l’uomo che sceglie. Il riposare è il supporto esistenziale
per operare delle scelte che siano effettivamente secondo il vangelo. E quando
l’uomo ha davanti a sé questo triplice criterio, nella sua persona entra nel
profondo. E’ molto bello come la parola intelligenza non sia semplicemente
legata a un qualcosa di tipo razionale, ma l'intelligenza è entrare nel
profondo del cuore, è percepire le emozionalità della vita che portano ad
operare delle scelte. Il riposo permette di cogliere la nostra identità. E
questo è soprattutto importante in una cultura dove l’uomo sta perdendo la
gioia di esistere: l’uomo che corre, che produce, l’uomo che imposta delle
ideologie. Questa è tutta distrazione esistenziale. Il fatto che Gesù dica ai discepoli
di riposarsi è perché essi devono vivere le tre parole dell’antifona
alleluiatica: ascoltare, conoscere, seguire. Ecco la bellezza del riposo.
Ascoltare con un cuore puro, conoscere come un’esperienza che
penetra dentro di noi e ci qualifica interiormente per camminare nell’avventura
di qualcosa di grande che va al di là di noi stessi ed è il senso portante
della nostra storia quotidiana; è l’uomo che ritrova la sinfonia del proprio
cuore. Noi qualche volta siamo più portati a produrre, a fare, a costruire. La
bellezza è gustare una sinfonia di cuore dove il testo di fondo è la bellezza
del Dio che ispira, dove la costruzione è ascoltare la storia, dove il cuore
con tutta la bellezza della sua creatività dà il soffio all’armonia che è il
vivere giorno per giorno.
Quando ci lasciamo condurre datale musicalità esistenziale, noi
entriamo nella vera libertà interiore. Ecco perché il cristiano deve
continuamente risentire l’atteggiamento di Gesù “venite in disparte voi soli, nel luogo deserto e riposatevi un po’”. In tal modo ritroveremo la bellezza della
nostra identità!
Quando l’uomo sa scoprire la bellezza della sua persona, in quel
momento la sua esistenza ha una valenza molto diversa. E’ la fiducia nel
costruire la storia nell’ascolto che è il criterio di fondo della nostra
interiorità. Ecco perché il Signore ci ha chiamati oggi alla celebrazione eucaristica,
perché nel silenzio della sua presenza possiamo contemplarlo in mezzo a noi e
ci lasciamo illuminare dal suo Spirito. La sua presenza ci permette di
comprendere la storia attraverso un rinnovamento interiore ricco di fiducia e
speranza per condividere il banchetto eucaristico, fonte di autenticità
evangelica. Quando noi entriamo in questa esperienza, la vita diventa
completamente diversa, viviamo nella creatività delle tre Persone divine nel
cammino del popolo di Dio verso la terra promessa della Gerusalemme del cielo.
In questa Eucaristia chiediamo la grazia del vero senso del riposo che non è
non andare a lavorare, ma è andare a ritrovare se stessi in tutte le componenti
che caratterizzano la persona umana.
Il risultato vero del riposo sarà uno solo: riscoprire la bellezza del vivere quotidiano, che ci porta a camminare nelle dinamiche del feriale e a proiettarci in avanti, in una avventura che è la bellezza della vita. Entrando in questo orizzonte quale libertà di cuore, quale intensità di emozioni interiori, quale bellezza di spirito, e queste fecondità esistenziali ci affascineranno e ci offriranno la gioia di vivere. Costruiamo così il nostro istante, viviamo così il riposo e nel Signore, amando la storia di oggi, e cammineremo ogni giorno in vera novità di vita.
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