Sono venuto a gettare fuoco sulla terra e quanto vorrei che fosse già acceso!
È la gioia di lasciarci
avvolgere dall'amore inesauribile di Gesù. Questa è la grande speranza presente
nel nostro cuore. AMEN
Sono venuto a gettare fuoco sulla terra e quanto vorrei che fosse già acceso!
È la gioia di lasciarci
avvolgere dall'amore inesauribile di Gesù. Questa è la grande speranza presente
nel nostro cuore. AMEN
Non impedite che i bambini vengano a me.
La docilità al Mistero appartiene ai piccoli che sanno vivere di stupore di fronte alla storia. Il cuore quando è aperto alla bellezza gioisce e canta la gioia. Cantiamo la bellezza e ogni cuore vivrà la gioia. AMEN
DOMENICA 15 AGOSTO 2025
Ap 11,19a; 12,1-6a.10ab 1Cor
15,20-27a Lc 1,39-56
OMELIA
Lo Spirito Santo ci riunisce in assemblea
liturgica questa mattina perché lo sguardo del nostro cuore sia rivolto verso
la pienezza della gloria. Celebrare la festa della Assunzione di Maria
Santissima in cielo orienta il nostro sguardo verso la pienezza della gloria,
verso la pienezza della nostra vita, verso l'incontro glorioso con Dio.
Non per niente la liturgia Bizantina considera
la festa di oggi come la conclusione dell'anno liturgico che, nella loro
mentalità, inizia con la celebrazione della nascita di Maria l'8 di settembre e
si conclude con il mistero della sua Assunzione. La bellezza della festa di
oggi è orientare il nostro sguardo verso la pienezza della gloria ed è importante
questa sottolineatura perché l'uomo contemporaneo ha perso il senso
dell'eternità beata. Celebrare la festa di oggi è entrare in quel mistero di
gloria per cui Maria è in paradiso con tutta la liturgia dei Santi per cantare
la bellezza di Dio.
Ma cosa vuol dire per noi la festa di
oggi, soprattutto partendo dalla convinzione che l'uomo dei nostri giorni ha
perso il gusto della pienezza della gloria. Cos'è la vita? Se non un camminare
nel tempo e nello spazio in prospettiva di una meravigliosa lode eterna. Maria
diventa per noi il segno di questa meta, infatti la bellezza della nostra vita
è guardare Maria, vederla entrare nella gloria del cielo e diventare per noi
segno di quella meravigliosa verità che lentamente avvolgerà la nostra storia.
Cos'è la vita? Noi pensiamo alla vita
come un camminare verso la morte. La bellezza della vita è lentamente entrare in un mistero di gloria. È bello vedere Maria
come la donna che nell'esperienza della propria esistenza ci ha aperto
orizzonti di paradiso e orientato in quella direzione la nostra esistenza.
Cos'è infatti la vita? Noi tante volte
dimentichiamo le coordinate della vita “nati da Dio, diventiamo figli di Dio e
saremo figli di Dio quando Dio sarà tutto in ciascuno di noi”. È quel
meraviglioso passaggio all'eternità beata che ci qualifica nel profondo del
nostro spirito. Infatti quante volte noi ci poniamo la domanda - Quale sarà la
meta della nostra storia? - e la risposta in Maria è molto chiara: Ella nel
cammino della sua vita è cresciuta in comunione con Dio, con Dio ha camminato
nel tempo e nello spazio ed è entrata in quella meravigliosa lode che è il
cielo.
Infatti la bellezza della vita è
orientare lo sguardo del nostro cuore verso questo incontro glorioso quando Dio
nella sua misericordia ci attirerà a sé, noi cammineremo con lui, entreremo in
quella gioia eterna dove Maria ci sta aspettando. La bellezza della vita è attendere
questo incontro finale: Maria tutta nelle nostre persone. L'importante è che
l'orientamento di fondo sia verso questa meta. La bellezza della vita è
camminare in questa direzione. Noi siamo attirati nel mistero di Maria, ella è
diventata per eccellenza il mistero del compimento della vita; tant'è vero, e
questo noi lo impariamo alla scuola della liturgia Bizantina, nella realtà di
Maria si compie la storia dell'uomo. Infatti è interessante confrontare la
nostra vita con la vita della Madonna: ella è nata nel mistero dell'8 di
settembre, la nascita di Maria Santissima, e noi in questo vediamo la nascita
del mondo e contempliamo questa nascita nella realtà del cielo, l’esperienza di
Maria Assunta alla destra del Padre.
Nella circolarità della vita di Maria
la nostra vita, nella gloria del cielo insieme a tutti i Santi attraverso la bellezza
del camminare in questa gioia meravigliosa.
Ma come noi possiamo entrare in questa
visione, dove il nostro cuore è tutto proteso verso questa pienezza di luce
quando, con Maria, entreremo in un gaudio che non conosce fine? E la risposta è
molto semplice: in Maria noi vediamo la nascita di un mondo nuovo, quel mondo
orientato in Gesù, quel mondo direttamente si snocciola verso la realtà del
cielo, quel mondo che ci dice che Dio sarà tutto in ciascuno di noi. È bello
con Maria gustare questa pienezza di vita. Allora se noi, con Maria,
cammineremo così, il risultato sarà molto semplice: con Maria noi saremo collocati
alla destra del Padre, con Maria gusteremo la gioia d'essere figli nel Figlio,
con Maria entreremo in quel gaudio eterno dove Dio sarà tutto in ciascuno di
noi. Cantiamo la bellezza del paradiso e con Maria saremo nella gloria.
Ecco perché l'uomo dei nostri giorni
deve imparare questa profonda mentalità: viviamo nel tempo, nello spazio, in
attesa di questo grande evento quando con Maria, in paradiso, canteremo la
gioia dell'eternità beata. Questo ci fa dire che non dobbiamo essere
impressionati dalla morte, la morte è il passaggio per entrare in un mistero
inesauribile di gloria e con Maria già noi stiamo gustando questa meravigliosa
verità. L'importante è che non ci arrendiamo nella storia, nelle cose
contingenti e concrete, ma viviamo questo ampio respiro che ci colloca nella
bellezza di Dio e nella bellezza di Dio saremo nella gioia che non conosce
tramonto.
Ecco che la festa di oggi perciò è un
grande e meraviglioso ricordo. Con Maria camminiamo, in Maria lasciamoci
assumere nella gloria, con Maria percepiamo la bellezza della vita che è un
cantare l'amore ineffabile di Dio. La festa di oggi ci aiuta perciò a respirare
quell’eternità beata a cui noi siamo chiamati e quando moriremo potremo
veramente dire: “Eccomi Signore, mi metto come Maria nelle tue mani, per
addormentarmi in te o Maria e camminare con tutti i fratelli in quella gioia
eterna dove col Figlio tuo Gesù Cristo canteremo la gioia senza fine, in un gaudio
di paradiso che sarà la bellezza della nostra vita nella luminosità del cielo, dove
Dio sarà tutto in ciascuno di noi per cantare la comunione gloriosa con tutti i
Santi nella luminosità del paradiso che ci accompagnerà per sempre”.
Perché la beatitudine di Maria che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto animi l'esperienza della comunità cristiana per riscoprire la gioia della vera pace. AMEN
Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro.
Dove c'è fraternità e comunione
lì gustiamo la divina presenza.
Padre, donaci di assaporare
questa presenza perché senza di te non possiamo vivere. AMEN
Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini ma il terzo giorno risorgerà.
La forza dell’amore va al di là
di ogni ostacolo e genera sempre speranza, mentre fa sognare ogni cuore puro,
proiettando l’anima al di là dei semplici confini umani.
Padre, ogni cuore innamorato va
al di là dei confini e gusta la gioia di sognare. In questo, Padre, respiriamo
sempre speranza. AMEN
DOMENICA10 AGOSTO 2025
Sap 18,6-9 Eb 11,1-2.8-19 Lc 12,32-48
OMELIA
La vocazione a essere discepoli è una
vocazione a crescere ogni giorno nella vera libertà.
Attraverso l’intensità della preghiera
siamo entrati nella libertà rispetto alle cose per cui, il discepolo del
Signore, davanti agli avvenimenti è creatura perfettamente libera, perché il
discepolo, quando vive del suo Signore, ne gode la libertà.
Gesù oggi ci aiuta a fare un passo più
avanti nell’esperienza della libertà. Non solo essere uomini liberi davanti
alle cose, ma essere uomini liberi davanti al tempo, davanti alle realtà ultime
che raggiungono inevitabilmente l’uomo. Per cui, Gesù, questa mattina vuole
educarci a come essere uomini veramente liberi davanti alle realtà ultime.
Infatti - spesse volte - l’uomo non
riesce a costruire in modo autentico la sua vita perché, quando si scontra
davanti alla realtà della morte, si pone la domanda che senso abbia la vita con
tutti quegli interrogativi che in un modo o in altro si affastellano nella
mente e nel cuore dell’umana creatura, per cui, facilmente l’uomo ha paura
(magari per inconscio) del momento in cui accadrà l’evento della morte.
Gesù oggi ci insegna a essere anche
liberi davanti alla morte perché ciò che conta non è domani, ciò che conta è
oggi.
Il discepolo è chiamato a costruire la
sua esistenza concentrando ogni sua scelta nell’amore dell’oggi, perché
nell’oggi, noi siamo abitati da Dio, nell’oggi dialoghiamo con Dio per essere,
oggi, nella pregustazione dell’eternità beata.
Il dramma dell’uomo è non riuscire a
vivere in profondità il suo oggi. La mente umana facilmente è proiettata a
guardare “un futuro”, a organizzare la sua vita e quindi entra nella stoltezza
delle paure.
La bellezza della vita è “oggi”,
perché “oggi” siamo creati da Dio, “oggi” in Gesù siamo salvati, “oggi” nello
Spirito Santo godiamo la presenza gloriosa del Maestro; infatti “oggi” noi
veniamo creati.
Per noi, qualche volta, vivere diventa
una realtà così ovvia che non pensiamo a cosa voglia dire effettivamente vivere,
e vivere è niente altro che la fedeltà di Dio che istante per istante ci dà il
suo respiro e, poiché ogni istante è nel respiro di Dio, ogni istante è la
creatività di Dio e, poiché Dio è sommamente fedele, colui che ha iniziato in
noi il mistero di vita nei nostri confronti, “oggi” ci sta creando.
Poiché Dio è fedele, il cristiano non
conosce la morte, perché la fedeltà di Dio è vita.
Ecco perché nell’ordine della
creazione noi dobbiamo dire “oggi” l’atto creante di Dio, e poiché noi siamo
persone che vivono la povertà esistenziale, oggi Dio ci rende creature nuove:
la bellezza della fede.
La bellezza della fede è oggi
lasciarci esistenzialmente rifare da Dio.
Il credente sa quanto sia vera
l’espressione scritturistica: “Il Cristo fa nuove tutte le cose”, oggi il
Signore fa meraviglie nella nostra esistenza e, di riflesso, oggi nello Spirito
Santo, il Risorto abita dentro di noi realizzando il principio che abbiamo
ascoltato nel Vangelo: “Dov’è il tuo tesoro, lì è anche il tuo cuore” e il
nostro cuore è abitato dal Signore e poiché il Signore è glorioso, in questo
istante, noi siamo abitati da Colui che godremo eternamente in Paradiso.
Ecco perché il cristiano non si pone
in modo drammatico il problema della sua “morte”, perché sa esattamente che
“oggi” è il luogo in cui si racchiude il senso della sua vita. Quando, tra
poco, moriremo celebreremo ancora “oggi” perché la bellezza della nostra
esistenza è “oggi”, il Signore.
Ma come possiamo elaborare
evangelicamente questo stile di vita, in modo che il mistero del morire è
niente altro che la capacità di vedere eternamente il sommamente desiderato?
Noi non possiamo vivere del Signore solo nella fede o nell’esperienza
sacramentale, tutti e due questi momenti sono un propellente per qualcosa di
più grande: poterlo vedere presto faccia a faccia, questo è il senso della
nostra esistenza! La persona a cui noi vogliamo bene non la incontriamo solo al
telefono o al video-citofono, ma la vogliamo vedere faccia a faccia.
La bellezza della vita è essere
abitati da questa persona nella quale la nostra esistenza si realizza.
Il metodo per entrare in questo stile
di vita è molto facile: riuscire a comprendere che l’esistenza non sono le cose
che facciamo, che hanno la labilità della storia, ma la bellezza dell’esistenza
è Dio che dialoga con noi.
Al mattino quando ci svegliamo il
Signore ci appare e ci parla e noi, nelle scelte che facciamo fin dal mattino,
entriamo in dialogo con lui.
Cos’è la vita?
La vita è un favoloso dialogo fra Dio
e noi e noi e Dio, e il dialogo, più cresce negli anni, più diventa intenso, e
questo dialogo ci porta alla trasfigurazione interiore per cui, il momento
della morte, è il compimento del dialogo terreno quando ci Signore ci chiamerà
e noi diremo: “Eccomi!”
É quello che Gesù ha detto: “Beato
quel servo che quando il padrone arriverà, in qualunque momento sarà pronto”,
per cui – in certo qual modo – la morte non la conosciamo se non come momento
per avere l’appagamento di tutti i nostri desideri: essere definitivamente con
il Signore.
Usando la bella espressione di S.
Giovanni della Croce: “Quando tra poco moriremo diremo al Signore: ma quanto tempo
ti sei fatto aspettare!”. È qualcosa che l’uomo di oggi non comprende perché è
drogato dal contingente e non si pone la bellezza della vita già da oggi.
Questo Signore che dimora in noi è in
certo qual modo il fascino della vita.
Credo che se entrassimo in questa
libertà, pur riconoscendo che l’uomo storico ha non pochi problemi davanti alla
morte, interiormente il nostro desiderio di visione del Signore, è qualcosa che
ci affascina in modo così profondo che nel momento della morte diremo:
finalmente ti posso vedere!
Tanti anni ti ho desiderato… Ecco: il
dialogo con Te diventa eternità nel canto che non avrà mai fine.
Il mistero della morte è semplicemente
una operazione oftalmica, dove - dagli
occhi di carne - passeremo agli occhi della visione.
Se riuscissimo a entrare in questa
libertà interiore potremo veramente camminare ogni giorno in novità di vita.
È quello che stiamo celebrando
nell’Eucaristia, tra il Signore risorto che è qui in mezzo a noi e, in ciascuno
di noi, si sta realizzando un dialogo dove, attirati dal Maestro, ci accostiamo
a Lui - nel momento della comunione - e in quell’Amen diciamo: Tu sei il
desiderio dei miei desideri!
Al momento della comunione, il Signore
sarà farmaco di immortalità, pregustazione di quella eternità beata che ci sta
affascinando tutti, orientandoci verso la pienezza di quella gloria.
Tale sia il mistero che vogliamo
vivere in questa Eucaristia per sentirci radicalmente rinnovati in modo che,
camminando nella luce che viene dall’alto, si apra nella nostra vita
quell’orizzonte di speranza che non ci fa schiacciare davanti agli avvenimenti,
ma ci fa solo desiderare quella pienezza di gloria dove Dio tutto in tutti eternamente
ci affascinerà in una gioia veramente inesauribile.
Dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
La creatura umana è una
infaticabile ricercatrice della bellezza del valore della vita. Il ricercare il
valore della storia stimola l’uomo a mettersi in cammino per gustare il mistero
del quotidiano e per aprirsi sull’infinito. L’infinito permette di respirare e
di costruire il futuro sognando.
Padre, apri gli orizzonti del
nostro cuore per dilatare i desideri del cuore che brama spazi infiniti di
eternità beata. Lo Spirito Santo operi le sue meraviglie nelle nostre
giornate perché sappiamo vivere nell’infinito. AMEN
Le sagge insieme alle loro lampade presero anche l’olio in piccoli vasi.
È bello condividere le bellezze
che la provvidenza ci fa incontrare. Nel cammino quotidiano occorre
lasciarci educare dal valore della previdenza che vive della provvidenza. Tale
atteggiamento aiuta ad affrontare la quotidianità con fiducia. Siamo chiamati a
vivere il presente con tutta la sua imprevedibilità.
Padre, la tua presenza nel
quotidiano è fonte di inesauribile fiducia e speranza. Attiraci nel mistero di
Gesù perché con lui sappiamo gustare la vita e proiettarci sempre in avanti. Lo
Spirito Santo sia la guida nel nostro cammino quotidiano. AMEN
Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.
La centralità del Cristo
anima la vita di ogni discepolo che si sente coinvolto nella storia del
Maestro divino. In lui riscopre il senso della propria esistenza e si apre agli
orizzonti del quotidiano.
Padre, nel tuo
Figlio Gesù ci riveli la grandezza del tuo amore e ci introduci nella
luminosità della tuo gloria. Lo Spirito Santo ci guidi in questo cammino.
AMEN
Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa.
Gesù per sottolineare la solidità
del mistero della Chiesa usa l’immagine della pietra. Tale punto di
riferimento è importante quando si parla della sua solidità di fronte alla
molteplicità delle varianti storiche. Il paragone con la pietra vuol mettere in
luce la solidità della comunità ecclesiale di fronte agli avvenimenti della
storia contemporanea. La gioia di appartenere alla comunione ecclesiale
rappresenta una sicurezza nel dialogo con la cultura contemporanea.
Padre, nel tuo Figlio la comunità
ecclesiale trova la sua solidità e non teme il dialogo con la storia. AMEN
Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia.
La luminosità dell’evento della
trasfigurazione affascina l'uomo e lo colloca in una luminosità divina che fa
fare una intensa esperienza di trascendenza mentre introduce nel mistero della
vita eterna. Tale bellezza fa crescere il desiderio della beatitudine
eterna.
Padre, nella trasfigurazione Gesù
ci introduce nella eternità beata per far pregustare la grandezza divina che ci
attende. Lo Spirito Santo ci offre tale visione per illuminare la storia
quotidiana e futura. AMEN
E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: “Uomo di poca
fede, perché hai dubitato?".
La persona di Gesù rappresenta una
attrazione continua perché egli è il centro del cosmo e della storia. La
sua persona attira a sé tutti gli uomini e li introduce nella sua intimità
esistenziale.
Padre, tu ami l’uomo e vuoi che sappia
riconoscere la tua grandezza nella complessità culturale odierna. Lo Spirito
Santo ci illumini e ci guidi in questo cammino. AMEN
Gesù disse loro: “Voi stessi date loro da mangiare.”
Chi segue Gesù come maestro
trova in lui le risposte fondamentali agli interrogativi del quotidiano. In lui
è la luce e con lui si scopre la bellezza feconda del quotidiano. È la
fecondità della fede.
Padre, a tua immagine ci hai
creati e nella persona di Gesù ci illumini con la sua storia. Tu ci hai
consegnati a lui perché divenisse il nostro maestro di vita. Lo Spirito Santo
guidi sempre il nostro cammino e ci faccia desiderare il tuo volto. AMEN
DOMENICA 3 AGOSTO 2025
Qo 1,2; 2,21-23 Col 3,1-5.9-11 Lc 12,13-21
OMELIA
Gesù questa mattina convocandoci attorno a sé ci pone dinanzi una parola
che nella cultura di oggi nettamente sta scomparendo: la bellezza feconda della
Provvidenza. Questa parola dovrebbe accompagnare continuamente il cristiano il
quale avverte nella sua vita l'azione stessa di Dio che lo accompagna giorno
per giorno.
Ma come noi possiamo riuscire a cogliere il valore di questa identità che
il cristiano è chiamato a fare propria, come Gesù ci ha detto questa mattina? E
la risposta è molto semplice: andare a vedere chi siamo.
Se guardiamo attentamente la nostra esistenza essa è tutta nelle mani di
Dio, e la gioia d'essere nelle mani di Dio, è la serenità del nostro cuore: creati
nel mistero della Divina Provvidenza noi camminiamo nel tempo e nello spazio
guidati dalla potenza dello Spirito Santo in vista di quell'incontro glorioso
che sarà il paradiso.
Ogni respiro è un atto della Divina creatività.
L'uomo dei nostri giorni ha difficoltà a entrare in questo tipo di
lettura perché l'uomo dei nostri giorni si organizza, vuol preventivare tutto.
In certo qual modo vuol acquisire una tranquillità psicologica di fronte al
tempo che egli sta vivendo. Ma Gesù stamattina ci dice che la bellezza della
nostra vita è vivere l'istante. Infatti, se noi per un momento ci soffermiamo a
comprendere il nostro istante, ci accorgiamo di una cosa molto semplice: ogni
momento della nostra vita è un respiro che viene da Dio.
Fin dal mattino il Signore ci chiama a sé, ci alimenta nel senso della
vita e ci dice: “Io sono con te!”. Ora questo aspetto che noi un po' oggi trascuriamo,
perché viviamo della nostra creatività, è il principio di una grande libertà
interiore.
È interessante il principio di fondo della nostra vita: diventati figli
di Dio cresciamo ogni giorno in questo grande mistero. Noi ci svegliamo al
mattino e diciamo “sono grazia”, “sono la fiducia di Dio in atto”, “sono la sua
gratuità”. Ecco perché il cristiano fin da quando è piccolo è chiamato a
pregare il Signore all'inizio della sua giornata. È un aspetto questo che noi
troviamo in tutte le culture religiose - la coscienza che il soffio del mattino
è un atto della bontà di Dio - che è fedele alla nostra esistenza. Ecco perché
l'uomo nel cammino della sua vita è convinto che la sua esistenza nasce da Dio.
Ora tutto questo, che noi riusciamo a cogliere all'inizio della nostra
giornata, noi lo riviviamo, lo rileggiamo e lo approfondiamo nel corso di essa;
è quel respiro che è la fiducia di Dio nei nostri confronti, è la bellezza del
camminare nella certezza che quel Dio che ci ha creato ci accompagna
continuamente, in una gioia veramente inesauribile. Infatti se guardiamo
attentamente la nostra storia noi ci accorgiamo che essa si costruisce su quel
Dio che, dopo averci creati, ci accompagna attraverso la sua presenza. Ecco
perché il cristiano, fin dal mattino, apre il proprio cuore al Signore, lo
ringrazia della giornata che gli offre e cammina nel tempo nella certezza che non
sarà mai deluso!
Anche per un principio che dovrebbe sempre accompagnarci: nati da Dio,
diventiamo figli di Dio e percepiamo questa bellezza quando, nel tempo stabilito
dal mistero della Grazia, saremo chiamati a gustare la bellezza del cielo.
La vita è giungere a contemplare la grandezza di Dio nella luce che viene
dall'alto. Ecco perché il cristiano da una parte, vede la propria vita
costruita nella Divina Provvidenza e, dall'altra sa che il suo cammino è nelle
mani di Dio. Allora, qual è il desiderio più profondo che nasce nel nostro
spirito e nel nostro cuore, per leggere in questo modo la nostra esistenza?
La convinzione profonda che ci accompagna continuamente è: Dio respira
con noi.
È molto bello quando si educa un bambino alla vita, fargli comprendere che
il respiro col quale costruisce la sua giornata è un atto creativo della Divina
Provvidenza, è qualcosa che dentro di noi ci accompagna continuamente. Sicuramente
qui c'è il grande intoppo di quello che chiamiamo il fenomeno della morte, ma
se andiamo al Vangelo, cos'è la morte, se non il passaggio da questa vita
all'eternità beata? Morire è entrare nella vita che non conosce tramonto. Ecco
perché il cristiano è nella fiducia continua nel cammino della sua vita, perché
sa collocare il suo istante in questo meraviglioso orizzonte. Creati da Dio camminiamo
ogni giorno con lui, è quell'esperienza che ci qualifica continuamente e ci
permette di camminare nella gioia che viene dall'alto.
E allora se il cristiano fin dal mattino rende grazie al Signore, tanto più
la sera, quando raccogliendo le sue cose l'uomo si pone davanti a una
convinzione: “Oggi sono vissuto nel Dio che non delude”. E la morte stessa, se
noi cerchiamo di collocarla nella sua verità, è un aprirci a quell'orizzonte
infinito che è il paradiso. Una delle difficoltà che noi cogliamo nella cultura
di oggi è la gioia del Paradiso, la gioia di quell'incontro glorioso con Dio
che riempie la nostra esistenza di quella meravigliosa realtà che è il Dio “tutto
in ciascuno di noi”.
Come sarà bello il nostro incontro con Dio al momento della morte. La
morte come esperienza dell'incontro con Chi fin dall'eternità ci ha chiamati e
ci accompagna continuamente in una rilettura della nostra esistenza che si apre
su orizzonti infiniti. Ecco perché Gesù in modo gioviale ci pone davanti alla
domanda: “Così è di chi accumula tesori per sé e non si
arricchisce presso Dio. Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua
vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Ecco perché il cristiano continuamente vive
in questo profondo senso del Dio che ci accompagna, del Dio che ci ama, del Dio
che fa in noi cose meravigliose. E allora se noi riusciamo a immetterci in
questa visione la morte diventa incontrare il Maestro in una gioia veramente
inesauribile.
Come sarà bello quando contempleremo la Santissima Trinità, Padre, Figlio
e Spirito Santo nel gaudio di una gioia che nasce da Dio e che in Dio si
costruisce continuamente nella bellezza di gustare il volto del Padre, la gioia
del Figlio, la creatività dello Spirito Santo che opera in ciascuno di noi.
Quindi questa mattina lo Spirito Santo attraverso le parole di Gesù ci
vuole educare a vivere in un profondo senso della Provvidenza. Noi siamo molti
tesi alla previdenza, dobbiamo cambiare semplicemente una vocale e allora,
questa vocale ritraduce questa pazienza quotidiana di vivere il presente come
dono, di condividerlo con i fratelli, in attesa del momento in cui diremo, con
Gesù e come Gesù: “Padre nelle tue mani consegno il mio spirito” e allora
entreremo in quel gaudio meraviglioso che il Padre ci ha preparato, che
nell'eternità ci allieterà e che nel cammino quotidiano diventerà la speranza
di ogni frammento. Il cristiano non muore, ma dalla vita passa a quella Vita dove
contemplerà la gioia di gustare la presenza del Maestro in una bellezza
interiore che è eternità lassù, ma che fin da adesso entra nel nostro spirito,
ci fa desiderare la bellezza di Dio e ci introduce in quella gioia che l'uomo
storico non conosce, ma che il credente nel profondo del suo spirito sviluppa,
in attesa di quell'incontro quando Dio sarà tutto in ciascuno di noi.