28 settembre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

"Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti".

La vocazione ad ascoltare la parola di Dio vive del dono della grazia battesimale. Inseriti in Cristo, noi viviamo di lui e in lui per crescere nella comunione con il Padre e per essere la creatività dello Spirito Santo. Tale vita divina che opera in noi offre la capacità di ascoltare il Risorto e di operare nel suo mistero di amore veramente inesauribile.

La potenza dello Spirito ci stimola e guida in questa ricerca.

27 settembre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

«Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini».

Gesù per amore dell’uomo si consegna agli uomini per donare loro la bellezza della vita eterna, dando compimento al progetto di amore del Padre.

Ogni umana creatura è un dono di Dio per essere plasmato nella sua vocazione umano-divina. In tal modo un inno di lode alle tre Persone divine.

26 settembre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

«Il Figlio dell’uomo - disse - deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

Questo è il mistero pasquale di Gesù, è il punto di riferimento della viva contemplazione della sua esperienza, il punto di riferimento della vita di ogni discepolo: è la speranza che vince ogni oscurità, è la visione globale della storia della salvezza di chiunque accolga Gesù come il suo unico riferimento esistenziale.

Lo Spirito Santo ci guidi in questo cammino per gustare la comunione con il Maestro insieme a tutti i fratelli che desiderano riferirsi a Lui come alla fonte del senso della vita.

25 settembre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

«Chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?».

Il cristiano è un ricercatore del vero volto di Gesù per potersi sempre confrontare con lui nelle scelte quotidiane.

In Gesù trovo il senso della vita e la feconda interpretazione della mia storia.

24 settembre 2025

Oggi, qui, Dio i parla...

Gesù convocò i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demòni e di guarire le malattie. 

Nella persona di Gesù appare l’uomo nuovo da cui nasce la nuova umanità. Guardando a lui la creatura respira un mondo rigenerato che infonde fiducia e speranza, mentre fa sognare l’avvento di una nuova vitalità esistenziale che riempie di coraggio la nuova umanità.

Lo Spirito Santo dia alla luce questa nuova creazione. Regaliamo questa visione a ogni uomo per generare un mondo profondamente rinnovato.

23 settembre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

«Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».

La fecondità della vita cristiana sta nell’ascolto attivo della parola di Dio poiché la bellezza della fede si scopre nella bellezza dell’ascolto. Qui infatti la Parola penetra nel cuore e determina sensibilità del discepolo rendendolo autentico credente.

Il mistero della Parola penetra in noi e qualifica la nostra personalità. Maturiamo nel discepolato.

22 settembre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

«Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce».

La creatura vive nella luce e della luce per poter scrutare la realtà. La fecondità delle proprie intuizioni è percepibile quando risulta possibile una verifica con il concreto. Rendiamo visibili gli oggetti presenti nel reale e scopriamo la loro ricchezza esistenziale. Qui troviamo la sicurezza nelle valutazioni.

Lo Spirito Santo animi le nostre valutazioni e ci illumini per un vero valore.

21 settembre 2025

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C -

DOMENICA 21 SETTEMBRE 2025                                                  

Am 8,4-7      1Tm 2,1-8      Lc 16,1-13

OMELIA

Cristo Signore ci attira continuamente a sé perché possiamo accedere al cuore del Padre rivivendone i sentimenti di fiducia e di misericordia.

Davanti a questo dono, che il Signore ci offre ogni giorno, come può l’uomo effettivamente rendere feconda questa esperienza in modo da godere continuamente di questa amicizia divina? Il Vangelo di questa mattina, con tutta la sua paradossalità nella prima parte, ci aiuta a intravedere come possiamo elaborare la nostra esistenza costruendo un vero rapporto con il Padre.

Il senso della parabola che Gesù ci ha consegnato è molto semplice: se veramente la nostra vita è affascinata dal Signore dobbiamo fare di tutto per vivere solo del Signore.

Come quella persona che, pur di avere di che vivere, è entrata un po’ in un imbroglio finanziario, così il cristiano per poter vivere veramente di questa divina Presenza, deve sapere fare di tutto perché lo scegliere il Signore è così grande che tutta la nostra esistenza deve essere orientata in questa prospettiva.

Ma allora, questa realtà di fondo che ci deve profondamente caratterizzare – per cui davanti al Signore noi ogni giorno lo scegliamo come unico valore –, il modo per elaborare questo stile di vita lo possiamo cogliere nell’ultima parola o verbo che Gesù ci ha dato nel Vangelo, la parola “servire”.

Davanti alla parola “servire” scopriamo due filoni che dovrebbero aiutarci a maturare giorno per giorno in questa signoria divina: l’amore continuo al quotidiano vivendo ogni istante come linguaggio della comunione con Dio.

Innanzitutto è importante costruire l’esistenza nell’amore al quotidiano, perché il quotidiano è il luogo nel quale il Signore si rivela continuamente. È la bellezza del cuore credente che apre la propria persona, istante per istante, alla coscienza “Dio viene”, per poterci lasciare impregnare della sua Presenza.

Spesso vorremmo che la vita fosse variegata, ma una vita troppo variegata, troppo esteriore, ci fa perdere la consapevolezza di chi siamo. La grandezza del quotidiano ha la capacità della profondità.

La monotonia della vita è la profondità dell’esistenza perché l’uomo è facilmente distratto dalle cose che fa e, nelle cose che fa, dimentica la sua coscienza di esistere.

Ecco perché Gesù ha detto: «Chi è fedele nel poco (nel piccolo) è fedele anche nel tanto» per cui non esiste vita “monotona” perché ha fatto la scelta d’appartenere a Cristo.

Il Signore viene continuamente nella nostra esistenza, anzi, quanto più avvertiamo la nostra povertà tanto più godiamo la sua grandezza. L’uomo, distratto dalle tante cose che fa, dimentica il gusto del Dio che viene.

Ecco un primo atteggiamento che dovremmo avere nella nostra esistenza: è bello vivere anche in una quotidianità nascosta perché il Signore viene!

Questa convinzione profonda del Signore che viene è la potenza dell’interno della nostra esistenza. Tante volte cerchiamo il diverso per poter vivere e ci distraiamo; dovremmo godere il presente come rivelazione divina.

Chiunque faccia la scelta d’appartenere al Signore sa che in ogni frammento della sua vita, il Signore viene.

Il gusto di ciò che è piccolo è la percezione del Dio grande!

Davanti a questo primo elemento, che ci deve veramente prendere, ecco la dimensione della nostra risposta: vivere ogni scelta come atto di amore di Dio. E quando il cuore è profondamente abitato dalla divina Presenza anche le piccole cose, le cose più banali della vita, quelle da routine che, qualche volta, possono diventare anche affascinanti, i piccoli gesti che poniamo, le scelte che quotidianamente operiamo, sono un piccolo linguaggio di una grande comunione divina!

Allora, nell’itinerario della nostra esistenza, non esiste più la preoccupazione delle cose grandi a livello esteriore perché la grandezza parte dall’intensità del cuore che si sente abitato da Dio.

Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti, perché sostanzialmente ci accorgeremmo che quello che facciamo è solo un segno di qualcosa di più grande, che è scegliere il Signore come criterio della nostra esistenza.

Se riuscissimo a costruire così la nostra storia ci accorgeremmo che la nostra esistenza è uno sviluppo di pienezza in pienezza. Più cresciamo negli anni, più amiamo il feriale, il nascondimento, le piccole cose, anche - tante volte - il gusto di essere “dimenticati” perché, in queste piccole cose, noi stiamo già meravigliosamente assaporando l’eternità.

Ogni gesto che noi poniamo nella nostra vita è una relazione con Dio e poiché la relazione con Dio è una relazione con l’Immensamente grande, noi scegliamo piccole cose, le piccole cose dell’ordinario, perché Lui sia grande.

Allora ritroviamo che la bellezza della vita sono le pareti della nostra casa, sono le persone ordinarie, qualunque ne sia il volto, perché attraverso questo linguaggio ordinario gustiamo la maturazione nell’Ineffabile.

Ecco perché dovremmo imparare questo stile.

L’uomo di oggi è scontento perché cerca sempre il diverso, il grandioso!

La bellezza della vita è la vita di Nazareth, il nascondimento in cui Dio era sovrano.

Gesù, questa mattina, convocandoci a questa Eucaristia ci dice: “Attraverso le piccole cose di ogni giorno, quel pane e quel vino, io ti rendo sommamente grande, il mio Corpo e il mio Sangue!”

Ciò che è ordinario, come il pane e il vino, per il credente è la straordinaria pienezza di Gesù.

Quando, questa mattina, accostandoci all’Eucaristia gusteremo e godremo della pienezza di Gesù, in quel momento, le cose di tutti i giorni diventano grandi, perché le cose di tutti i giorni sono il pane e il vino del Mistero eucaristico.

Entrando in questa esperienza interiore alla quale il Signore ci chiama perché vuol farci entrare nella comunione con il Padre, abbiamo il coraggio di svegliarci al mattino cantando il nostro grazie.  Svegliarci ogni mattina cantando che il Signore è grande nella povertà della mia piccola giornata per giungere alla sera, in Lui, più fecondi, in attesa del momento in cui passeremo nel quotidiano del paradiso dove eternamente loderemo Dio nostro Padre.

 

Oggi, qui, Dio ci parla...

«Non potete servire Dio e la ricchezza».

Il senso della nostra vita è Gesù che illumina la nostra esistenza e che ci prepara la gioia di un gaudio eterno insieme a tutti i fratelli che ci hanno accompagnato nel cammino della vita storica. Gustiamo con Gesù il presente e pregustiamo il futuro.

Lo Spirito Santo ci aiuti in questo percorso di vita per essere aperti all’infinito divino. Cantiamo la libertà del cuore e proiettiamo in avanti tutti i nostri desideri.

20 settembre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

«Il seme è la parola di Dio»

L’esperienza cristiana passa attraverso l’ascolto della Parola che è Cristo Gesù. In lui è la vita che porta alla comunione con il Padre e a trovare quella luce che illumina il nostro cammino storico. Qui viviamo la speranza dell’uomo credente. Il nostro vissuto diventa la incarnazione della Parola amata, desiderata e incarnata per costruire una vera e feconda mentalità evangelica. Qui scopriamo la bellezza della comunione credente.

Lo Spirito Santo ci guidi in questo cammino interiore per condividere con i fratelli la gioia unificante del Risorto.

18 settembre 2025

17 settembre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

«Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».

Gesù nel suo stile evangelico ci fa gustare la bellezza del suo cuore che illumina e riscalda tutti coloro che si lascino attirare dalla sua grandezza.

Lo Spirito Santo ci guidi in questo itinerario per riconoscere la vera sapienza che guida ogni creatura che condivide l’interiorità del Maestro divino.

Gustiamo questo mistero e nasceremo sempre dall’alto.

16 settembre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio.

Gesù è meraviglioso nella storia della salvezza perché rifà l’uomo secondo i progetti divini. Lo stupore caratterizza il cammino di fede dell’uomo e diventa un sacramento-atteggiamento di grande speranza.

Spiritualmente veniamo collocati sullo sfondo dell’infinito per poter gustare la bellezza divino-umana di Gesù.

15 settembre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

Gesù, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.

La vita del cristiano si colloca in un contesto divino-umano per dare alla luce un mondo profondamente rinnovato, dove si vive in una intensa reciprocità divino-umana. Il cristiano respira questa profonda esperienza spirituale che dà senso a ogni scelta della vita quotidiana. In tale luce appare l’uomo rinato dall’acqua e dallo Spirito Santo, principio della nuova umanità.

Padre, con la potenza dello Spirito Santo, guidaci nella realizzazione di questo luminoso progetto di vita. AMEN

14 settembre 2025

ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE - Festa

DOMENICA 14 SETTEMBRE 2025                                                   

Nm 21,4b-9      Fil 2,6-11      Gv 3,13-17

OMELIA

Gesù oggi convocandoci attorno a sé orienta lo sguardo del nostro cuore al mistero della sua croce per ritrovarvi il senso di fondo della nostra vita.

Infatti è molto bello riandare alla liturgia della Chiesa e ricordare il principio Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito. La croce è il dono dell'amore di Dio per l'umanità. Allora come possiamo cogliere la bellezza di questa espressione del senso della nostra esistenza quotidiana?

Innanzitutto dovremmo avere lo sguardo del cuore sempre rivolto al Crocifisso, dove non c'è semplicemente una persona che muore, ma una persona che ama. Contemplare il Crocifisso è sentirci intensamente amati da Dio.

Ecco perché tutta la bellezza della contemplazione di Gesù ci porta a gustare questa sua esperienza: egli è venuto nella storia per amare l'uomo e lo ha amato fino a donare la sua esistenza, perché l'uomo sia veramente se stesso.

Ma cosa vuol dire che Gesù ha amato l'uomo fino in fondo?

Quando noi ci accostiamo al mistero della Rivelazione noi ci accorgiamo di un fatto molto semplice: Dio ama l'uomo, l'uomo centro dei suoi interessi, l'uomo capolavoro del suo amore. Il cristiano ritrova veramente se stesso gustando questo mistero: l'uomo capolavoro dell'amore di Dio e quindi, in questo orizzonte, noi possiamo cogliere alcune sfumature che ci danno una enorme speranza: Dio avendo amato l'uomo gli regala il proprio Figlio, anzi lo introduce in un mistero di luce eterna. Infatti quando Pilato nel racconto della passione di Gesù incide quella espressione sull'albero della croce ha dentro di sé un principio di rivelazione molto interessante: Gesù Cristo figlio di Dio è l’incisione messa sulla croce. Ma cosa voleva dire in quella espressione - il figlio di Dio - se non la certezza che nel mistero di Gesù nasceva una nuova umanità? Guardare Gesù crocifisso è guardare il sorgere di un uomo nuovo. Ecco perché il cristiano guardando la croce si sente intensamente amato.

Esiste una attrazione di cuore che porta l'uomo a lasciarsi continuamente avvolgere da questo amore proprio di Gesù e allora, se noi partiamo da questo punto di vista, possiamo cogliere una realtà molto stimolante a livello interiore: guardare Gesù, ritrovare la luce della vita, scoprire la gioia della propria umanità, ritrovare la speranza nella quotidianità.

L'importante è, come ha detto molto bene il testo di Giovanni, che il nostro sguardo sia sempre rivolto a Gesù. Ecco perché Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna, entrare in una profonda esperienza di attrazione nel mistero della Croce, una attrazione che porta l'uomo a rileggere la sua vita in un altro modo.

Non vediamo nella croce un morto, nella croce vediamo un Dio innamorato dell'uomo e, in questa visione, noi scopriamo la speranza. È sempre bello ritornare al Salmo "Guardate a lui e sarete raggianti, non saranno confusi i vostri volti. Questo povero grida e il Signore lo ascolta, lo libera da tutte le sue angosce".  È un'attrazione che rifà l'uomo e gli dà la speranza della vita.

Ecco perché il cristiano guarda sempre al Crocifisso perché nel momento in cui lo guarda sente la propria vita fondamentalmente rigenerata. Ma un secondo aspetto emerge contemplando il Crocifisso e ce lo ha detto molto bene Gesù nel Vangelo: Dio non ha mandato il figlio nel mondo per condannare il mondo ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui, è entrare in quella attrazione che permette a Dio di avvolgere l'uomo nel suo amore misericordioso che non ha confini.

Guardare il Crocifisso è guardare un Dio che ci ama.

Ecco perché il cristiano nel cammino della sua esistenza è sempre affascinato da questa esperienza; è molto bello come nella celebrazione liturgica del Venerdì Santo siamo invitati a baciare il Crocifisso e, in quel gesto rituale, noi ritraduciamo una esperienza di fondo della vita: il nostro cuore è innamorato del Crocifisso, è innamorato di colui che ama. Nella bellezza della vita cristiana questo criterio è essenziale ed è fondamentale: l'uomo è un amato da Dio!

Ecco perché il cristiano guardando il Crocifisso avverte nel profondo del proprio spirito la novità della vita, un’esistenza totalmente trasfigurata. E allora se noi partiamo da questa visione che l’evangelista Giovanni ci offre in modo meraviglioso, nasce la convinzione che la bellezza della fede è gustare una Presenza che fa di noi i suoi capolavori. 

Noi tante volte dimentichiamo questo mistero che ci avvolge in modo esaltante totalizzante: Dio ama l'uomo, Dio dà la vita per l'uomo, Dio accompagna l'uomo nella bellezza della gloria del cielo.

Se noi entrassimo in questo tipo di esperienza, in questo tipo di visione, saremmo uomini ricchi di speranza! Ecco perché la festa di oggi è la festa del canto alla gioia del Crocifisso perché in lui ritroviamo la bellezza dell'essere amati. Non per niente - e questo lo sperimentiamo sempre - l'evangelista Giovanni introducendo l'ultima cena dice che Gesù avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine, fino all'infarto del cuore! E quando noi entriamo in questa esperienza noi ci ritroviamo persone essenzialmente amate: è la verità che la festa di oggi ci offre in modo meraviglioso, non siamo legati a tante cose esteriori, ma se guardiamo esattamente il Crocifisso ci sentiamo uomini profondamente rifatti da un amore inesauribile.

È quello che ci ha voluto dire Giovanni quando nel racconto della passione di Gesù inventa quella espressione che mette sull'albero della Croce - Gesù Cristo figlio di Dio - e in quel “Gesù” l'evangelista Giovanni ha fatto un grande atto di fede, soprattutto andando a leggere il testo dall'aramaico, noi cogliamo questa sfumatura Dio ama talmente l'uomo da ricrearlo continuamente, è l'esperienza che ha fatto Mosè sul monte Oreb quando Dio gli è apparso come colui che è il principio della vita dell'uomo.

Qual è il tuo nome che io possa parlarne ai miei connazionali? E Dio dà quella meraviglia di risposta nella quale sottolinea quell'amore inesauribile di Dio che rende l'uomo suo capolavoro. Ecco perché il cristiano nella festa di oggi è inebriato dall'essere amato da Dio e quando l'uomo, nel profondo del proprio cuore si sente amato, la vita assume dimensioni diverse, scaturisce la speranza, si percepisce la gioia dell'esistenza, si ha la sensazione di avere un Dio così vicino a noi da darci speranza in ogni attualità della nostra esistenza.

Ecco perché giustamente Giovanni ci ha detto: Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito. Siamo capolavori dell'amore di Dio e, tutto questo, noi lo stiamo vivendo nel mistero eucaristico. Quando noi andiamo a celebrare l'Eucaristia non andiamo a un rito, ma entriamo in una esperienza; la bellezza dell'Eucarestia è sentirci amati radicalmente da Dio attraverso la semplicità dell'essere attorno allo stesso tavolo con il Maestro.

La festa di oggi è la gioia di entrare nella grandezza di Dio per essere creature completamente rinnovate. E allora, se noi veramente entriamo in questa visione, la bellezza della fede è molto semplice: lasciamoci amare da Gesù, guardiamo il Crocifisso con semplicità di cuore, gusteremo la creatività di Dio nei confronti dell'umanità e cammineremo in quella umanità gioiosa che è il mistero di Gesù.

Lasciamoci prendere da questa bellezza e allora percepiremo la gioia di essere cristiani, di essere amati da Colui che ha donato la vita perché noi fossimo veramente uomini secondo i suoi disegni.

Questa sia l'esperienza che vogliamo vivere e condividere in questa Eucaristia in modo che nel momento in cui ci accosteremo al Pane eucaristico, in quel momento percepiremo nelle nostre persone quella creatività nuova che ci rende la gioia di Dio nei confronti dell'uomo e, quando noi facciamo questa esperienza, la vita diventa diversa, il cuore respira, camminiamo in novità di vita e siamo in attesa di quel meraviglioso banchetto del cielo quando Gesù stesso passerà a darci da mangiare se stesso, in un gaudio eterno che ci ricolmerà di gioia per tutta l'eternità beata.