14 ottobre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

«Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro».

Il centro della persona umana è il cuore da cui fluiscono tutti i sentimenti umani. La bellezza della nostra vita la scopriamo contemplando il nostro spirito abitato dalla luce che è Cristo Gesù.

Guardiamo a Lui e saremo creature veramente luminose.

13 ottobre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

«Come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione».

Nella storia di Israele noi troviamo un riferimento chiaro alla Pasqua di Gesù perché ogni riferimento alla storia del Maestro si rispecchia nella profezia dell’Antico Testamento.

È uno stile di vita a cui Gesù ci richiama costantemente poiché il senso della storia della salvezza è unico e possiede come chiaro riferimento la storia di Gesù nostro Maestro. Lo Spirito Santo costituisce l’anello di congiunzione.

12 ottobre 2025

ANNIVERSARIO DELLA DEDICAZIONE DELLA CHIESA PARROCCHIALE – Solennità

DOMENICA 12 OTTOBRE 2025                                                     

Ez 43,1-2.4-7      Pt 2,4-9      Gv 4,19-24

OMELIA

La nostra comunità Cristiana oggi vive la sua esperienza di comunione fraterna: dedicare al culto un luogo è fare in modo che in quella comunità i fratelli possano veramente ritrovarsi tali. Il luogo non è l'esperienza del rito. Il luogo è l'esperienza dello sviluppo di una comunione fraterna, per poter realizzare quello che l'evangelista Giovanni ci ha detto poc'anzi: il Padre vuole che siano quelli che lo adorano in spirito e verità. Il che vuol dire tre passaggi sui quali vogliamo soffermarci: adorare, spirito, verità, tre aspetti che noi dovremmo continuamente rielaborare nella nostra vita ogni volta che ci raduniamo in chiesa.

Adorare: essere persone che vivono l'intimità di Dio. Non è semplicemente, l'adorare, un linguaggio esteriore di tipo fisico, l'adorare è espressione di una profonda comunione che noi comunichiamo ai fratelli, che condividiamo con loro, che diventa il principio della nostra fraternità. La chiesa è il luogo in cui noi ci ritroviamo fratelli e sorelle nel mistero della Santissima Trinità e questa esperienza è fondamentale nel cammino della fede perché la bellezza della fede Cristiana è essere comunione fraterna.

Noi spesse volte riduciamo la chiesa a un luogo di riti. La chiesa è un luogo di fraternità dove insieme viviamo l'unico mistero più profondo della nostra vita: la comunione con le tre persone Divine. È bello entrare in chiesa e respirare la comunione trinitaria e se noi veramente entriamo in questa visione, nella chiesa tutto si svolge in una dimensione essenzialmente fraterna. Noi siamo comunione perché in noi viviamo del mistero di Gesù. Quando noi battezziamo un bambino, in quel momento, lo introduciamo nella vita trinitaria per cui quel bambino è comunione costitutiva del mistero divino. Ecco perché la chiesa non è semplicemente un luogo di riti, ma è effettivamente il luogo nel quale noi ci ritroviamo insieme fratelli di una fratellanza che ha la sua fondamentale esperienza nella gioia di appartenere alla Trinità beata.

Noi spesse volte dimentichiamo questo mistero che in un modo o in un altro coinvolge la nostra vita. Quando siamo stati battezzati, siamo stati battezzati Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo, siamo diventati comunione trinitaria. Ecco perché la chiesa è espressione di una comunione attorno alla quale noi costruiamo la nostra di esistenza feriale. In questo allora, il primo punto, dobbiamo essere molto chiari a noi stessi: la chiesa non è fare tante cose, ma riscoprire la gioia di essere fratelli e sorelle nel mistero di Gesù. E di riflesso la chiesa diventa il luogo del rivelarsi della gratuità di Dio; è bello ritrovarci in chiesa per sentirci tutta Grazia, ritrovarci in un luogo per fare l'esperienza - per quello che ci è possibile - di una meravigliosa comunione che caratterizza ogni frammento della nostra vita. Con il Cristo noi stiamo gustando la bellezza Divina. Ecco perché noi quando entriamo in chiesa siamo in silenzio, perché in quel momento stiamo gustando la vita delle tre Persone Divine.

Il silenzio è lodare Dio. Tant’è vero che i medievali avevano inventato la formula attraverso la quale dicevano “Dio abita il silenzio”. La chiesa è il luogo in cui noi nello Spirito Santo siamo in ascolto di Dio attraverso il profondo cammino del silenzio del cuore e allora, ecco il secondo elemento, dobbiamo cercare di costruire nella nostra vita: essere in chiesa nel silenzio davanti alla Trinità Beata. In quel momento gustiamo la vita Divina, facciamo l'esperienza di essere creature nuove, di essere persone che vivono della Trinità beata.

E allora se noi riusciamo a costruire nella chiesa con questi due elementi fondamentali, il terzo è più che evidente: pregustiamo la gioia della comunione del Paradiso.

La bellezza di una chiesa è di essere insieme con la liturgia celeste. Uno dei drammi della cultura di oggi è quella di aver dimenticato questa visione della chiesa come esperienza di un mistero più grande che ci avvolge, che ci qualifica e che dà senso al nostro istante. Entrare in chiesa, sentirci fratelli dell'intera umanità.

Vedete, noi tante volte abbiamo ridotto la chiesa a un fatto individualistico, a delle esigenze psicologiche, dimenticando che la bellezza di entrare in chiesa è sentirci quella comunione fraterna che è la gioia del Paradiso! Come sarebbe bello se il nostro culto fosse una fraternità nella quale noi cantiamo la bellezza della gloria di Dio. Ecco perché i cristiani si radunano nella comunità ecclesiale, per poter gustare questa meravigliosa esperienza che è il Paradiso. Noi spesse volte dovremmo imparare questo stile di vita: entrare in chiesa è percepire la comunione trinitaria, è fare una comunione fraterna in vista di quel gaudio glorioso quando con tutti i fratelli seguiremo l'Agnello ovunque vada cantando il canto nuovo che caratterizza effettivamente la nostra esistenza.

Ecco perché ritrovarci a commemorare la dedicazione di un tempio è ritrovare il senso di fondo della nostra esistenza. Come sarà bello quando passeremo dal gustare la comunione in chiesa a gustare la comunione del cielo, in Paradiso, quando saremo tutti fratelli e sorelle in una lode comune che ci caratterizzerà per tutta l'eternità beata. Questi pensieri dovrebbero continuamente essere presenti nella nostra vita. Una delle caratteristiche della chiesa-struttura è di essere Sacramento di quella eternità beata che ci aspetta tutti, che ci plasma continuamente nella visione della gloria e ci dà la capacità, fin da questo momento, di percepire la bellezza della gloria del cielo.

Questo sia il mistero che la Chiesa oggi vuole celebrare attraverso il ricordo della dedicazione di un luogo sacro, sperimentare in anticipo quella gioia del cielo che ci caratterizzerà per tutta l'eternità beata.

Andiamo in chiesa, al luogo, facciamo l'esperienza di Chiesa-comunione in attesa di essere Chiesa cantando eternamente la gioia del Paradiso.

Attraverso questo triplice passaggio noi possiamo veramente ritrovare la bellezza della nostra vita comunitaria ecclesiale.

Quando veniamo battezzati, veniamo battezzati “Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo”, quando entriamo in chiesa stiamo respirando la vita del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, quando usciamo di chiesa abbiamo il gusto di questa eternità beata che ci fa sperimentare quella gioia eterna che domani avvolgerà tutta la nostra esistenza in un gaudio veramente inesauribile.

Ecco il valore che dobbiamo cercare di riscoprire in questa celebrazione della dedicazione di un luogo di culto, essere comunione fraterna, essere persone che vivono la gioia di appartenere alla Trinità mentre siamo in attesa di entrare in quel gaudio celeste dove con tutti i fratelli canteremo la gioia di appartenere al cielo.

Questa sia la bellezza della festa odierna in modo che questo gaudio glorioso diventi l'anima della nostra anima e sarà bello quando passeremo da questa Chiesa terrena alla Chiesa gaudiosa e canteremo con tutti i Santi la gioia di appartenere alla Trinità che avvolgerà la nostra vita in Paradiso e sarà il gaudio che camminerà con noi mentre siamo in attesa di quel momento glorioso quando Dio sarà tutto in ciascuno di noi, e la bellezza della nostra vita sarà contemplare eternamente il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo in una gioia comune che sarà la nostra gioia del Paradiso che sta aspettando tutti noi.

 

Oggi, qui, Dio ci parla...

«Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

L’incontro con Gesù rigenera l’uomo e lo rende creatura nuova. Ogni incontro con il Maestro divino dà alla luce un mondo nuovo poiché lo Spirito che opera in Gesù ricrea radicalmente ogni creatura dandole uno stile di vita veramente nuovo.

È la creatività sempre attiva dello Spirito Santo.

11 ottobre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

«Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

La grandezza di ogni discepolo credente sta nell’ascolto, dove ogni espressione incarna il dimorare di Gesù nelle nostre persone. È una persona che scalda il cuore, illumina la mente, infonde coraggio, illumina i nostri comportamenti.

È la gioia del Risorto che si espande o offre l’entusiasmo di appartenere a Lui.

10 ottobre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

«Se invece io scaccio i demoni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio».

La presenza di Gesù nella storia dell’uomo ci offre una certezza. In Lui le tenebre sono vinte e noi possiamo gustare la luminosità perché vince ogni forma di tenebra e ci introduce nella luminosità che non conosce tramonto.

Gesù stesso infatti ci ha detto: «Io son la luce del mondo». Con Lui vinciamo ogni oscurità della storia.

08 ottobre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

«Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».

Ogni parola diventa feconda per il cuore quando diventa preghiera.

Allora il cuore assorbe l’orazione e rende ogni parola espressione di un meraviglioso dialogo divino-umano che trasfigura a persona umana. È la potenza creatrice dello Spirito Santo.

07 ottobre 2025

XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C -

DOMENICA 5 OTTOBRE 2025                                                       

Ab 1,2-3; 2,2-4      2Tm 1,6-8.13-14      Lc 17,5-10

OMELIA

Ascoltare nel nostro intimo le meraviglie che il Signore opera nella storia della salvezza ci riempie sicuramente di stupore, ma in noi nasce l'interrogativo per come questa grandezza di Dio che si manifesta a noi possa diventare la vita della nostra vita.

Il Vangelo non è qualcosa che semplicemente ascoltiamo, il Vangelo è destinato alla nostra vita. Gesù è entrato nella nostra storia per educarci a essere uomini.

Tutto il Vangelo, tutte le meraviglie che Gesù ha compiuto, hanno un unico scopo: l'uomo deve imparare a essere uomo.

Davanti alla povertà che tante volte è presente nel nostro spirito, anche noi con i discepoli, questa mattina, vogliamo gridare al Signore e dire: "Accresci in noi la fede" poiché è nell'esperienza della fede che avvertiamo questa reattività di Dio nel nostro spirito.

La fede è la luce che illumina i nostri passi e che ci dà la gioia di elaborare un autentico cammino umano. Poiché è la fede che determina il nostro essere uomini, dobbiamo chiedere allo Spirito Santo che ci illumini perché possiamo intravedere il nucleo centrale dell'esperienza del credere.

Un primo passaggio che Gesù questa mattina ci potrebbe indicare è così riassumibile: l'esperienza della fede non è l'esperienza davanti a qualcosa di incomprensibile.

Spesso, nella nostra mentalità, diciamo che poniamo l'atto di fede quando siamo davanti a qualcosa che non comprendiamo; questa non è la fede evangelica! Nel momento in cui il Signore ci arricchisce dell'intelligenza, l'uomo, in qualunque attimo della sua vita non può abdicare al pensiero.

La fede non vuol dire “non pensare” poiché, se l'uomo - quanto più crede, tanto più realizza la sua umanità -, nella dinamica della fede dobbiamo introdurre tutta la nostra umanità.

Un'esperienza da approfondire continuamente è quella di intuire che le verità di fede non sono verità da conoscere, ma sono il mistero di Dio per costruire l'uomo.

Una verità di fede che non costruisce l'uomo non è verità di fede.

Tutto il mistero di Dio che si rivela è perché l'uomo sia “a sua immagine e somiglianza”.

Dio non parla per creare dei rompicapo, ma per educarci a essere uomini secondo il suo mistero. Allora, come fa la nostra intelligenza (alla quale non dobbiamo mai rinunciare) a entrare nel darsi di Dio per cui, nel cammino della fede, riprendiamo il gusto della vita?

La fede, fondamentalmente, nasce da una relazione. La fede è la ricchezza del rapporto e, il rapporto, nasce da Dio che è la nostra luce perché Dio è innamorato dell'uomo e quindi ci parla perché è innamorato della creatura, Dio si relaziona perché l'uomo sia se stesso.

Dio ci parla perché vuole che noi partecipiamo alla sua luce e realizziamo la nostra umanità; guardando Dio scopriamo il dinamismo della fede.

Gesù, parola del Padre, è la comunicazione del cuore di Dio; il cuore del Padre ci parla attraverso il Figlio. Se, nel progetto di Dio, il cuore del Padre ci parla attraverso la parola che è il Figlio, il principio della fede non è l'intelligenza, il principio della fede è il cuore che ama attraverso l'intelligenza. L'intelligenza è il cuore in azione.

Gesù ha detto -in modo un po' fantasioso- nella parola ascoltata: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sradicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe».

L'intelligenza dice una cosa non evidente, ma il cuore vive realtà inevidenti come evidenti perché il cuore, intrinsecamente, è un miracolo vivente. Quando l'uomo ama sa che il miracolo è possibile.

Ecco perché l'esperienza della fede non è problema di capire o non capire (in questo caso consumeremmo in modo inutile le cellule del cervello), ma il criterio della fede è la dinamica amativa del cuore.

Usando un'immagine medievale troviamo questa formulazione: "L'uomo ha un occhio solo, la sua intelligenza, ma l'occhio dell'uomo vede nella potenza dell'amore".

Quindi, la potenza dell'amore apre l'occhio alla comprensione.

Il linguaggio della fede non è un linguaggio di pensiero, il linguaggio della fede è un linguaggio simbolico attraverso il quale il cuore spazia sull'infinito di Dio che ritrova la bellezza della vita umana. Nel momento in cui i discepoli hanno detto «Accresci in noi la fede!» essi così hanno detto: sviluppa in noi quel cuore che è innamorato di te perché sappiamo, attraverso la potenza del nostro amore, capire le tue parole ed entrare nella creatività di Dio Padre.

La fede non è schiacciare l'intelligenza, ma liberare l'intelligenza delle dalle sue schiavitù.

In questa ottica, il desiderio di dire al Signore: "accresci la nostra fede" diventa un dilatare la potenza del cuore per aprirsi simbolicamente sul mistero di Dio che è innamorato dell'uomo.

In questa ottica impariamo una grossa verità: la bellezza della fede è direttamente proporzionale al desiderio di essere uomini.

Chi non ha il desiderio di essere uomo difficilmente affronterà l'avventura della fede. Ecco perché Gesù questa mattina ci ha detto, attraverso il profeta Abacuc, che il giusto vivrà di fede perché l'uomo, innamorato di Dio, è innamorato anche della propria creaturalità.

Se l'esperienza della fede è partecipare al cuore innamorato di Dio, la fede è tutto un problema di cuore.

Quando entriamo in quest'esperienza il cuore capisce tutto perché il cuore non vuole razionalizzare, ma, nel pensare, vuol imparare ad amare ancora di più.

Questo è il mistero nel quale Gesù questa mattina ci vuole introdurre: non diciamo più che la fede vuol dire non capire! La fede è il gusto di amare in modo autentico.

In questa Eucaristia -per quello che ci è possibile- diciamo al Signore: "aumenta la nostra fede" e Gesù non ci deluderà, ci darà quel Corpo dato e quel Sangue versato che sono il segno dell'amore inesauribile di Dio.

Quando l'uomo si sente intensamente amato da Dio si accorge che la sua preghiera è stata esaudita.

Quell’Eucaristia, penetrando in noi, ci dà il gusto delle cose di Dio e delle cose umane perché Dio ha amato diventare uomo.

Questo sia il nucleo della nostra vita in modo da dire: è bello credere perché è bello essere uomini, perché è bello costruire la nostra vita, giorno per giorno, che è l'immagine di Dio per diventare sua somiglianza.

È quella luce di eternità che avvolge la nostra corporeità, che ci dà la luminosità dell'Eterno e ci dà la capacità di aspirare a essere noi stessi in quella luce intramontabile che sarà la gloria del paradiso che attende tutti noi.

 

Oggi, qui, Dio ci parla...

«Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

La figura di Gesù si colloca al centro della vita di ogni discepolo. Dal suo cuore fluisce quella sapienza che illumina la mente e scalda il cuore di chiunque ha posto in Lui il vero significato della propria esistenza.

Seguiamo il suo esempio per rendere fecondo ogni istante del nostro cammino storico.

06 ottobre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

«Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

Prossimo è colui alle cui orecchie giunge un grido di aiuto. È importante sviluppare la necessità di ascolto che pone in dialogo con i fratelli. Infatti se uno non sviluppa una vera capacità di ascolto non potrà mai farsi prossimo di colui che è stato aggredito. Chi sa ascoltare diventa prossimo e genera speranza.

05 ottobre 2025

Oggi, qui Dio ci parla...

«Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Nella vita noi siamo un capolavoro della gratuità divina. Di fronte a questo mistero la gratitudine è l’espressione spontanea dell’uomo che si sente tutto dono e che diventa fecondo nella vita attraverso o spontaneo rendimento di grazie.

04 ottobre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro».

La vicinanza del Signore ci stimola a contemplare il Crocifisso per trovare in Lui la bellezza del dono della vita come oblazione per la grandezza umana dei fratelli. Nel gesto contemplativo tutto diventa imitazione del cuore del Maestro per viverne la gioia esistenziale.

In questo il cuore dell’uomo si sente profondamente amato e può gustare la grandezza della propria esistenza.

03 ottobre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

«Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me».

L’apostolo è la parola di Gesù che attraversa il mondo intero seminando speranza nel cuore di ogni creatura.

Nel cuore dell’uomo fiorisce l’eternità e in lui cresce il desiderio di giungere a gustare eternamente il volto di Gesù sommamente amato. Questa è la bellezza del dono della vita che il Maestro ci offre.

02 ottobre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

«E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me».

Gesù nel suo ministero sottolinea l’importanza dei bambini che sono aperti alla bellezza e allo stupore che li conquista e offre loro una grande gioia. È la semplicità del loro cuore che li riempie di ammirazione e di letizia.

Lasciamoci sempre conquistare dal loro volto gaudioso.

01 ottobre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

Un tale disse a Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada».

L’entusiasmo della fede diventa una radicalità di scelta perché domina la figura del Maestro che si impone psicologicamente.

Chi vive di Gesù pone Lui al centro della propria esistenza, in obbedienza alla sua volontà. Chi segue il Maestro fa della propria vita una grande esperienza di accoglienza perché il Signore divenga l’anima del suo cammino quotidiano.