OMELIA
Il cammino quaresimale orienta la nostra esistenza a Cristo Gesù e il suo mistero è destinato a diventare il senso della nostra vita. Ecco perché questa mattina Gesù, attraverso l'esperienza di Paolo e la visione del Vangelo di Giovanni, dice a tutti noi che dobbiamo avere lo sguardo rivolto al Maestro poiché la bellezza della nostra vita è contemplare colui che è stato innalzato fra cielo e terra poiché volgendo lo sguardo a colui che hanno trafitto noi entriamo nella pienezza del rivelarsi di Dio. Chi volge lo sguardo a colui che hanno trafitto avverte che dalla pienezza del Cristo noi riceviamo grazia su grazia. Il cristiano quando vuole essere vero ed autentico ha sempre lo sguardo del cuore rivolto a Gesù, perché, entrando nella sua intimità impariamo a conoscerlo, ma soprattutto a ritrovare la bellezza della comunione. La contemplazione nella comunione rappresenta il luogo ideale per una feconda conoscenza del Maestro divino.
Ecco
perché la quaresima è il tempo della contemplazione, è il tempo nel quale noi
veniamo orientati, attirati, al mistero di Cristo per poterlo conoscere e
conoscerlo in un’autentica esperienza di comunione.
Se
questo atteggiamento costituisce il primo passo che noi dobbiamo compiere,
l'evangelista Giovanni ci aiuta ad andare al di là, ponendoci una chiara
affermazione: cosa vuol dire “avere lo sguardo rivolto al Maestro” se non
penetrare o essere attirati nella pienezza dell'amore del Padre.
Quando
noi entriamo nella familiarità di Gesù e ci accostiamo a una simile esperienza,
noi viviamo in lui e lui è il Signore della nostra vita. In un simile
atteggiamento interiore, immediatamente il nostro sguardo spirituale si dilata
sul mistero del Padre ed entriamo in uno stretto rapporto con lui. Lo ha detto
molto bene Giovanni nel prologo: Dio mai
nessuno l'ha visto, il Figlio unigenito che è nel seno del Padre lui ce lo ha
rivelato. Un simile dinamismo ci permette di intuire che ogni volta abbiamo
lo sguardo indirizzato a Gesù, egli ci rivela ciò che è presente nel cuore del
Padre: Dio ha tanto amato l'uomo da dare
il suo Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la
vita eterna. Il Figlio ci inserisce nell'esperienza amorosa del Padre. Una
simile provocazione ci fa capire che cosa possiamo scoprire se siamo
all'unisono con quello che palpita nel cuore di Gesù. Attraverso le ferita del
costato scopriamo una realtà veramente meravigliosa.
Nel
nostro quotidiano affiorano alcuni aspetti dell'esistenza che tante volte
trascuriamo: il primo elemento, che dovrebbe divenire l'anima della nostra
anima, è lasciarci penetrare dall'amore del Padre.
Uno
dei limiti che qualche volta avvertiamo nel cammino interiore è il desiderio di
amare Dio dimenticando che il punto di partenza non siamo noi, ma è lui che si
rivela, lo ha detto molto bene Paolo nel brano agli Efesini: siamo dono. L'uomo
nel suo cammino quotidiano è raggiunto dall’incomprensibile e ineffabile amore
di Dio.
Guardiamo
il Cristo e il Padre riversa su di noi la pienezza dell'amore. In quel verbo - dare - c'è proprio il riversarsi di
questa grandezza divina, incomprensibile, che avvolge le nostre persone. Il
dramma del cristiano è quello di aver paura di lasciarsi amare da Dio perché,
non c'è in noi questo desiderio di gratuità assoluta. Noi abbiamo un metodo di
vita poco evangelico quando nel cammino della vita diciamo: cosa devo fare per
il Signore? È un modo per dire che noi vogliamo essere protagonisti della
nostra storia. Dovremmo, come Gesù, avere realmente l'intenzione di lasciarci
penetrare dall'azione divina da intuire la bellezza della gratuità di Dio che
ci avvolge nella sua vita. Ecco perché Giovanni ha detto perché chiunque crede in lui non muoia ma abbia la vita eterna e la
vita eterna è la comunione amorosa che il Padre ha nei confronti di ognuno di
noi. È vero, l'uomo, tante volte, non riesce a comprendere questa grandezza
perché deve fare i conti con il limite della propria personalità, ma se noi
riuscissimo a mettere nelle mani di Dio il nostro limite, se avessimo il
coraggio di volere vivere la bellezza della nostra esistenza nella chiara
consapevolezza dei nostri limiti, allora avvertiremmo una pienezza tale nella
nostra esistenza che ci darebbe l'esultanza quotidiana della vita. Non abbiamo
paura di lasciarci amare in modo divino-umano dal Dio in mezzo a noi.
Ecco
perché tante volte noi ci attacchiamo a tante cose esteriori o a tante
devozioni perché abbiamo paura che Dio sia Dio, il Dio della rivelazione, il
Dio che è un amante appassionato dell'uomo.
Il
risultato di tale esperienza si manifesterà nel quotidiano, come lo ha
affermato molto bene oggi ancora l'evangelista Giovanni: chi fa la verità viene alla luce perché sia manifesto che le sue opere sono state compiute in Dio.
Chi fa la verità, chi percepisce in sé una energia divina che lo attira, e nello
stesso tempo l'uomo si lascia attirare in questa grandezza, avverte la
fecondità divina nel proprio cuore. Infatti nell'espressione giovannea fare la verità emerge una intensa
ricchezza spirituale: opera il mistero di Dio che determina libertà, cuore,
volontà, e c'è un'attrazione nella grandezza di Dio che ci scuote, veniamo alla
luce e, chi è la luce se non Gesù Cristo?
Il
cammino quaresimale perciò se lo vogliamo veramente percepire in tutta la sua
verità deve farci ritrovare questa attrazione in Gesù che ci fa gustare
l'essere amati in modo incomprensibile. Quando al mattino ci svegliamo cantiamo
la gioia di essere amati e quando al mattino noi ritroviamo il gusto di cantare
la gioia d'essere amati, la vita è canto, la vita è coraggio, la vita è
speranza, la vita è percepire qualcosa di favoloso e attivo dentro di noi. Il
cristiano alla luce della parola del Signore dovrebbe ritrovare questa sintesi
spirituale: quando entriamo in questa nube dell'amore divino dovremmo
innanzitutto dire vogliamo ascoltare la voce di Dio che ci dice voglio che tu
sia il mio capolavoro. Essere amati da Gesù, essere amati dal Padre attraverso
Gesù è gustare questa possibile frase del Vangelo del Maestro: voglio che tu
sia il mio capolavoro. Se noi riuscissimo a entrare in questa visione, avremmo
illuminato l'interrogativo circa il senso dell'esistenza: diventare, giorno per
giorno, il capolavoro delle tre Persone divine. Siamo il loro capolavoro, lo
diventiamo ogni giorno per gustare nello Spirito la bellezza creatrice del
Padre.
Tante
volte noi vorremmo capire la vita, ma chi capisce un artista? L'artista è un
mistero incomprensibile, pensate all'artista trinitario, l'artista divino che è
diventato l’uomo-Dio e allora la vita è lasciarci forgiare da Dio, Padre Figlio
Spirito per diventare il suo capolavoro. E allora il quotidiano vuol dire
gustare, gustare questa meravigliosa esperienza che il Signore sta operando
nelle nostre persone.
Se
la quaresima riuscissimo a focalizzarla in questo modo, vi coglieremo tanta
speranza. Vivere tante volte è una realtà tragica, tante volte è
drammaticamente oscura, qualche volta incomprensibile è la vita, ma se noi
recuperassimo la convinzione che il nostro cuore è abitato da un amore
incomprensibile, sapremmo veramente che il cuore fa miracoli dove
l'intelligenza non capisce.
Dovremmo
entrare in questa visione nelle scelte quotidiane.
Questo
grande evento diventa attuale nell'eucaristia che stiamo celebrando.
L'eucaristia
è contemplare Gesù che è qui in mezzo a noi, e nella dinamica della celebrazione
risentiamo le parole dell'evangelista: Dio
ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito. Quando ci
accosteremo ad accogliere i divini misteri, il Padre ci darà il suo Figlio
unigenito perché chiunque accoglie questo Figlio unigenito nel credere ha la
vita eterna, ha la comunione gloriosa. La quaresima non ha nulla di pesante, ma
è un esodo, un canto di liberazione perché ritroviamo la bellezza e la verità
di essere veramente noi stessi.
Allora
concentriamoci in Gesù, rendiamo vive le nostre persone in questa seconda parte
della quaresima per gustarne la pienezza in modo da sentire con la speranza
quella leggerezza del cuore che sentendosi amato si libera da tante paure,
riprende l'entusiasmo e cammina verso la Pasqua eterna quando Dio sarà tutto in
ciascuno di noi.
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