OMELIA
Il discepolo è veramente se stesso quando, entrando per quella porta
stretta, si ritrova in Gesù creatura realizzata e poiché il Cristo è l'anima
della nostra esistenza e il principio delle nostre scelte, egli questa mattina
diventa il grande maestro della nostra vita narrandoci la sua esistenza.
Infatti dobbiamo sempre ricordarci che non solo quando ci accostiamo al Vangelo
sentiamo narrare la storia di Gesù, ma Gesù stesso attraverso le parabole -
utilizzando il linguaggio del quotidiano - è lui stesso che narra la sua vita.
La parabola che abbiamo ascoltato è nient'altro che Gesù, mite e umile di cuore,
che narra la sua vicenda. Non per niente il testo della parabola si conclude
con l'illuminante orizzonte della fine della storia di Gesù “chi si umilia sarà
esaltato”: è il mistero della sua croce gloriosa. Di conseguenza è importante che oggi ascoltiamo Gesù, il
quale narra la sua esistenza, perché possiamo imparare la sua umiltà. La
bellezza della vita è vivere l'umiltà di Gesù e ci accorgiamo in modo immediato
che l’ umiltà è una grande virtù positiva in cui l'uomo ritrova il gusto di
essere se stesso. Infatti se guardiamo Gesù e guardandolo cerchiamo di
comprendere la sua umiltà ci accorgiamo che la sua esistenza egli l'ha vissuta
come dono del Padre; la sua esistenza l’ha costruita in una condizione di
radicale povertà per potere dare gioia e speranza agli uomini. È molto bello
rileggere la parabola di questa mattina sullo sfondo nell'umiltà di Gesù con
l'inizio del salmo messianico della risurrezione: “Oracolo del Signore al mio Signore
siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi”.
Gesù ha amato talmente l'uomo da porsi in fondo alla vita umana - ed è la vera
umiltà - per dare all'uomo il gusto della vita. È la gioia del nascondimento
per dare luce ai fratelli. In questo Gesù, narrando la parabola, ci dice
effettivamente chi Egli sia perché noi, ascoltandone le parole, possiamo
entrare in questo grande mistero che ha animato tutta la sua vicenda storica:
l'umiltà.
Allora cerchiamo di cogliere gli aspetti positivi ed edificanti
dell'umiltà che noi tante volte leggiamo semplicemente come un'umiliazione.
L'umiliazione
è sempre deprimente. L'umiltà è sempre edificante!
Il punto di partenza per cogliere il valore positivo dell'umiltà è la
gioia di essere se stessi in una ricerca continua del progetto di Dio.
Il vero umile ha la gioia di essere se stesso con tutte le difficoltà,
con tutti i difetti, ma anche con tutte le gioie e le doti. L'umile ha una
dimensione vera della sua esistenza. In genere quando l'uomo pensa che l'umiltà
sia dire “valgo niente”, egli non si accorge che offende il suo Creatore perché
l'uomo è un capolavoro di Dio, e tante volte ce lo siamo detto, perché la
bellezza dell'essere uomini è amare le proprie povertà.
Spesse volte
noi cadiamo nel rischio di un perfezionismo.
Perfetto è
solo Dio.
La bellezza
della vita è la gioia di avere anche i difetti, perché allora in certo qual
modo ritroviamo come l'esistenza è un continuo cammino nell'equilibrio in una
grande e serena fiducia in noi stessi, ben sapendo che Dio riversa in noi tutta
la grandezza del suo amore.
La bellezza di comprendere chi siamo è, secondo il progetto di Dio,
essere come Gesù. Gesù si è incarnato, è vissuto nascosto nei trent'anni di Nazareth,
per potere dare speranza gli uomini. Nei trent'anni Gesù ha imparato ad essere
uomo per poter far sì che poi questa ricchezza, che ha acquisito a Nazareth,
potesse diventare per lui scuola di speranza per i fratelli. L'umiltà è la
gioia di essere un dono, è di sviluppare il dono che siamo noi per regalarci in
semplicità ai nostri fratelli. Chi non sviluppa i suoi doni offende Dio che
l'ha creato e offende i fratelli perché non regala a loro le meraviglie del
Signore. L'uomo non è una persona che vive da solo; l'uomo, nella singolarità
della sua persona, è un dono da regalare. Tutti noi siamo l'incarnazione della
grandezza amorosa di Dio per regalare la speranza di Dio mediante la semplicità
del quotidiano. In questo cogliamo la verità della frase di Gesù: chi si umilia
sarà esaltato, chi entra nella gioia coraggiosa della propria identità umana
può regalare all'altro la bellezza e il gusto della vita.
Quando l'uomo è veramente umile?
La risposta che possiamo condividere è molto semplice. Quando una
persona ama la comunione fraterna in un regalo inesauribile, dove si è l'uno
per l'altro, si dà alla luce quella comunione che è la caratteristica della
vita. Non per niente Gesù ha narrato la sua storia nel contesto di un
linguaggio conviviale: l'umiltà è la caratteristica di ogni vita di comunione.
Quando ci accostiamo alla regola di San Benedetto, in essa troviamo una
caratteristica originale rispetto a tutte le regole monastiche del quarto\quinto
secolo: la dimensione dell'umiltà come caratteristica della comunione
monastica. Essa per Benedetto è la virtù più importante perché è la virtù della
vita di comunione, dove “insieme” ci si perdona regalandosi come dono ai fratelli
e alle sorelle. L'umiltà è la grande libertà del cuore perché l'umiltà è la
gioiosa coscienza della propria ricchezza e povertà per sviluppare quei doni che
il Signore ci regala in modo che il fratello sia contento. L'umile è uno che
ama la vita, che davanti al fratello si mette in ginocchio gli dice: ama la
vita anche tu!.. in una meravigliosa comunione che è il gaudio della esistenza!
Sicuramente questo ideale può essere molto alto, ma se lo guardiamo
attentamente e lo ritraduciamo nel cammino feriale della nostra storia ci
accorgiamo che rappresenta la grande libertà del cuore. L'uomo contento di
esistere regala gioia di esistere in una comunione dove, nel perdono continuo,
cantiamo la fecondità della vita. E allora credo che il testo della lettera
agli Ebrei ci sia di aiuto. Quando noi, tante volte nella imitazione di Cristo,
ci sentiamo quasi incapaci di vivere il mistero esistenziale del nostro
Maestro, la vera motivazione la troviamo nel fatto che guardiamo troppo alle
nostre povertà e ai nostri limiti e fallimenti, e troppo poco orientiamo lo
spirito alle ricchezze che Dio ci regala. Dovremmo sempre avvertire quel
misterioso progetto di comunione con tutti i santi di cui l'autore della
lettera agli Ebrei ha parlato. In una mirabile comunione con tutti i santi del
cielo veniamo pungolati a costruire i nostri rapporti anche con i fratelli che
incontriamo in terra. Questo è sicuramente un grande dono che, nella fede, ritroviamo continuamente perché ci accompagna
in ogni frammento della nostra storia.
Tale verità noi la stiamo vivendo in questa celebrazione eucaristica.
L'eucarestia non è altro se non Gesù che diventa gioiosamente piccolo,
il pane e il vino annacquato, per dire a noi: "Sii un uomo meraviglioso
perché io ti amo in modo veramente straordinario." Ecco l'umiltà! Quel
diventare piccoli nel segno del pane del vino come ha fatto Gesù nel linguaggio
della commensalità ci offre la possibilità di potere accogliere quel dono di
amore che ci dice: Ama l’essere piccolo, sarai meravigliosamente grande e sarai
in comunione con tutti fratelli.
Questo sia il mistero della speranza che Gesù vuol darci questa
mattina attraverso la parabola che è la narrazione della sua storia perché
possiamo camminare nella convivialità dell'esistenza con i fratelli che ogni
giorno il Signore ci regala in modo che la comune speranza sia la forza della
vita perché, nella comune speranza, l’impossibile diventa possibile. Questa sia
la gioia che il Risorto ci vuol regalare questa mattina.
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