30 settembre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme.

La volontà del Padre di donare la vita per l’umanità proietta Gesù verso la sua dedizione assoluta per il bene dell’uomo.

Il sacrificio del Calvario è la meta della sua dedizione di amore per l’uomo, perché l’uomo ritrovi la strada per la vita che è la Risurrezione.

29 settembre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

«In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

Siamo chiamati a sperimentare la signoria di Gesù sulla storia per ritrovarvi la sua grandezza sul mondo. In lui sperimentiamo la fonte della novità del mondo a cui ogni uomo aspira per poter essere e divenire se stesso. L’aspirazione a essere se stesso guida la creatura ad aprire il proprio cuore all’infinito, per poter gustare la bellezza e la grandezza del cosmo e del mondo intero.

Lo Spirito Santo diventa il grande attore per realizzare tale movimento cosmico a lode del Creatore. Siamo chiamati a respirare l’infinito e a far cantare il cosmo.

28 settembre 2025

XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C -

DOMENICA 28 SETTEMBRE 2025                                                  

Am 6,1.4-7      1Tm 6,11-16      Lc 16,19-31

OMELIA

Il cristiano vive una forte passione per la vita eterna poiché in essa egli vede realizzata la propria vita.

Nel momento nel quale ognuno di noi godrà eternamente del volto di Dio Padre sarà pienamente e definitivamente realizzato e per raggiungere questa meta Gesù, domenica scorsa, ci insegnava che dobbiamo amare la nostra vita quotidiana come il luogo nel quale progressivamente emerge quell’esperienza di comunione divina che lentamente ci porta a gustare la pienezza della vita.

Oggi Gesù ci dice che dobbiamo, nell’esperienza feriale, assumere la sua interiorità.

Infatti la parabola ascoltata, potremmo definirla la descrizione dell’interiorità di Gesù.

Attraverso questa dialettica tra Abramo e quella persona ricca scopriamo, da una parte, quello che ha animato Gesù nella sua storia e, dall’altra, cosa significhi, nel profondo della nostra esistenza, vivere l’interiorità di Gesù. Infatti, leggendo attentamente il cammino che il Vangelo ci offre questa mattina, ci accorgiamo che le ultime parole dette da Abramo esprimono quello che Gesù ha vissuto profondamente: ascoltare Mosè e i Profeti perché, non Mosè mi dice la presenza di Dio, ma i Profeti mi aiutano a capire come vivere concretamente la presenza di Dio.

Mosè mi dà la contemplazione del Signore, il Profeta mi dà le modalità per vivere profondamente del Signore.

In questo noi andiamo in modo immediato all’episodio della Trasfigurazione dove Mosè ed Elia, Mosè e i Profeti parlano con Gesù della sua imminente dipartita.

Quindi scopriamo che, nella figura di Lazzaro, è presente l’interiorità di Gesù il quale ha costruito la sua ferialità in continuo ascolto dell’Antico Testamento, per essere in perfetta comunione con il Padre.

È quell’interiorità che è divenuta eternità, ma il principio che ha animato profondamente l’esperienza di Gesù è stato dare compimento alle Scritture come ben sappiamo dall’inizio del Vangelo di Luca quando Gesù, dopo aver ascoltato nella sinagoga di Nazareth i testi dell’Antico Testamento, ha affermato: “Oggi nella mia persona queste Scritture si sono realizzate”.

Ecco perché Lazzaro è entrato nel seno di Abramo, è entrato in paradiso, perché in quel Lazzaro c’è Gesù che ha goduto nella sua esistenza di essere in comunione con il Padre e, nello stesso tempo, nella figura di Lazzaro troviamo Gesù, perché, in quella povertà scopriamo quello che abbiamo cantato prima del Vangelo: “Gesù Cristo da ricco che era, si è fatto povero per noi, perché attraverso la sua povertà potessimo diventare ricchi di Lui”.

Gesù è colui che ha assunto la storia degli uomini, l’ha assunta come l’incarnazione del Servo di Jahvè, che ha talmente sofferto da non avere più il volto di un uomo.

Ma quando la creatura che contempla Gesù vede la sua situazione storica animata da questa presenza ineffabile del divino, si accorge che il momento della sua esistenza si trasforma in un momento di gloria. È il passaggio della parabola: Lazzaro morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo.

Ognuno di noi vuol godere della vita eterna perché (si diceva all’inizio) tutto il senso della nostra vita è godere il volto del Padre.

Anche noi sullo sfondo dell’immagine di Lazzaro dobbiamo vivere lo stile stesso della vita di Gesù e ci accorgeremmo di un principio che dovrebbe animare la nostra vita feriale: ciò che si semina, domani si raccoglie.

Chi oggi vive attraverso l’imitazione vivente di Gesù nei suoi due aspetti, essere tutto in ascolto del Padre assumendo il dramma degli uomini, inevitabilmente fa fiorire il gusto dell’eternità perché, ascoltare giorno per giorno l’oggi di Dio amando la storia del proprio quotidiano, vuol dire aprirsi sull’eternità beata. Spesso noi non riusciamo a entrare in questo orientamento perché nel nostro quotidiano non riusciamo a vedere l’ascolto di Dio e degli uomini, la grandezza divina e la grandezza della povertà dei fratelli.

Se riuscissimo a elaborare in questo modo la nostra esistenza, ci accorgeremmo che seminiamo eternità per, attraverso questa quotidianità, godere domani di questa meravigliosa pienezza.

Viviamo il presente con l’occhio del cuore rivolto verso lassù, viviamo il presente animando la nostra esistenza di quella luce di eternità che ci permette di camminare nel quotidiano anticipando il mistero della gloria!

Allora il quotidiano, la realtà di tutti i giorni vissuti con l’interiorità di Gesù non ci fa più paura.

Anche se tante volte è pesante, è crocifiggente, qualche volta il presente (dicevamo domenica scorsa) pare non avere senso, ma attraverso la presenza del Signore, compimento della Parola di Dio, percepiamo una profonda esperienza di eternità: è quello che l’apostolo Paolo ci ha regalato nella seconda lettura.

Se riusciremo a entrare in questo cammino spirituale ci accorgeremmo che anche i drammi della vita, vissuti nella Parola, sono semi di gloria futura.

Amiamo il nostro presente, anche se drammatico, è il chicco di grano che morendo in terra diventa albero rigoglioso!

Entrando in questo cammino interiore la nostra esistenza sarà veramente un’esistenza nella luce.

Non è l’Eucaristia che stiamo celebrando?

Nel momento in cui ci accosteremo al Pane e al Vino e ascolteremo quell’espressione “il Corpo e il Sangue del Signore”, in quel momento, nell’ “Amen” che diremo, faremo questa grande affermazione: “Mosè e i Profeti, o Gesù, sono la mia anima come sono stati la tua anima”.

Allora vivremo in quell’Eucaristia il Signore che entra dentro di noi e ci dà quel sapore di eternità che è luce in ogni nostra tenebra.

Camminiamo così, con la fiducia che viene dall’alto, senza alcun timore, e saremo creature nuove che non temono di essere “oggi” Lazzaro, perché sappiamo che il Lazzaro di oggi è Gesù nella nostra vita, e domani sarà nel segno di Abramo, quella gloria futura che esalterà per sempre le nostre persone.

 

Oggi, qui, Dio ci parla...

"Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti".

La vocazione ad ascoltare la parola di Dio vive del dono della grazia battesimale. Inseriti in Cristo, noi viviamo di lui e in lui per crescere nella comunione con il Padre e per essere la creatività dello Spirito Santo. Tale vita divina che opera in noi offre la capacità di ascoltare il Risorto e di operare nel suo mistero di amore veramente inesauribile.

La potenza dello Spirito ci stimola e guida in questa ricerca.

27 settembre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

«Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini».

Gesù per amore dell’uomo si consegna agli uomini per donare loro la bellezza della vita eterna, dando compimento al progetto di amore del Padre.

Ogni umana creatura è un dono di Dio per essere plasmato nella sua vocazione umano-divina. In tal modo un inno di lode alle tre Persone divine.

26 settembre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

«Il Figlio dell’uomo - disse - deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

Questo è il mistero pasquale di Gesù, è il punto di riferimento della viva contemplazione della sua esperienza, il punto di riferimento della vita di ogni discepolo: è la speranza che vince ogni oscurità, è la visione globale della storia della salvezza di chiunque accolga Gesù come il suo unico riferimento esistenziale.

Lo Spirito Santo ci guidi in questo cammino per gustare la comunione con il Maestro insieme a tutti i fratelli che desiderano riferirsi a Lui come alla fonte del senso della vita.

25 settembre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

«Chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?».

Il cristiano è un ricercatore del vero volto di Gesù per potersi sempre confrontare con lui nelle scelte quotidiane.

In Gesù trovo il senso della vita e la feconda interpretazione della mia storia.

24 settembre 2025

Oggi, qui, Dio i parla...

Gesù convocò i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demòni e di guarire le malattie. 

Nella persona di Gesù appare l’uomo nuovo da cui nasce la nuova umanità. Guardando a lui la creatura respira un mondo rigenerato che infonde fiducia e speranza, mentre fa sognare l’avvento di una nuova vitalità esistenziale che riempie di coraggio la nuova umanità.

Lo Spirito Santo dia alla luce questa nuova creazione. Regaliamo questa visione a ogni uomo per generare un mondo profondamente rinnovato.

23 settembre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

«Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».

La fecondità della vita cristiana sta nell’ascolto attivo della parola di Dio poiché la bellezza della fede si scopre nella bellezza dell’ascolto. Qui infatti la Parola penetra nel cuore e determina sensibilità del discepolo rendendolo autentico credente.

Il mistero della Parola penetra in noi e qualifica la nostra personalità. Maturiamo nel discepolato.

22 settembre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

«Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce».

La creatura vive nella luce e della luce per poter scrutare la realtà. La fecondità delle proprie intuizioni è percepibile quando risulta possibile una verifica con il concreto. Rendiamo visibili gli oggetti presenti nel reale e scopriamo la loro ricchezza esistenziale. Qui troviamo la sicurezza nelle valutazioni.

Lo Spirito Santo animi le nostre valutazioni e ci illumini per un vero valore.

21 settembre 2025

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C -

DOMENICA 21 SETTEMBRE 2025                                                  

Am 8,4-7      1Tm 2,1-8      Lc 16,1-13

OMELIA

Cristo Signore ci attira continuamente a sé perché possiamo accedere al cuore del Padre rivivendone i sentimenti di fiducia e di misericordia.

Davanti a questo dono, che il Signore ci offre ogni giorno, come può l’uomo effettivamente rendere feconda questa esperienza in modo da godere continuamente di questa amicizia divina? Il Vangelo di questa mattina, con tutta la sua paradossalità nella prima parte, ci aiuta a intravedere come possiamo elaborare la nostra esistenza costruendo un vero rapporto con il Padre.

Il senso della parabola che Gesù ci ha consegnato è molto semplice: se veramente la nostra vita è affascinata dal Signore dobbiamo fare di tutto per vivere solo del Signore.

Come quella persona che, pur di avere di che vivere, è entrata un po’ in un imbroglio finanziario, così il cristiano per poter vivere veramente di questa divina Presenza, deve sapere fare di tutto perché lo scegliere il Signore è così grande che tutta la nostra esistenza deve essere orientata in questa prospettiva.

Ma allora, questa realtà di fondo che ci deve profondamente caratterizzare – per cui davanti al Signore noi ogni giorno lo scegliamo come unico valore –, il modo per elaborare questo stile di vita lo possiamo cogliere nell’ultima parola o verbo che Gesù ci ha dato nel Vangelo, la parola “servire”.

Davanti alla parola “servire” scopriamo due filoni che dovrebbero aiutarci a maturare giorno per giorno in questa signoria divina: l’amore continuo al quotidiano vivendo ogni istante come linguaggio della comunione con Dio.

Innanzitutto è importante costruire l’esistenza nell’amore al quotidiano, perché il quotidiano è il luogo nel quale il Signore si rivela continuamente. È la bellezza del cuore credente che apre la propria persona, istante per istante, alla coscienza “Dio viene”, per poterci lasciare impregnare della sua Presenza.

Spesso vorremmo che la vita fosse variegata, ma una vita troppo variegata, troppo esteriore, ci fa perdere la consapevolezza di chi siamo. La grandezza del quotidiano ha la capacità della profondità.

La monotonia della vita è la profondità dell’esistenza perché l’uomo è facilmente distratto dalle cose che fa e, nelle cose che fa, dimentica la sua coscienza di esistere.

Ecco perché Gesù ha detto: «Chi è fedele nel poco (nel piccolo) è fedele anche nel tanto» per cui non esiste vita “monotona” perché ha fatto la scelta d’appartenere a Cristo.

Il Signore viene continuamente nella nostra esistenza, anzi, quanto più avvertiamo la nostra povertà tanto più godiamo la sua grandezza. L’uomo, distratto dalle tante cose che fa, dimentica il gusto del Dio che viene.

Ecco un primo atteggiamento che dovremmo avere nella nostra esistenza: è bello vivere anche in una quotidianità nascosta perché il Signore viene!

Questa convinzione profonda del Signore che viene è la potenza dell’interno della nostra esistenza. Tante volte cerchiamo il diverso per poter vivere e ci distraiamo; dovremmo godere il presente come rivelazione divina.

Chiunque faccia la scelta d’appartenere al Signore sa che in ogni frammento della sua vita, il Signore viene.

Il gusto di ciò che è piccolo è la percezione del Dio grande!

Davanti a questo primo elemento, che ci deve veramente prendere, ecco la dimensione della nostra risposta: vivere ogni scelta come atto di amore di Dio. E quando il cuore è profondamente abitato dalla divina Presenza anche le piccole cose, le cose più banali della vita, quelle da routine che, qualche volta, possono diventare anche affascinanti, i piccoli gesti che poniamo, le scelte che quotidianamente operiamo, sono un piccolo linguaggio di una grande comunione divina!

Allora, nell’itinerario della nostra esistenza, non esiste più la preoccupazione delle cose grandi a livello esteriore perché la grandezza parte dall’intensità del cuore che si sente abitato da Dio.

Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti, perché sostanzialmente ci accorgeremmo che quello che facciamo è solo un segno di qualcosa di più grande, che è scegliere il Signore come criterio della nostra esistenza.

Se riuscissimo a costruire così la nostra storia ci accorgeremmo che la nostra esistenza è uno sviluppo di pienezza in pienezza. Più cresciamo negli anni, più amiamo il feriale, il nascondimento, le piccole cose, anche - tante volte - il gusto di essere “dimenticati” perché, in queste piccole cose, noi stiamo già meravigliosamente assaporando l’eternità.

Ogni gesto che noi poniamo nella nostra vita è una relazione con Dio e poiché la relazione con Dio è una relazione con l’Immensamente grande, noi scegliamo piccole cose, le piccole cose dell’ordinario, perché Lui sia grande.

Allora ritroviamo che la bellezza della vita sono le pareti della nostra casa, sono le persone ordinarie, qualunque ne sia il volto, perché attraverso questo linguaggio ordinario gustiamo la maturazione nell’Ineffabile.

Ecco perché dovremmo imparare questo stile.

L’uomo di oggi è scontento perché cerca sempre il diverso, il grandioso!

La bellezza della vita è la vita di Nazareth, il nascondimento in cui Dio era sovrano.

Gesù, questa mattina, convocandoci a questa Eucaristia ci dice: “Attraverso le piccole cose di ogni giorno, quel pane e quel vino, io ti rendo sommamente grande, il mio Corpo e il mio Sangue!”

Ciò che è ordinario, come il pane e il vino, per il credente è la straordinaria pienezza di Gesù.

Quando, questa mattina, accostandoci all’Eucaristia gusteremo e godremo della pienezza di Gesù, in quel momento, le cose di tutti i giorni diventano grandi, perché le cose di tutti i giorni sono il pane e il vino del Mistero eucaristico.

Entrando in questa esperienza interiore alla quale il Signore ci chiama perché vuol farci entrare nella comunione con il Padre, abbiamo il coraggio di svegliarci al mattino cantando il nostro grazie.  Svegliarci ogni mattina cantando che il Signore è grande nella povertà della mia piccola giornata per giungere alla sera, in Lui, più fecondi, in attesa del momento in cui passeremo nel quotidiano del paradiso dove eternamente loderemo Dio nostro Padre.

 

Oggi, qui, Dio ci parla...

«Non potete servire Dio e la ricchezza».

Il senso della nostra vita è Gesù che illumina la nostra esistenza e che ci prepara la gioia di un gaudio eterno insieme a tutti i fratelli che ci hanno accompagnato nel cammino della vita storica. Gustiamo con Gesù il presente e pregustiamo il futuro.

Lo Spirito Santo ci aiuti in questo percorso di vita per essere aperti all’infinito divino. Cantiamo la libertà del cuore e proiettiamo in avanti tutti i nostri desideri.

20 settembre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

«Il seme è la parola di Dio»

L’esperienza cristiana passa attraverso l’ascolto della Parola che è Cristo Gesù. In lui è la vita che porta alla comunione con il Padre e a trovare quella luce che illumina il nostro cammino storico. Qui viviamo la speranza dell’uomo credente. Il nostro vissuto diventa la incarnazione della Parola amata, desiderata e incarnata per costruire una vera e feconda mentalità evangelica. Qui scopriamo la bellezza della comunione credente.

Lo Spirito Santo ci guidi in questo cammino interiore per condividere con i fratelli la gioia unificante del Risorto.

18 settembre 2025

17 settembre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

«Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».

Gesù nel suo stile evangelico ci fa gustare la bellezza del suo cuore che illumina e riscalda tutti coloro che si lascino attirare dalla sua grandezza.

Lo Spirito Santo ci guidi in questo itinerario per riconoscere la vera sapienza che guida ogni creatura che condivide l’interiorità del Maestro divino.

Gustiamo questo mistero e nasceremo sempre dall’alto.

16 settembre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio.

Gesù è meraviglioso nella storia della salvezza perché rifà l’uomo secondo i progetti divini. Lo stupore caratterizza il cammino di fede dell’uomo e diventa un sacramento-atteggiamento di grande speranza.

Spiritualmente veniamo collocati sullo sfondo dell’infinito per poter gustare la bellezza divino-umana di Gesù.

15 settembre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

Gesù, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.

La vita del cristiano si colloca in un contesto divino-umano per dare alla luce un mondo profondamente rinnovato, dove si vive in una intensa reciprocità divino-umana. Il cristiano respira questa profonda esperienza spirituale che dà senso a ogni scelta della vita quotidiana. In tale luce appare l’uomo rinato dall’acqua e dallo Spirito Santo, principio della nuova umanità.

Padre, con la potenza dello Spirito Santo, guidaci nella realizzazione di questo luminoso progetto di vita. AMEN

14 settembre 2025

ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE - Festa

DOMENICA 14 SETTEMBRE 2025                                                   

Nm 21,4b-9      Fil 2,6-11      Gv 3,13-17

OMELIA

Gesù oggi convocandoci attorno a sé orienta lo sguardo del nostro cuore al mistero della sua croce per ritrovarvi il senso di fondo della nostra vita.

Infatti è molto bello riandare alla liturgia della Chiesa e ricordare il principio Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito. La croce è il dono dell'amore di Dio per l'umanità. Allora come possiamo cogliere la bellezza di questa espressione del senso della nostra esistenza quotidiana?

Innanzitutto dovremmo avere lo sguardo del cuore sempre rivolto al Crocifisso, dove non c'è semplicemente una persona che muore, ma una persona che ama. Contemplare il Crocifisso è sentirci intensamente amati da Dio.

Ecco perché tutta la bellezza della contemplazione di Gesù ci porta a gustare questa sua esperienza: egli è venuto nella storia per amare l'uomo e lo ha amato fino a donare la sua esistenza, perché l'uomo sia veramente se stesso.

Ma cosa vuol dire che Gesù ha amato l'uomo fino in fondo?

Quando noi ci accostiamo al mistero della Rivelazione noi ci accorgiamo di un fatto molto semplice: Dio ama l'uomo, l'uomo centro dei suoi interessi, l'uomo capolavoro del suo amore. Il cristiano ritrova veramente se stesso gustando questo mistero: l'uomo capolavoro dell'amore di Dio e quindi, in questo orizzonte, noi possiamo cogliere alcune sfumature che ci danno una enorme speranza: Dio avendo amato l'uomo gli regala il proprio Figlio, anzi lo introduce in un mistero di luce eterna. Infatti quando Pilato nel racconto della passione di Gesù incide quella espressione sull'albero della croce ha dentro di sé un principio di rivelazione molto interessante: Gesù Cristo figlio di Dio è l’incisione messa sulla croce. Ma cosa voleva dire in quella espressione - il figlio di Dio - se non la certezza che nel mistero di Gesù nasceva una nuova umanità? Guardare Gesù crocifisso è guardare il sorgere di un uomo nuovo. Ecco perché il cristiano guardando la croce si sente intensamente amato.

Esiste una attrazione di cuore che porta l'uomo a lasciarsi continuamente avvolgere da questo amore proprio di Gesù e allora, se noi partiamo da questo punto di vista, possiamo cogliere una realtà molto stimolante a livello interiore: guardare Gesù, ritrovare la luce della vita, scoprire la gioia della propria umanità, ritrovare la speranza nella quotidianità.

L'importante è, come ha detto molto bene il testo di Giovanni, che il nostro sguardo sia sempre rivolto a Gesù. Ecco perché Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna, entrare in una profonda esperienza di attrazione nel mistero della Croce, una attrazione che porta l'uomo a rileggere la sua vita in un altro modo.

Non vediamo nella croce un morto, nella croce vediamo un Dio innamorato dell'uomo e, in questa visione, noi scopriamo la speranza. È sempre bello ritornare al Salmo "Guardate a lui e sarete raggianti, non saranno confusi i vostri volti. Questo povero grida e il Signore lo ascolta, lo libera da tutte le sue angosce".  È un'attrazione che rifà l'uomo e gli dà la speranza della vita.

Ecco perché il cristiano guarda sempre al Crocifisso perché nel momento in cui lo guarda sente la propria vita fondamentalmente rigenerata. Ma un secondo aspetto emerge contemplando il Crocifisso e ce lo ha detto molto bene Gesù nel Vangelo: Dio non ha mandato il figlio nel mondo per condannare il mondo ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui, è entrare in quella attrazione che permette a Dio di avvolgere l'uomo nel suo amore misericordioso che non ha confini.

Guardare il Crocifisso è guardare un Dio che ci ama.

Ecco perché il cristiano nel cammino della sua esistenza è sempre affascinato da questa esperienza; è molto bello come nella celebrazione liturgica del Venerdì Santo siamo invitati a baciare il Crocifisso e, in quel gesto rituale, noi ritraduciamo una esperienza di fondo della vita: il nostro cuore è innamorato del Crocifisso, è innamorato di colui che ama. Nella bellezza della vita cristiana questo criterio è essenziale ed è fondamentale: l'uomo è un amato da Dio!

Ecco perché il cristiano guardando il Crocifisso avverte nel profondo del proprio spirito la novità della vita, un’esistenza totalmente trasfigurata. E allora se noi partiamo da questa visione che l’evangelista Giovanni ci offre in modo meraviglioso, nasce la convinzione che la bellezza della fede è gustare una Presenza che fa di noi i suoi capolavori. 

Noi tante volte dimentichiamo questo mistero che ci avvolge in modo esaltante totalizzante: Dio ama l'uomo, Dio dà la vita per l'uomo, Dio accompagna l'uomo nella bellezza della gloria del cielo.

Se noi entrassimo in questo tipo di esperienza, in questo tipo di visione, saremmo uomini ricchi di speranza! Ecco perché la festa di oggi è la festa del canto alla gioia del Crocifisso perché in lui ritroviamo la bellezza dell'essere amati. Non per niente - e questo lo sperimentiamo sempre - l'evangelista Giovanni introducendo l'ultima cena dice che Gesù avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine, fino all'infarto del cuore! E quando noi entriamo in questa esperienza noi ci ritroviamo persone essenzialmente amate: è la verità che la festa di oggi ci offre in modo meraviglioso, non siamo legati a tante cose esteriori, ma se guardiamo esattamente il Crocifisso ci sentiamo uomini profondamente rifatti da un amore inesauribile.

È quello che ci ha voluto dire Giovanni quando nel racconto della passione di Gesù inventa quella espressione che mette sull'albero della Croce - Gesù Cristo figlio di Dio - e in quel “Gesù” l'evangelista Giovanni ha fatto un grande atto di fede, soprattutto andando a leggere il testo dall'aramaico, noi cogliamo questa sfumatura Dio ama talmente l'uomo da ricrearlo continuamente, è l'esperienza che ha fatto Mosè sul monte Oreb quando Dio gli è apparso come colui che è il principio della vita dell'uomo.

Qual è il tuo nome che io possa parlarne ai miei connazionali? E Dio dà quella meraviglia di risposta nella quale sottolinea quell'amore inesauribile di Dio che rende l'uomo suo capolavoro. Ecco perché il cristiano nella festa di oggi è inebriato dall'essere amato da Dio e quando l'uomo, nel profondo del proprio cuore si sente amato, la vita assume dimensioni diverse, scaturisce la speranza, si percepisce la gioia dell'esistenza, si ha la sensazione di avere un Dio così vicino a noi da darci speranza in ogni attualità della nostra esistenza.

Ecco perché giustamente Giovanni ci ha detto: Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito. Siamo capolavori dell'amore di Dio e, tutto questo, noi lo stiamo vivendo nel mistero eucaristico. Quando noi andiamo a celebrare l'Eucaristia non andiamo a un rito, ma entriamo in una esperienza; la bellezza dell'Eucarestia è sentirci amati radicalmente da Dio attraverso la semplicità dell'essere attorno allo stesso tavolo con il Maestro.

La festa di oggi è la gioia di entrare nella grandezza di Dio per essere creature completamente rinnovate. E allora, se noi veramente entriamo in questa visione, la bellezza della fede è molto semplice: lasciamoci amare da Gesù, guardiamo il Crocifisso con semplicità di cuore, gusteremo la creatività di Dio nei confronti dell'umanità e cammineremo in quella umanità gioiosa che è il mistero di Gesù.

Lasciamoci prendere da questa bellezza e allora percepiremo la gioia di essere cristiani, di essere amati da Colui che ha donato la vita perché noi fossimo veramente uomini secondo i suoi disegni.

Questa sia l'esperienza che vogliamo vivere e condividere in questa Eucaristia in modo che nel momento in cui ci accosteremo al Pane eucaristico, in quel momento percepiremo nelle nostre persone quella creatività nuova che ci rende la gioia di Dio nei confronti dell'uomo e, quando noi facciamo questa esperienza, la vita diventa diversa, il cuore respira, camminiamo in novità di vita e siamo in attesa di quel meraviglioso banchetto del cielo quando Gesù stesso passerà a darci da mangiare se stesso, in un gaudio eterno che ci ricolmerà di gioia per tutta l'eternità beata.

 

Oggi, qui, Dio ci parla...

«Chiunque crede in lui abbia la vita eterna».

La gioia del credere si percepisce nel lasciarci amare da Gesù. Questa è un’esperienza intima che avvertiamo nel profondo delle nostre persone.

La comunione con te, o Padre, illumina il senso della vita e con la potenza dello Spirito Santo, ci regala il coraggio del gusto della bellezza.

13 settembre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

Ogni albero si riconosce dal suo frutto. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene.

Le dinamiche del cuore determinano la qualità delle scelte operate. L’interiorità determina il valore delle scelte. A essa ci si richiama per ritrovare il significato da offrire alle scelte fatte. L’intenso rapporto con il Padre esprime il valore della scelta fatta.

Padre, le scelte della vita autentica sono determinate dal cuore buono che vive del positivo e che lo regala ai fratelli per costruire relazioni autentiche. Lo Spirito Santo qualifichi il valore di ciò che è stato scelto.

12 settembre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

«Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene»

La conversione del proprio cuore è principio di novità di vita. Dal cuore puro scaturisce l’occhio luminoso. Con l’occhio luminoso si legge il reale con maggiore verità e si cammina nel tempo con grande libertà di cuore.

Padre, tieni sempre aperto il nostro spirito.

11 settembre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

«Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso».

La grande libertà del cuore che ama i fratelli nelle loro povertà storiche rende l’amore un atto di misericordia: amare il fratello in tutta la sua indigenza storica con una grande libertà spirituale. In tale atteggiamento entriamo nel grande amore di Gesù per la creatura umana.

Padre, rendici partecipi di questa meravigliosa esperienza nella viva imitazione di Gesù nella intensa creatività dello Spirito Santo.

10 settembre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

«Beati voi, poveri, perché vostro è il regno dei cieli».

Chi ama la propria identità nella serenità del cuore dà alla luce un mondo nuovo e semina speranza al cuore dei fratelli, creando una meravigliosa comunione fraterna.

09 settembre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

Gesù passò tutta la notte pregando Dio.

Il Maestro divino ama la solitudine con il Padre per accoglierne la volontà che rappresenta il principio del suo ministero messianico. La notte diventa il luogo per eccellenza del dialogo cielo e terra per vivere la bellezza della relazione divina in modo che le scelte storiche siano il riflesso della grandezza della gloria divina.

Padre attiraci nella tua solitudine perché possiamo convertirci, regalare il tuo volto alla storia quotidiana e gustare la dolcezza del tuo amore ai fratelli.

Lo Spirito Santo guidi le emozioni dei nostri cuori.

08 settembre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

«Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele».

La storia della salvezza è un atto della assoluta gratuità divina che opera in modo prodigioso nella vita degli uomini. Impariamo a gustare la grandezza divina nella storia perché il Dio della rivelazione è innamorato della creatura umana e compie le sue meraviglie nel quotidiano.

Spirito Santo tieni sempre aperto il nostro cuore ai prodigi del tuo amore.

07 settembre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

“Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo”.

Il Maestro ci attira a sé e ci fa fare la sua stessa esperienza come segno che Lui vive in noi. Il suo mistero operante in noi illumina l’esperienza nostra e di tutti i fratelli, perché Lui vive in ciascuno di noi il suo mistero di amore.

Nella semplicità del quotidiano Egli attraverso noi si manifesta e diventa speranza per ogni uomo.

XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C -

DOMENICA 7 SETTEMBRE 2025                                                    

Sap 9,13-18      Fm 1,9b-10.12-17      Lc 14,25-33

OMELIA

Gesù questa mattina convocandoci ci manifesta tutta la radicalità della scelta evangelica e questo diventa per noi, da una parte, motivo di profonda riflessione, ma dall'altra anche la certezza che con il mistero di Gesù possiamo veramente camminare in novità di vita. La radicalità è il linguaggio dell'apertura del cuore e Gesù quando si rivela a ciascuno di noi pone dinanzi al nostro sguardo la convinzione che lui è veramente il Signore.

Ma come possiamo cogliere questa intuizione di Gesù che è così severo nei nostri confronti?

Se noi entriamo nella comprensione della nostra vita noi ci accorgiamo di una grossa verità: tutta la nostra storia è nelle mani di Gesù. È un'affermazione questa che noi dovremmo continuamente approfondire per potere avere quella luce che guida i nostri passi nel cammino quotidiano. Teniamo sempre presente che noi siamo stati creati in Cristo Gesù, egli è il luogo nel quale il Padre si è rivelato e ci ha regalato la bellezza della vita, la gioia di appartenere al Maestro e, questa visione, deve continuamente risuonare nel nostro Spirito perché la bellezza della nostra vita si chiama Gesù.

E allora se noi partiamo da questa convinzione di fondo noi siamo persone che camminano nella fiducia e nella speranza.

Nella fiducia poiché egli, il Signore, è il senso portante della nostra vita. È vero… la storia che noi siamo chiamati a vivere è una storia complessa e quanti interrogativi noi stiamo vivendo in questo tracciato storico! Ma la bellezza della nostra vita è andare sempre all'origine. Noi siamo nati da Dio, camminiamo nel suo mistero e in lui abbiamo il senso portante di ogni frammento della nostra storia.

Il cristiano respira la presenza di Gesù. Infatti se noi dovessimo rileggere la storia di oggi ci accorgeremmo di quanto questa visione sia molto lontana dal nostro orizzonte abituale. Noi siamo presi da tante situazioni storiche, le vogliamo interpretare, le vogliamo collocare nel nostro quotidiano, ma tante volte ci manca una parola che è presente nel Vangelo e che, tutto sommato, è il cammino quotidiano: la radicalità. Infatti Gesù ci ha detto questa mattina chi non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. E questa affermazione molto forte nasce dalla convinzione di fondo che la nostra vita è costruita, fondata e guidata dalla Divina presenza.

Il Signore è veramente con noi, cammina in noi, ed è la meta della nostra storia.

Ora partendo da questa affermazione sicuramente molto radicale di Gesù, nasce in noi l'interrogativo: come possiamo essere suoi discepoli?

E allora appare al nostro orizzonte la risposta che il Vangelo ci offre davanti a questo interrogativo: il cristiano è un battezzato.

Una delle domande che tante volte ci possiamo porre è: perché il cristiano viene battezzato? Noi spesse volte siamo davanti ai misteri che tale rito effettivamente ci offre, ma ci fa dimenticare qual è l'anima vera del battesimo. Lo accennavamo qualche domenica fa. Il cristiano quando guarda Gesù si pone la domanda: quando Gesù ha battezzato i suoi discepoli?

E la risposta che noi intuiamo leggendo il Vangelo è molto semplice: il battesimo è Cristo che viene ad abitare dentro di noi.

Il battezzato è il Cristo vivente e, quando noi partiamo da questa convinzione che il Cristo vivente è in noi, in lui tutto è possibile.

È bello svegliarci al mattino e sperimentare la presenza del Maestro, è esperienza di fiducia continua la convinzione che egli cammina con noi sempre, ma soprattutto che egli è la grande meta che ricompenserà tutti gli impegni del nostro quotidiano.

Gesù abita dentro di noi e cammina continuamente nella nostra esperienza storica per farci veramente crescere nella bellezza del suo mistero. Ecco perché Gesù questa mattina ha un linguaggio molto forte, perché impariamo a fondare nella verità la nostra vita. Gesù non è un maestro qualunque. Gesù abita in noi e in quel suo abitare in noi egli costruisce istante per istante la nostra vita con la sua potenza e la sua grazia.

Ecco perché il cristiano sa esattamente che la radicalità è il linguaggio credente di un uomo che ha fondato in Gesù il senso della sua esistenza. Gesù Cristo ieri, oggi e sempre! Perché in tale radicalità esistenziale l'uomo ritrova la bellezza e la profondità della sua esistenza.

Se noi riuscissimo a cogliere questo tipo di lettura davanti agli avvenimenti quotidiani, noi avremmo sempre questa illuminazione: Gesù è in me, cammina con me, ed è il criterio della mia esistenza. Innamorarci di questo Gesù, è il criterio di fondo della nostra vita. D'altra parte quando Dio parla e ci ha creati, ci ha creati per consegnarci a Gesù e, Gesù, accoglie le nostre persone come un grande mistero d'amore. Ecco perché Paolo nella Lettera agli Ebrei dice: Gesù Cristo ieri, oggi è sempre! Perché la nostra esistenza è radicata fondamentalmente nel suo mistero.

E allora se tante volte il Vangelo diventa per noi una profonda stimolazione che ci può lasciare qualche volta perplessi, la risposta di Gesù ce la dà continuamente: “Io sono con te. Io cammino nella tua vita. La bellezza del vangelo è diventare il mio Mistero - dice Gesù - nel quale la tua storia ritrova un vero e profondo significato!”. Ecco perché il cristiano cammina nella fiducia e nella speranza perché qualunque evento lo possa veramente raggiungere esso vien vissuto nel mistero del Maestro.

Questa è la bellezza della nostra vita e allora il Vangelo di oggi che è molto impegnativo ci dice: “Non aver paura, Gesù è con te” e questa esperienza noi la stiamo vivendo nel mistero eucaristico. La bellezza della vita è essere chiamati da Gesù, ad entrare nella sua personalità attraverso quello che noi chiamiamo la comunione, il corpo dato e il sangue versato e, quando la nostra vita viene inebriata dalla presenza di Gesù, corpo dato e sangue versato, possiamo camminare nella vera serenità del cuore perché se lui è con noi, vive con noi e con noi cammina, non dobbiamo mai avere alcuna paura. Anzi, la sua presenza oggi in mezzo a noi diventa il principio di quella sua presenza gloriosa in paradiso quando egli ci chiamerà definitivamente a sé in un gaudio che non ha confini. Questa sia la bellezza di quello che Gesù questa mattina potrebbe regalarci in modo che innamorarci di Gesù è ritrovare il senso della vita e camminare con fiducia nel tempo e nello spazio, in attesa di quel grande evento che è la Gerusalemme celeste, quando Gesù ci dirà: “Vieni nel mio gaudio, nella mia gioia e con me canta per sempre l'amore del Padre che è la bellezza della vita di ogni cuore credente.

 

06 settembre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

“Il Figlio dell’uomo è signore del sabato”.

Il tempo è sacramento dell’agire di Dio nella storia e aiuta l’uomo a crescere nella comunione divina. Come creature viviamo nel tempo che guida la persona nella costruzione di un mondo nuovo. Siamo alunni di un meraviglioso progetto divino-umano che la creatura si sente chiamata a realizzare a lode della Trinità beata.

È il capolavoro che Dio ha affidato da realizzare al genio della creatura.

05 settembre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

Il vino nuovo occorre versarlo in otri nuovi.

Siamo una continua storia rigenerata perché incarniamo la novità divina che fa respirare sempre speranza. Abbiamo l’amore alla novità esistenziale. Amiamo sempre quella gioia di vivere per crescere nella luminosità umano-divina.

Lo Spirito Santo ci guidi in questo meraviglioso cammino.

04 settembre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

«Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti».

La figura di Gesù è creatrice di speranza poiché rende possibile ciò che umanamente non è evidente.

La fede è creatrice di un mondo nuovo che ha la sua origine nella personalità di Gesù che è i mezzo a noi.

03 settembre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.

La parola di Dio illumina il cuore degli assetati della Verità e li apre a orizzonti divini.

Padre, la tua Parola è calore per il mio spirito e luce per raggiungere la meta del tuo volto.

02 settembre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua parola aveva autorità.

La figura di Gesù ci attira continuamente perché la sua personalità è l’incarnazione delle sue parole e ci regala serenità.

Guidaci Maestro divino verso la comunione con il Padre meta della nostra esistenza.

01 settembre 2025

Oggi, qui, Dio ci parla...

«Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

Dio attraverso le Divine scritture ci parla continuamente per guidarci a un fecondo cammino di conversione.

In questo ci sentiamo chiamati ogni giorno a vita nuova.