At 10,34a.37-43 Col 3,1-4 Gv 20,1-9
OMELIA
Il cammino quaresimale ci ha fatti innamorare del mistero di Gesù e, seguendolo come discepoli, siamo entrati nella "notte" di Dio. Nessuno ha visto Gesù risorgere perché l'evento della risurrezione è un mistero all'interno della Santissima Trinità. Il nostro Dio quando rivela se stesso si manifesta nel mistero della sua identità e un simile evento, centrale nel percorso della storia della salvezza, ha luogo solo di notte, perché la notte rappresenta il contesto normale del darsi della gratuità di Dio. Ecco perché nessuno ha visto la risurrezione del Signore nel suo compiersi poiché è un incontro tra il Figlio che si consegna al Padre e il Padre che regala la gloria al Figlio. L'evento della risurrezione è nascosto nel mistero della vita trinitaria. La nostra fede si fonda su questo mistero, su questa notte, nella quale veniamo trasportati come discepoli di Gesù perché questo è il percorso nella feconda esperienza della fede e di cui noi gustiamo la grandezza attraverso l'accoglienza del Risorto. Una simile visione ci pone una chiara domanda: come oggi possiamo gustare il Risorto non avendolo visto risorgere? Se, sotto l'azione dello Spirito, ci lasciamo collocare nella creatività divina possiamo veramente credere. La risposta esistenziale per poter veramente costruire nella fede la nostra esistenza ce l'ha offerta il discorso che Pietro ha rivolto a Cornelio, un discorso rivolto ai pagani, un discorso rivolto all'umanità intera.
Per poter
entrare nel mistero del Risorto dobbiamo vivere
il primato del vissuto,
il primato dell'essere discepoli,
il gusto del condividere i doni eucaristici.
Sono i tre
passaggi ai quali il discorso di Pietro ci invita a personalizzare perché
l'evento misterioso della risurrezione divenga vita della nostra vita,
permettendoci di costruire in verità la nostra personalità umana. Infatti una
delle verità che siamo chiamati a personalizzare è che dobbiamo avere una viva
consapevolezza che il Cristo nella bellezza della sua rivelazione non si
comprende con la semplice e sola intelligenza. Davanti al mistero di Cristo
l'uomo si mette in ginocchio, entra nel buio del Mistero e dà ospitalità alla
personalità del Risorto attraverso il vissuto. Infatti il Signore si rivela
come risorto a chi lo ha seguito, a quelli che hanno fatto della sua esistenza
il senso della loro vita. Se non si è con il Cristo nel quotidiano, non si
avverte l'esperienza del Risorto, perché è il Risorto che in certo qual modo ci
fa percepire la sua presenza, vivendone ogni giorno la attualità. Ecco perché
il primo elemento è quello di ritrovare la gioia del vissuto. Questo fatto lo
cogliamo perché noi siamo i prescelti, come
ha affermato Pietro nel suo discorso, siamo
quelli che sono stati chiamati ad appartenere a lui. Quando vogliamo gustare il
Risorto dobbiamo godere d'essere suoi perché diventando suoi, persone da lui
prescelte, possiamo dare ospitalità attiva e creativa alla sua persona. La
nostra vocazione prioritaria è quella di dare ospitalità a Cristo. Solo allora
potremo diventarne testimoni perché il testimone è colui che incarna nel
linguaggio storico l'esperienza quotidiana del Risorto. Noi dovremmo avvertire
intensamente dentro di noi la presenza operativa del Cristo. L'evento della Risurrezione
è inconcepibile se non per chi ha il coraggio di dire a Gesù: "Diventa mio
ospite! Perché tu mi hai scelto per darti ospitalità!"
Allora da
questa esperienza scaturisce la testimonianza di tale verità attraverso il
quotidiano intensamente vissuto e amato nella attiva attualità della presenza
di Cristo. Noi tutti come discepoli siamo chiamati a interiorizzare la stessa
gestualità di Gesù. E’ molto bello quello che ha detto Pietro nel discorso a
Cornelio: Gesù il quale passò
beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo
perché Dio era con lui. Tutta questa ricchezza penetra in noi e noi ne diventiamo
i testimoni: coloro che regalano la bellezza e la grandezza della vita nuova.
Il
testimone è un'esperienza che contamina il mondo. Quando noi siamo davanti all'esperienza
della vita degli Apostoli, essi ci hanno detto il loro vissuto, ci hanno
comunicato la loro esperienza e attraverso questa comunicazione della loro
esperienza è nato il mondo nuovo, che in Lui ha la fonte e la vitalità.
Il
testimone è colui che vive la semplicità del feriale e che mette in luce questa
consapevolezza nella scelta di qualcosa di incomprensibile al solo occhio umano,
ma è il criterio di fondo dell'esistenza. L'esistenza non è da capire, l'esistenza
credente è da gustare nel mistero della notte di Dio, e allora il terzo
passaggio: non solo prescelti, non solo testimoni ma commensali di Cristo. E' molto
bella la sottolineatura del discorso di Pietro: a noi che abbiamo mangiato e bevuto con Lui. La domanda che noi ci
possiamo porre è questa: ma dove possiamo veramente gustare per eccellenza questo
evento della Risurrezione? Come possiamo diventare testimoni di questo evento
misterioso? La risposta è molto chiara: quando mangiamo e beviamo con Lui!
Ricordiamoci
sempre una verità di fondo: noi non andiamo a messa (quante volte lo abbiamo
detto), andiamo a essere invitati a condividere una presenza. Se il Risorto non
fosse qui, è inutile il nostro essere qui! E siamo attorno a Lui come nella
misteriosa notte pasquale. Il mistero della risurrezione e il mistero della
notte pasquale, sono qui oggi nel mistero che stiamo vivendo: è il Risorto che
è qui. La bellezza del mistero della risurrezione noi lo percepiamo andando
all'Eucaristia. Da qui si delinea il nostro cammino per entrare nella esultanza
della Risurrezione: prescelti dal Cristo, testimoni della sua fecondità, immersi
nella celebrazione eucaristica. Di riflesso potremmo anche dire: partecipiamo
alla celebrazione eucaristica per essere testimoni, rendendo grazie, che è il
dono d’essere prescelti. Allora in questo stile di vita riusciamo veramente a
intuire che Gesù è risorto, anche se non l'abbiamo visto risorgere. Oggi, noi
veramente lo vediamo! Questa è la bellezza di ritrovarci qui. Noi tante volte
nascondiamo questa meravigliosa presenza attraverso tanti riti, tante parole e
tanti canti, dimenticando la bellezza della semplicità di una presenza. Il Risorto
non vuole tante cose che potrebbero appagare la nostra sensibilità, Egli vuole
solo che lo prendiamo come nostro ospite, nel cammino di tutti i giorni. Egli ci
rigenera e ci rafforza nell'evento sacrificale dell'Eucarestia per seminare la
speranza di Dio nella storia dell'umanità. Questo è ciò che oggi celebriamo.
Non per niente, e lo abbiamo ascoltato nel Vangelo, sia il discepolo che Gesù
amava, sia Pietro, vedono i segni della resurrezione, non il Risorto! E questo
per noi è importante perché ci permette di vivere dell'invisibile mentre noi
camminiamo nel tempo e nello spazio.
Questa è la
bellezza dello sperimentare il Risorto. Quello che oggettivamente ci viene
regalato e noi lo accogliamo come l'oggi della gratuità del Risorto in noi,
ravviva la nostra esistenza, ci dà la gioia di rendere grazie di essere stati
scelti, per dire all'uomo nella semplicità di tutti i giorni che un mondo nuovo
è apparso, un mondo nuovo che è una persona: Gesù risorto!
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