Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono
I grandi ideali attirano e
portano a scelte radicali che rendono il cuore veramente libero.
Padre, il volto di Gesù attira
l’uomo e lo conduce a metterlo al centro della propria esistenza. AMEN
Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono
I grandi ideali attirano e
portano a scelte radicali che rendono il cuore veramente libero.
Padre, il volto di Gesù attira
l’uomo e lo conduce a metterlo al centro della propria esistenza. AMEN
Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
La parola di Gesù è un sacramento
che orienta tutto il percorso della nostra esistenza. Chi sa ascoltare nel
silenzio del cuore adorante avverte l’intensa creatività divina che fa nuovo il
cuore di ogni uomo, specie se discepolo.
Padre, nella parola di Gesù
gustiamo la creatività dello Spirito Santo che ci rende partecipi della vita
divina. Il vero ascolto della fede apre il cuore agli orizzonti infiniti della
rivelazione del Maestro divino e permette di gustare la bellezza trinitaria.
AMEN
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.
Il cuore dell’uomo è aperto al
desiderio di poter vedere la gloria di Dio come pienezza della propria
realizzazione. Questa è la meta della nostra esistenza.
Padre, tieni sempre aperto il
nostro cuore al desiderio di poter gustare la luminosità del volto di Gesù per
cantare la bellezza della nostra vita. Lo Spirito Santo ci guidi sempre. AMEN
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita.
I grandi ideali della vita si
costruiscono attraverso la tenacia spirituale che non si lascia trascinare
dalle situazioni storiche. La solidità spirituale è certezza di superamento
degli ostacoli quotidiani.
Padre, la intensa comunione con
Gesù rappresenta un punto di forza nel combattimento quotidiano. L’imitazione
del Salvatore è certezza di autentica novità di vita pur nelle oscurità
storiche. Lo Spirito Santo è segno vivo di tale AMEN
Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non verrà lasciata pietra su pietra che non verrà distrutta.
Davanti all’infedeltà di
Gerusalemme c’è il giudizio di Dio che chiama alla conversione per entrare nella
nuova Gerusalemme, in cui appare la vera novità evangelica.
Padre, rendici sempre attenti
alle parole di Gesù perché possiamo gustare la novità della conversione del
nostro cuore. In lui, guidati dallo Spirito Santo, potremo fare l’esperienza
della novità che egli ha portato nella storia per rendere nuova ogni umana
creatura. Il fascino di Gesù è la nostra speranza quotidiana. AMEN
Ella, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere.
La bellezza della vita sta nel
profondo senso di gratitudine che anima il povero evangelico il quale si sente
tutta e sola grazia nella creatività divina.
Padre, mentre contempliamo il
Cristo ci sentiamo tutta grazia divina. Rendici sempre aperti a tale verità per
crescere in una profonda libertà interiore. Lo Spirito Santo ci illumini e
guidi AMEN
DOMENICA 24 NOVEMBRE 2024
Dn 7,13-14 Ap 1,5-8 Gv 18,33b-37
Questa mattina Gesù ci convoca
attorno a sé per introdurci nella pienezza della nostra esistenza.
La solennità di Cristo Re centro del
cosmo e della storia è nient'altro che la contemplazione del compimento della
nostra vita. Nati da Dio, diventiamo figli di Dio e saremo figli di Dio in
pienezza quando giungeremo nel giardino del paradiso.
Oggi Gesù ci orienta a contemplare
questo grande orizzonte. L'uomo cammina nel tempo e nello spazio, ma questo
cammino ha una grande meta: il Dio tutto in ciascuno di noi. Ora, per percepire
questa bellezza, dobbiamo prendere consapevolezza giorno per giorno che noi
apparteniamo a Gesù. Ricordiamoci sempre come l'evangelista Giovanni nel
prologo faccia quella bella affermazione A
quanti però l’hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli
che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da
volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. Il cristiano è il generato
da Dio: questa è la bellezza della nostra esistenza!
I genitori sono solo uno strumento di
questo grande mistero, noi nasciamo da Dio, viviamo di Dio per contemplarlo
nella pienezza della gloria del cielo. E allora partendo da questa visione, la
consapevolezza che noi dovremmo continuamente acquisire nel cammino del tempo e
dello spazio, è che la nostra vita appartiene a Dio e, quando diciamo Dio,
diciamo Padre, Figlio, Spirito Santo, apparteniamo alla Trinità beata, quindi
il nostro cammino è una ascensione continua in questo grande mistero che ci
avvolge continuamente.
Ma come possiamo camminare in questo
stile di vita? E allora, nati da Dio, prendiamo coscienza che siamo abitati da
Gesù. Ognuno di noi nel cammino della sua vita è un meraviglioso Sacramento: il
Signore in noi, il Signore che cammina con noi, il Signore che ci trasfigura
continuamente nel cammino della nostra esistenza. Ecco perché la festa della regalità
di Cristo è la festa del compimento della nostra vita.
Ma come noi possiamo entrare in
questa dinamica che ci affascina continuamente e che ci attira?
Ed è la bellezza di vedere la nostra
vita nelle mani della Trinità beata.
Si dice nella vita di San Giovanni
della Croce che il suo più grande desiderio era quello di vedere Gesù, tant'è
vero che egli afferma - Quando morirò
finalmente potrò dire di vederti! -.
La solennità di Cristo Re ci
introduce in questa mentalità: poter vedere il Signore in tutta la sua bellezza
e luminosità. Noi camminiamo nel tempo e nello spazio, ma in questo tempo e in
questo spazio noi siamo orientati alla pienezza del mistero della nostra
glorificazione: il Dio tutto in ciascuno di noi.
Su questo sfondo nasce l'interrogativo
- come noi effettivamente possiamo entrare in questa esperienza? - e allora
dobbiamo per un momento soffermarci sulla nostra identità.
Noi siamo nati da Dio.
Quando Giovanni nel prologo dice che
siamo nati da Dio, fa una grande affermazione: la nostra esistenza appartiene a
lui, alla Trinità beata, e noi camminiamo in questo desiderio continuo senza
alcun problema.
Come sarà bello quando al termine
della nostra storia vedremo il Signore faccia a faccia e potremmo dirgli “Eccomi!
Accoglimi nel tuo mistero, la tua gloria senso della mia esistenza!”
Ecco perché il discepolo nella festa
di Cristo Re è pieno di gaudio, perché veramente fa l'esperienza di quella
comunione divina che è la bellezza della sua storia, Dio tutto in ciascuno di
noi.
Ora tutto questo avviene nella Celebrazione
eucaristica.
Se noi ci poniamo l'interrogativo - perché
siamo qui alla Celebrazione eucaristica? - la risposta è molto semplice:
lasciarci trasfigurare, lasciarci continuamente introdurre in quella bellezza
trinitaria che è la gioia della nostra vita.
Noi viviamo per essere comunione
Divina. Chiunque, ha detto Gesù, è dalla verità, ascolta la mia voce. Noi siamo
nati da Dio, viviamo la comunione con Dio e lo ascoltiamo perché è il senso
della nostra storia e della nostra esistenza. Anzi, nel profondo del nostro
cuore, c'è un pulsare continuo che ci dice: “Quando ti potrò vedere finalmente o
Signore?” È la grande aspirazione che noi
gustiamo continuamente, essere in una esperienza di trasfigurazione per cui il
Signore diventa il tutto in ciascuno di noi.
Ecco perché il cristiano nella
solennità di Cristo Re cerca di percepire questa meravigliosa bellezza, essere
nel mistero divino criterio di fondo della nostra storia quotidiana.
Allora in questo orizzonte chiediamo
al Signore la grazia di avere lo sguardo sempre rivolto verso l’alto, di
lasciarci attirare continuamente in questo Mistero di gloria per essere veri e
autentici. Noi siamo chiamati a vivere questa esperienza, chiediamo al Padre
questo dono, viviamolo continuamente, camminiamo nella gioia dell'eternità beata
e il Signore sarà il tutto nella nostra vita e allora, quando moriremo, potremo
veramente dire: “Finalmente ti posso gustare, posso percepire la tua bellezza e
con tutti i fratelli cantare quella gloria divina che è il paradiso!”
Questa è la festa di Cristo Re, essere
immersi in una gloria che ci avvolge continuamente, che ci dà tanta speranza e
ci dice: essere Gesù è il compimento della vita, è la gioia dell'istante, è il
canto che ci avvolgerà per tutta l'eternità beata.
Tu lo dici: io sono re.
Gesù è re perché da lui dipende
tutta la nostra esistenza e in lui possiamo costruire evangelicamente ogni
frammento del quotidiano.
Padre, in Gesù possiamo costruire
nello stile del Vangelo la nostra vocazione ad essere suoi discepoli. Nello
Spirito Santo orienta sempre a lui il nostro cuore per diventare un Vangelo
vivente. AMEN
Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui.
La bellezza del cuore umano sta
nell’amare la vita, gustando la gioia dell’esistenza stessa. In essa si vive di
Infinito e ci si apre al mistero della pienezza del dono del quotidiano.
Padre, in te è la sorgente della
vita e con te la gustiamo in comunione con tutti i fratelli. Rendici alunni di
Gesù e docili alla creatività dello Spirito Santo per poterne gustare la
grandezza e la bellezza. AMEN
La mia casa sarà casa di preghiera.
Ogni luogo di culto fa respirare
nella preghiera e vive di preghiera. In esso la comunità si pone alla presenza
dell’Ineffabile e ogni atto sacramentale diventa un canto di gratitudine e di
supplica.
Padre, tu ci convochi nella
celebrazione sacramentale perché facciamo l’esperienza della reale presenza del
tuo Figlio Gesù risorto. Donaci sempre l’attenzione del cuore e della mente per
poterlo contemplare e gustarne la salvezza. Nello Spirito Santo vivremo tale
meraviglioso Mistero. AMEN
DOMENICA 17 NOVEMBRE 2024
Dn 12,1-3 Eb 10,11-14.18 Mc 13,24-32
OMELIA
La Chiesa, seguendo l'itinerario
dell'anno liturgico, ci orienta questa domenica all'incontro glorioso con il Signore
nell'esperienza del paradiso.
Il cristiano è chiamato a condividere
questa esperienza attraverso una profonda riflessione sul senso della sua vita:
nati da Dio, siamo chiamati a entrare nella gloria di Dio.
È quell’orientamento
che ci dovrebbe continuamente caratterizzare, siamo orientati all'incontro con
la gloria del cielo. Ecco perché Gesù nel brano evangelico che abbiamo
ascoltato ci fa un discorso molto impegnativo: cercare di riflettere
sull'incontro glorioso che noi avremo al termine della nostra vita.
Nati da Dio, diventiamo figli di Dio
e saremo in questa pienezza quando varcheremo la soglia del giardino dell'Eden
ed entreremo nel gaudio eterno.
Ma come noi possiamo orientare la
nostra vita verso questo incontro finale?
Uno dei drammi della cultura odierna
è avere dimenticata questa grande meta, quando Dio sarà tutto in ciascuno di
noi e, in quel momento, potremo gustare quella gloria che è il desiderio dei
nostri desideri: stare eternamente con il Signore.
E allora come noi possiamo entrare in
questo cammino? Come possiamo entrare in questa maturazione di gloria che ci
attende e ci trasfigura continuamente?
La risposta è molto semplice:
imparare a vedere Gesù nella nostra ferialità. Noi incontreremo il Signore nel
paradiso, ma questo grande desiderio di incontro glorioso, dipenderà dall’averlo
incontrato nella vita di tutti i giorni. Allora la domanda che vogliamo porci:
come noi possiamo incontrare il Signore?
Possono esserci cinque passaggi per
educarci giorno per giorno a entrare in questa bellezza gloriosa. Innanzitutto
l'esperienza della fede. Riandiamo sempre a quella bella espressione di Paolo
ai Tessalonicesi “Cristo mediante la fede abiti nei vostri cuori perché fondati
e radicati nella carità possiate sempre camminare in novità di vita”.
Il Signore dimora dentro di noi, è
una esperienza che dovremmo continuamente rivisitare, e rivisitare in modo
profondo, quando Gesù ci dice “Seguimi” nell'esperienza del discepolato, in
quel momento ci dice “Lasciami abitare nella tua vita!”. La presa di coscienza che
Dio, il Cristo, è presente nelle nostre persone e cammina nel tempo camminando
con noi.
È la prima
attenzione che dobbiamo continuamente tenere presente, camminare in avanti,
attraverso la coscienza che egli, il Signore, abita nella nostra vita, e questo
Gesù noi lo incontriamo nei sacramenti.
Cosa sono i riti se non il linguaggio
di una presenza? Il Signore è con noi! Quando il Maestro ci dice Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo, non ci
dice solo della sua presenza a livello storico, ma soprattutto a livello
sacramentale. Come sarebbe bello se nel cammino della nostra quotidianità
avessimo questa percezione - vado a stare con il Signore - ... non vado alla
Messa, che è un rito, vado a incontrare il Maestro che mi aspetta, mi
trasfigura e mi colloca in un cammino di gloria eterna per essere vero e
autentico.
La presenza sacramentale del Maestro
è l'anticipazione di quell'incontro glorioso che noi avremo in paradiso. E
tutto questo noi lo possiamo gustare attraverso le scelte di tutti i giorni. Noi
nella fede conosciamo i “sacramentali” questi gesti feriali attraverso i quali
noi diciamo in modo profondo la bellezza e la grandezza della nostra fede. Ogni
giorno il Signore è con noi, cammina con noi e attraverso la semplice
gestualità quotidiana noi continuamente desideriamo la sua presenza. Il Gesù
che noi incontreremo in paradiso noi lo percepiamo già nell'itinerario feriale
della nostra storia, egli è sempre con noi - ed è il quarto passaggio - e cioè: il nostro vissuto è con Gesù.
Come noi potremmo incontrarlo nella
bellezza del paradiso se egli non è con noi giorno per giorno, costruendo la
sua presenza attraverso la vita feriale?
Noi non incontreremo in modo
improvviso il Signore perché lo stiamo già desiderando, dicevamo nella fede,
nell'incontro sacramentale, in quei gesti feriali che ci accompagnano nel
quotidiano, attraverso soprattutto la certezza che egli è con noi. Noi spesse
volte dimentichiamo questa ultima verità …
Egli, Gesù, è nella nostra vita,
cammina con noi e ci dà la certezza di entrare in quel paradiso glorioso dove
Dio sarà tutto in ciascuno di noi.
È vero,
per entrare in questa esperienza dobbiamo essere profondamente convinti che
Gesù è nella nostra vita, è nella nostra quotidianità. Usando un'immagine molto
semplice egli “passeggia giorno per giorno nel cammino della nostra
quotidianità” per cui quando lo incontreremo nella gloria, in quel momento,
sarà pienezza della nostra vita. Se noi riuscissimo a percepire queste semplici
verità che ci accompagnano ogni giorno, la nostra vita sarebbe una grande
attesa, quando potremo veramente vedere il Signore in tutta la sua luminosità!
Il paradiso non è un ipotesi di lavoro. Il paradiso è l'attenzione costante del
nostro cuore che desidera continuamente entrare in quella luminosità eterna
perché il Dio con noi è la gioia del nostro istante.
È molto
bello come nel rito Ambrosiano l'Eucaristia si concluda con quella bella
espressione: “Andiamo in pace!”, andiamo in questa esperienza gloriosa dove Dio
sarà tutto in ciascuno di noi. D'altra parte se noi non avessimo questa visione
di gloria, cos'è la nostra esistenza? Passano gli anni, si succedono gli avvenimenti,
ma qual è il senso di questa nostra esistenza quotidiana, se non entrare in
questa attrazione meravigliosa che è il paradiso?
Morire non è nient'altro che fare
quel salto di qualità per cui Dio diventa il tutto nella nostra vita, la luce
che illuminerà le nostre tenebre e ci darà la capacità di camminare in un
mistero di gloria con tutti i nostri Santi. La Chiesa, attraverso il discorso
escatologico dei Vangeli, ci vuole illuminare da questo punto di vista per
orientarci verso questa grandezza in modo che quando arriverà il nostro giorno
diremo: “Eccomi Signore mi colloco nelle tue mani, cammino nella tua luce
eterna per essere con i fratelli in una gloria che non ha confini!”.
Questa sia la bellezza della nostra
vita, camminiamo con Gesù nel tempo per essere con lui nell'eternità beata e
allora, in questo orizzonte, noi potremo gustare la bellezza della vita.
D'altra parte perché siamo stati creati? E nel catechismo abbiamo imparato
quella formula - per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita per poi
poterlo goderlo eternamente in Paradiso - lì sarà il compimento di ogni nostro
desiderio, saremo in quella gloria futura che illuminerà il nostro tempo e ci
darà la bellezza del gustare la comunione con il Padre, con il Figlio e con lo
Spirito Santo.
Questa sia l'esperienza che vogliamo
fare in questa EucarIstia.
E allora quando riceveremo
l'Eucaristia Sacramento questa mattina pregustiamo in quel momento, l’istante
in cui Gesù ci prenderà per mano, ci darà il suo Corpo il suo Sangue nella
gloria del cielo, per cantare eternamente il gaudio di quella esperienza
gloriosa quando Dio sarà tutto in ciascuno di noi.
Questo sia il nostro itinerario di
vita.
Questo il nostro desiderio.
Questo l'istanza più profonda per
entrare in quella luce eterna dove Dio sarà tutto in ciascuno di noi, in una
gioia che non ha alcun confine.
Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città, pianse su di essa.
Il cuore di Gesù esprime l’amore
del Padre per la Città Santa attraverso il linguaggio del pianto. Le lacrime
appartengono ad un cuore profondamente innamorato che esprime la fedeltà
divino-umana di Gesù.
Padre, la tua fedeltà è fonte di
speranza per ogni creatura. Aiutaci a prendere coscienza di tale ricchezza
spirituale in ogni travaglio storico per aprire l’orizzonte del cuore ad un
futuro fecondo dove Dio si rivela meraviglioso. AMEN
Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere su dieci città.
La fecondità nella vita si vive
nella gioia di saper rendere grazie di fronte alla bellezza del quotidiano. Chi
sa dire grazie costruisce sempre una novità esistenziale.
Padre, illuminaci continuamente
nel costruire il quotidiano perché sappiamo renderti grazie nelle scelte
quotidiane, come ha pregato Gesù stesso. Lo Spirito Santo ci illumini sempre
nello scrutare le bellezze della storia per poter vivere rendendo grazie. AMEN
Il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto.
La missione di Gesù sta nel
portare a compimento la bellezza della creatura umana e aiutarla a camminare
nella sua verità e autenticità. L’uomo è riflesso della gloria divina.
Padre, nel tuo mistero di amore
ci regali ogni giorno a Gesù perché possiamo rivelare la grandezza della tua
luminosità. Rendici attenti al tuo progetto creativo perché possiamo rivelare
ai fratelli il tuo cuore innamorato della creatura umana. AMEN
Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio.
Davanti alle meraviglie che Gesù
compie, la persona si lascia coinvolgere nella sequela del discepolo
glorificando la fonte delle meraviglie. La lode nasce spontanea nel cuore puro
e affascinato.
Padre, rendi sempre il nostro
cuore attento alla persona di Gesù per lasciarci coinvolgere nel suo mistero di
grande amore. Coinvolti nella sua bellezza possiamo glorificare il tuo nome
nello Spirito Santo. AMEN
Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
La parola di Gesù è sempre
feconda e attuale. Essa interviene nella storia, interpella e porta la creatura
umana a prendere delle decisioni per gustare il dono della salvezza.
Padre, le parole del tuo Figlio
Gesù interpellano l’intera umanità perché ogni uomo si decida ad accogliere il
suo mistero di novità di vita. In Gesù amato riscopriamo la gioia di vivere. Lo
Spirito Santo ci guidi in questo itinerario di conversione perché possiamo
entrare nella tua gloria. AMEN
Ma il Figlio dell’uomo quando verrà troverà la fede sulla terra?
È il grosso interrogativo che è
presente nel cuore di ogni discepolo. Siamo in stato di feconda attesa della
venuta del Maestro che è luce nelle tenebre della storia?
Padre, rendi il nostro cuore
attento alla ricerca della persona del Maestro divino per crescere nella luce
che non conosce tramonto. Lo Spirito ci proietti sempre in avanti. AMEN
Chi perderà la propria vita, la manterrà viva.
Di fronte ai grandi ideali della
propria esistenza l’uomo è portato a sacrificare tutto pur di viverli in
pienezza. Il fascino del mistero della vita conduce la creatura a scelte
radicali che la realizzano e le aprono orizzonti di autentica bellezza e
felicità.
Padre, anima la nostra storia
quotidiana con grandi ideali per poter imitare il tuo Figlio Gesù e così
gustare il dono della vita. Lo Spirito Santo ci guidi come ha condotto il
Maestro per conquistare la grandezza della nostra ferialità. AMEN
Ecco il regno di Dio è in mezzo a voi!
Gesù è in mezzo a noi e ci
comunica la Sapienza del Padre perché la nostra esistenza si dilati in una
intensa armonia esistenziale. Con il Maestro divino possiamo camminare nella
gioia che viene dall’alto.
Padre, nel tuo Figlio Gesù ci
comunichi la bellezza del regno dei cieli e ci introduci nella tua luminosità.
Attiraci nel suo mistero perché nella potenza dello Spirito Santo possiamo
accostarci alla calorosa esperienza del tuo cuore innamorato della creatura
umana. AMEN
«Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».
L’uomo nella coscienza delle
proprie povertà diventa una supplica vivente per rendere feconda la speranza
che alberga nel suo cuore. È il volto esistenziale della
fede.
Padre, nella fecondità della fede
la creatura rende sempre grazie al tuo Figlio Gesù perché in lui cresce nella
speranza e gusta la novità creativa dello Spirito Santo. Chi costruisce ogni
istante della propria esistenza nella gratitudine vive della fecondità divina.
Questa situazione esprime la luce che illumina ogni oscurità storica. AMEN
Quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare.
La libertà del cuore passa
attraverso un profondo senso di gratitudine esistenziale. Il sentirsi totale
gratuità divina riempie di gioia le nostre persone e ci rende capolavori da
regalare ai fratelli.
Padre, in Cristo Gesù siamo la
vivente incarnazione del tuo Amore per generare serenità nel cuore di ogni
creatura umana. Donaci questa bellezza spirituale per dare alla luce un mondo
nuovo nello Spirito Santo. Questa è la nostra viva e incessante preghiera. AMEN
Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso “Sradicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
La fecondità della vita di fede
si scopre nella sua radicalità nella esperienza propria della
obbedienza. Aderiamo alla parola di Gesù in pienezza.
Padre, in te è la sorgente
della vita e con Gesù viviamo possibile ciò che umanamente sembra impossibile.
Rafforza la nostra vita di fede per aderire a lui nella potenza dello Spirito
Santo. Solo così potremo camminare in novità di vita. AMEN
DOMENICA 10 NOVEMBRE 2024
1Re 17,10-16 Eb 9,24-28 Mc 12,38-44
OMELIA
Uno degli interrogativi che
accompagnano l'uomo nel cammino della sua esperienza di discepolo del Maestro è
chiedersi come costruire una vita che sia veramente autentica e, attraverso
l'immagine della vedova che offre il suo obolo al tempio, ci è data l'immagine
chiara attraverso tre passaggi che cogliamo nella narrazione: la condizione di
vedova, il donare quello che aveva al tempio, il senso del rendimento di
grazie. Tre passaggi che caratterizzano la vita di ogni discepolo che, nel
cammino della sua vita, è chiamato giorno per giorno ad essere tutta una
oblazione nelle mani di Dio.
Il discepolo si sente tutta e sola grazia,
vive continuamente di gratitudine e gusta la fecondità della benedizione
Divina. Tre passaggi che ci devono continuamente accompagnare nel cammino della
vita. Innanzitutto perché Gesù ha scelto l'immagine di una vedova? E la
risposta è molto semplice: ella vive la solitudine, vive di gratuità, cammina
nella storia quotidiana fidandosi di Dio. Ricordiamo sempre che in termini
sociologici le vedove vivevano solamente di gratuità. E allora il discepolo
davanti all'immagine della vedova impara una cosa fondamentale nel cammino
della sua vita: il vivere continuamente di gratuità.
Essa davanti a Dio si sente tutta e
sola grazia e sentendosi in tale atteggiamento interiore ella offre tutto ciò
che aveva, ed è il secondo passaggio: vi getta le due monetine che fanno un
soldo. Ella si sente capolavoro della gratuità di Dio e quando l'uomo avverte
nella sua esistenza di essere tutta e sola grazia, la sua vita è tutta di
gratitudine. L'uomo contemporaneo davanti a questa immagine evangelica ha
davanti a sé tanti punti di domanda: se mette tutto quello che ha nel tesoro
del tempio, di che cosa vive? E la risposta è molto semplice: vive di
gratitudine! Ella nel cammino della sua storia si affida unicamente alla
provvidenza divina, è quella profonda libertà interiore che la vedova avverte
in se stessa. Ella ormai appartiene a Dio, vive di quello che Dio le regala e
cammina giorno per giorno in questa profonda consapevolezza, che la sua
gratitudine era nient'altro che l'espressione della sua libertà interiore.
La frase finale del Vangelo è molto
significativa Lei invece, nella sua
miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere. E
in questo metteva in luce un aspetto fondamentale: la bellezza della
gratitudine. Ed allora, partendo da questa immagine, come il discepolo
costruisce la sua storia quotidiana?
Innanzitutto prendendo profonda
convinzione d’essere pura grazia. Il discepolo sa nel cammino della sua vita di
essere continuamente accompagnato dalla presenza del Maestro e questa presenza
diventa gratitudine, diventa coraggio di vita, diventa speranza. È quel fascino che qualifica
profondamente il discepolo e gli permette veramente di camminare nella libertà
del cuore.
Allora il secondo passaggio: cosa
vuol dire offrire “tutto ciò che si ha per vivere”? Il valore è la vita, il
camminare nella convinzione che siamo sostanzialmente un dono creativo di Dio.
Usando l'espressione più semplice: siamo capolavoro della condiscendenza Divina
nella nostra storia, è quel senso di gratitudine che accompagna continuamente
la nostra vita.
Usando l'espressione di Paolo - per
grazia… siamo quello che siamo - e quando l'uomo, nel cammino della sua
esperienza, prende coscienza di questo mistero allora vive di gratitudine! Perché
la gratitudine è la fecondità dell'istante. Infatti, se noi ci accostiamo alla
letteratura dell'Antico Testamento, cosa vuol dire vivere di gratitudine, se
non la presa di coscienza che Dio è Provvidenza? Infatti quando noi entriamo nell'esperienza
del linguaggio biblico il camminare dicendo sempre “grazie” incarna una
profonda convinzione, la gratitudine diventa veramente feconda! Dio non
abbandona l'uomo! Ecco perché Gesù fa l'elogio di quella donna vedova perché
vive della gratuità divina.
Ella nella sua solitudine è grazia,
nel vivere diventa gratitudine e gusta la fecondità di quel Dio che non la
abbandonerà mai! Ecco perché il cristiano vive questi profondi sentimenti
continuamente nella sua esistenza, sentendosi “grazia” dice “grazie” ed è la
fecondità di Dio.
È una sapienza
che l'uomo di oggi non comprende, ma che noi riusciamo a intuire guardando al Maestro
divino. Se in Gesù siamo noi stessi, se con Gesù camminiamo nel tempo e nello
spazio, non abbiamo paura di crescere nella Provvidenza divina che non delude
mai. Ecco perché il cristiano vive di gratitudine. Non per niente - e questo ci
fa molto pensare - il cristiano vive nel mistero eucaristico e l'Eucaristia è grazia.
Andare all’Eucaristia è cantare la gratitudine e quando noi entriamo nella
gratitudine Divina non ci manca mai niente perché la bellezza della nostra vita
si apre su quell’ orizzonte di gloria in cui noi ritroviamo veramente noi
stessi.
Ecco allora che l'esempio evangelico
diventa per noi un motivo di grande respiro. Se il Signore è il nostro tutto, regaliamogli
tutto e avremo la fecondità del suo cuore. La sua presenza che cammina con noi
nel tempo e nello spazio facendoci mancare nulla, perché la sua presenza è la
chiarezza della nostra vita.
Ecco perché il cristiano va
regolarmente a celebrare Divini misteri, perché in quella celebrazione si sente
talmente grazia da dire Rendiamo grazie
al Signore, nostro Dio… È cosa buona e giusta,
in quell'istante viviamo la certezza che siamo nelle mani di quel Dio che non
ci abbandona mai, che ci accompagna, ci riempie di una pienezza del suo amore
per crescere continuamente in novità di vita.
Questo sia il mistero che vogliamo
vivere in questa celebrazione e attraverso l'esempio evangelico ritroviamo
quella libertà del cuore che ci dice che apparteniamo al Signore, viviamo di
lui e in lui non ci manca mai nulla.
Viviamo questa esperienza, cantiamo
la gioia di appartenere al Maestro e allora la nostra vita sarà veramente un
cammino interiore di grande libertà dove, cantando la gratitudine, avremo
fecondità divina e nella fecondità divina ci prepariamo a quell’orizzonte di gloria
quando Dio sarà in tutto in ciascuno di noi.
Lei nella sua miseria vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere.
Il vero povero evangelico vive di
gratitudine nel costruire le scelte della sua esistenza perché si sente tutta e
sola grazia divina. La gratuità anima il cuore di chi nella provvidenza elabora
ogni istante della propria esistenza.
Padre, ogni respiro della vita è
un tuo dono perché ci chiami a contemplare la tua gloria. La presenza di Gesù è
fonte del desiderio della luce eterna che ci avvolgerà nel paradiso. Lo Spirito
Santo ci guidi in questo itinerario verso l’eternità beata. AMEN
Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere
La contemplazione di Gesù risorto
rappresenta l’anima di ogni suo discepolo, nella relazione con lui il
battezzato ritrova sempre la sua identità e cresce nella sua piena e autentica
esperienza esistenziale.
Padre, attiraci sempre più nel
mistero del tuo Figlio Gesù per gustare la bellezza feconda d’essere suoi
discepoli. Lo Spirito Santo ci plasmi sempre più perché possiamo diventare il
suo volto luminoso. AMEN
I figli di questo mondo verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Gesù utilizza un linguaggio molto
realistico per affermare la grandezza della vera scelta di fede. In lui si
sviluppa la grandezza del senso più vero dell’esistenza.
Padre, in Gesù ogni uomo riscopre
il vero significato della propria storia. Per lui si affrontano tutte le
possibili difficoltà per accedere alla bellezza del quotidiano. Lo Spirito
Santo ci faccia sempre più innamorare della persona del Maestro divino. AMEN
Vi è gioia davanti a Dio per un solo peccatore che si converte.
Il Dio della rivelazione è
innamorato dell’uomo, desidera attirarlo a sé sempre perché possa godere della
luce luminosa del paradiso.
Padre, Gesù è entrato nella
storia per donare alla creatura la gioia della gloria del cielo. Lo Spirito
Santo ci renda sempre vivo questo meraviglioso orizzonte per respirare la
bellezza dell’eterno. AMEN
Chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi non può essere mio discepolo.
La signoria di Gesù nel cammino
della nostra vita è fonte di gaudio nell’eternità beata, meta della nostra
esistenza storica.
Padre, nel tuo Figlio Gesù hai
rinchiuso tutto il valore della nostra vita. Attirati a lui cresceremo in
Spirito Santo nella comunione con te e con ogni fratello, nella luminosa
prospettiva del regno dei cieli. AMEN
Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia.
Tutti gli uomini sono chiamati ad
entrare nel mistero conviviale dell’amore divino-umano di Gesù che abbraccia
ogni uomo per donargli la vita.
Padre, ogni creatura è chiamata a
vivere del mistero di Cristo, specie nella convivialità eucaristica. Qui c’è la
vera comunione fraterna. Lo Spirito Santo ci guidi in questo cammino di
fratellanza universale. AMEN
Quando offri un banchetto invita poveri…; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti.
Il senso della vita come gratuità
esprime il valore della gratitudine esistenziale che anima i rapporti fraterni.
In questo si vive il grande valore della libertà del cuore che si dona in modo
veramente inesauribile.
Padre il tuo Figlio ci invita a
gustare con gratitudine il dono della vita quotidiana per generare la comunione
fraterna. Lo Spirito Santo, anima di ogni unità esistenziale, ci sorregga in tale
itinerario spirituale. AMEN
DOMENICA 3 NOVEMBRE 2024
Dt 6,2-6 Eb 7,23-28 Mc 12,28b-34
OMELIA
Le solennità dei Santi e dei morti ci
hanno introdotti nella contemplazione di Cristo, il Santo per eccellenza nel
quale ogni uomo ritrova veramente se stesso.
Ecco allora che Gesù questa mattina
ci vuole aiutare a entrare in questa esperienza, entrare nella sua personalità
come criterio di fondo della nostra vita. Quanto più ci innamoriamo di Gesù,
quanto più noi vediamo in Gesù il criterio delle nostre scelte, tanto più siamo
noi stessi. Essere “Santi” è diventare il volto di Gesù e allora, se noi
partiamo da questa lettura fondamentale, che cosa il Maestro ci può questa
mattina comunicare perché possiamo veramente entrare in una esperienza di
novità di vita?
Se noi guardiamo attentamente il
dialogo che il Vangelo ci offre, dobbiamo fare un’osservazione che ci deve
continuamente accompagnare, un’osservazione che si ritraduce in questa
espressione: Gesù ci ha dato due precetti o ci ha detto di vivere il suo
mistero?
È una
domanda che noi dobbiamo porci, perché la bellezza del rapporto con Dio sta
tutto nella essenzialità. Se noi dovessimo essere più radicali non dovremmo più
dire che Gesù ci ha dato due comandamenti, perché il numero due non appartiene
a Dio. Dio è uno. Dio è essenziale. Dio è il centro del cosmo e della storia: il
mistero di Gesù. E allora i precetti non sono nient'altro che l'espressione di
qualcosa di molto più profondo. Chi è il cristiano? Egli è chiamato a vivere i
due precetti o a essere il Cristo vivente?
E la risposta è molto semplice: il
Cristo abita in ciascuno di noi. Cristo è il metro della nostra vita. Cristo è
il punto di riferimento delle nostre scelte. Non esistono due precetti, esiste
un'unica contemplazione. La nostra vita è chiamata a essere il volto vivente di
Gesù. Infatti, se noi dovessimo entrare nella comprensione della nostra
identità, ci accorgeremmo che egli è il Signore, il Signore da tutti i punti di
vista, per cui il cristiano nel cammino della sua vita ha come punto di
riferimento il mistero di Gesù. Siamo chiamati ad accedere al suo Mistero, a
vivere di lui come criterio della nostra vita.
Fatta questa premessa fondamentale entriamo
nel mistero di Gesù e ci accorgiamo che egli è vero Dio e vero uomo nell'unità
della sua persona. Spesse volte noi pensiamo che le formulazioni della fede
siano fenomeni di tipo teorico, ma il cristiano sa esattamente che il cammino
della sua vita si chiama solo Gesù.
Come noi siamo diventati Gesù, se non
attraverso il battesimo e, cos'è il battesimo se non la vivente quotidiana
contemplazione del Cristo che è il Signore del cosmo e della storia? I
comandamenti presuppongono l'innamoramento di Gesù, unico criterio della nostra
vita. E allora i precetti sono un linguaggio operativo per maturare nella
nostra identità. E allora chi è Gesù?
Quando noi, al termine della nostra
vita, incontreremo Dio Padre, egli vorrà vedere una cosa sola: il volto del suo
Figlio e allora, quando noi guardiamo Gesù, guardiamo colui che è vero Dio, ma
è anche vero uomo, nell'unità della sua persona, e in lui ci ritroviamo
veramente uomini, in lui ci ritroviamo veramente persone in stato di
divinizzazione. Ecco perché il cristiano non conosce nessun precetto se non la
vivente contemplazione di Gesù criterio fondamentale della nostra vita.
Tant'è vero che noi potremmo avere come
criterio di fondo una semplice domanda: chi sei tu Gesù nella mia storia? Qual
è il criterio tuo, o Gesù, che deve diventare il criterio della mia esistenza?
Tu cosa faresti nel cammino quotidiano della mia esistenza?
E la risposta sarebbe molto semplice:
“Vivi come son vissuto io!”
Non esistono i precetti, esiste una
contemplazione viva del Mistero che diventa il criterio di fondo della nostra
esistenza, lui è vero Dio, ma anche vero uomo, contempliamo lui vero uomo per
crescere nella gioia di essere vero Dio.
Paolo nella lettera ai Galati fece
un'affermazione molto bella: "Se
uno è in Cristo è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco, ne
sono nate di nuove". La novità si chiama Gesù.
Ecco che allora, se dovessimo ritradurre
il dialogo tra lo scriba e Gesù, davanti alla domanda - Qual è il primo di
tutti i comandamenti? - la risposta sarebbe molto semplice: vivi il mio mistero!
Il cristiano è un contemplativo in azione, che ha come criterio di fondo il
fascino di Gesù e, questo fascino, è il principio della nostra vita. Dicevamo
prima che, quando al termine della nostra storia incontreremo Dio Padre, egli
vorrà vedere solo una realtà dentro di noi: la luminosità del suo Figlio. Innamorati
di lui, viviamo di lui, camminiamo con lui e saremo per tutta l'eternità nella
gioia che è solo lui. La vocazione alla santità è essere Gesù vivente, vero Dio
e vero uomo, siamo in Gesù una umanità luminosa e, in questo, noi troviamo la
bellezza della nostra vita. Innamoriamoci di Gesù, ritroviamo in lui il senso
della nostra storia e allora esiste un unico precetto: essere Lui vivente.
E allora quando noi vogliamo
camminare in autenticità di vita abbiamo questa profonda convinzione interiore:
fin dal mattino innamoriamoci di Gesù, abbiamo un dialogo diuturno con lui
chiedendogli - Vivi la tua storia nella mia esistenza - per potere crescere in
quella essenzialità che è diventare il suo volto in ogni frammento della nostra
vita. Allora, e giungiamo allora a quello che il Signore veramente ci chiede,
quando nel paradiso incontreremo il volto di Dio Padre, il Padre con tanta
gioia dirà: “Ecco il mio figlio luminoso!”
Questa è la bellezza della nostra
vita. Questo è l'itinerario di ogni nostra scelta e camminando con Gesù saremo
eternità beata. Ecco allora che se noi dovessimo chiederci continuamente - Come
posso costruire la mia vita? - Gesù ci direbbe: “Vivi come son vissuto io e
come voglio vivere il mio mistero nella tua esistenza”. È quella essenzialità e semplicità di
vita che noi dovremmo continuamente acquisire nel nostro cammino quotidiano.
Allora chiediamo al Padre questa
grazia, di lasciarci trasfigurare giorno per giorno dal Divin maestro, perché
immersi nella sua luce camminiamo in novità di vita, siamo nella vera gioia e,
con Gesù, possiamo crescere in quella bellezza di eternità beata che ci attende
tutti e sarà bello, nel momento in cui moriremo, dire: “Mio signore e mio Dio” abbandonandoci completamente alla
luminosità della gloria del cielo per cantare eternamente la gioia di
appartenere al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo in una eternità che non ha
confini, perché in Gesù siamo nella vera pienezza della nostra storia.
Il primo comandamento è: "Ascolta Israele"
Ogni norma parte dalla sua
fondazione: Ascolta, poiché è il riflesso della conoscenza della nostra natura
umana. Noi siamo l’atto creativo di Dio a cui prestiamo la nostra
obbedienza.
Padre, noi siamo il capolavoro
della tua opera creativa. Donaci la grazia di apprezzare e di approfondire tale
dono contemplando la tua volontà amativa per essere uomini autentici. Lo
Spirito Santo ci guidi in questa opera. AMEN
E io lo risusciterò nell’ultimo giorno.
Chi vive di Gesù nel tempo, con
lui vivrà in tutta l’eternità beata. Con lui si viene immersi nella pienezza
della gloria con tutti i fratelli. Questa è la nostra meta esistenziale.
Padre, nel tuo Figlio Gesù
viviamo la comunione gloriosa con te anticipando la luminosità del paradiso.
Illumina le nostre giornate perché possiamo essere sempre aperti sul Mistero.
Lo Spirito Santo ci faccia sempre desiderare questa metà meravigliosa. AMEN
Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
La vera povertà evangelica sta
nel vivere la propria esistenza nella essenzialità e semplicità del momento
storico. Nello stesso tempo avvertiamo l’esigenza di costruire ogni istante in
obbedienza alla concretezza del feriale.
Padre, donaci la gioia concreta
di vivere ogni istante amando i propri limiti, per essere capolavori della tua
grandezza, come ha fatto Gesù. Lo Spirito Santo ci regali tale meravigliosa
esperienza. AMEN