Sap 12, 13.16-19 Rm
8,26-27 Mt 13,24-43
OMELIA
Gesù continua a manifestare agli
uomini la sua personalità. Dopo essersi presentato come chicco che cade nella
terra e diventa spiga, oggi ci parla di sé attraverso le tre parabole che
abbiamo ascoltato.
Innanzitutto Gesù è il “buon grano”
che è entrato nella storia, ha avuto le conflittualità con il regno delle
tenebre, ma alla fine ha vinto. È una prima lettura che ci deve stimolare: Gesù
è il buon grano. Una simile prospettiva ci fa intuire che la componente positiva
della vita è più importante degli elementi negativi. Noi tante volte cadiamo
nel rischio di vedere troppa zizzania e troppo poco il buon grano. L'uomo, anche
se nel cammino della sua storia non è sempre consapevole e cosciente del grande
mistero che è la sua esistenza, tuttavia non è nello stesso tempo più o meno
responsabile di questo capolavoro che è la sua umanità. Egli è continuamente
creato dalle meraviglie di Dio, respira la potenza della SS. Trinità e ogni
frammento della sua esistenza è un atto della fiducia divina in lui. Se è vero
che l'uomo storico è tentato di leggere e di mettere tutto in una prospettiva
negativa, sottolineando l'esperienza della zizzania, il credente si sente
talmente capolavoro di Dio da avere un'esistenza ricca di fiducia. Usando la
bella immagine di Paolo: “Se Dio è con
noi, chi può essere contro di noi?”. Ogni uomo, nel momento in cui vive,
respira e il respiro è un atto della bontà delle tre Persone divine. Questo
meraviglioso amore di Dio che continuamente crea l'uomo e lo rigenera in novità
di vita è Gesù, il quale è innamorato dell'uomo. Nella storia della salvezza ci
accorgiamo che l'opera di Gesù è l'atto del suo amore nei confronti dell'umana
creatura: la rende sempre luminosa, dimostrandole la sua fiducia. Ecco perché
si dice che Dio ha talmente amato l'uomo che non lo abbandonerà mai, lo
sosterrà sempre in qualunque situazione possa venirsi a trovare: è la gratuità
divina che agisce continuamente nella storia. Ma Dio agisce nella storia con il
metodo del Figlio: la piccolezza e il nascondimento, le due realtà che hanno
caratterizzato la sua vita.
Rivolgiamo l'attenzione alla piccolezza.
Nei Vangeli dell'infanzia leggiamo che Gesù nasce a Betlemme e davanti alla sua
nascita e alla sua permanenza a Nazareth ci poniamo la domanda: “Come mai
trent’anni di vita nascosta e tre soli anni di vita pubblica?” La fecondità di
Dio passa attraverso la piccolezza e la beatitudine formulata di Gesù da questo
punto di vista è molto bella. Egli, pregando il Padre come abbiamo ascoltato due
domeniche fa, ha detto: “Ti rendo lode
Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai
sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.”. La piccolezza è la
grandezza del mistero, una piccolezza che diventa albero, che diventa il Risorto,
una piccolezza che, risorta, diventa il luogo dove tutta l'umanità è chiamata a
ristorarsi: è la bellezza di un Dio che ama nella ferialità, ama nella
piccolezza e fa cose grandi.
Questa piccolezza diventa “nascondimento”.
Gesù ci vede persone che si incarnano nella sua umanità. Nell'atto in cui il Verbo
si è incarnato, la luminosità di Dio è entrata nella storia dell’umanità, perché
Dio non si accosta gli uomini con la potenza, ma nella semplicità
dell'ordinario e nel quotidiano regala all'uomo la bellezza e il coraggio della
sua umanità. Un cristiano, rileggendo le parabole e guardando a Gesù, ritrova
sempre la speranza. Non si lascia schiacciare dalla cultura dell'immagine e del
produttivo, non si lascia attirare dalle tante cose che appaiono ma ritrova la
verità della sua esistenza in un cuore che, amando la piccolezza dell'umiltà,
condivide, nella semplicità della vita ordinaria, le meraviglie divine.
Noi tutti, entrando in queste
parabole, proviamo tanta speranza contemplando Gesù nelle sue espressioni umane.
Nella nostra vita quotidiana, al di là dei nostri limiti, al di là delle nostre
povertà, al di là dei nostri fallimenti, abbiamo la grande certezza che siamo
in modo meraviglioso amati da Dio. È quello Spirito di cui ci ha parlato Paolo
e che è presente in noi e che ci dice continuamente che la SS. Trinità è feconda
in noi. Quando riusciamo a cogliere questa bellezza della Rivelazione, che ci
dice che la Trinità è in noi, comunque sia la storia, comunque sia la zizzania
nel concreto del contingente, sappiamo che non siamo soli, che non siamo
dominati dalle nostre povertà, ma che siamo le tre Persone divine che dimorano
e operano in noi. Ecco perché il
cristiano quando si incontra con Gesù è sempre nella speranza. Gesù è innamorato
dell'uomo e lo valorizza in ciò che ha di bello. Qualche volta è problema di
oculistica interiore: c’è chi è portato al negativismo, c'è chi è portato alla
positività. Il Signore, innamorato dell'uomo, ci dice che siamo il suo
capolavoro e, davanti a questa bellezza, ci ama. Ogni mattina ci crea, ci dà
tutta la sua fiducia, ci regala la speranza che viene dall’alto e ci dice: “Guarda
quanto io ti amo! Per me sei sempre buon grano!” Davanti a questa visione, pur
consapevoli che nel mondo c’è la zizzania, se siamo nelle mani della Trinità, di
che cosa abbiamo paura? Cerchiamo di leggere la vita in modo positivo,
guardando a Gesù in queste parabole, perché, se anche nascono difficoltà storiche,
ricordiamoci che quel piccolo seme è diventato albero in cui gli uccelli fanno
il loro nido e che quel po' di lievito ha fermentato talmente la massa da
renderla un prodotto eccezionale.
Questo sia il mistero che vogliamo vivere e
condividere in questa Eucaristia, dove troviamo le tre parabole di questa
mattina: il Signore ci regala se stesso: lui è il buon grano, nella piccolezza
di quel pane e di quel vino, ci dona la sua grandezza nella quale ritroviamo
noi stessi e nel nascondimento ci fa percepire, attraverso il segno eucaristico,
che possiamo dare vitalità alla nostra storia attraverso la semplicità della
vita ordinaria. Viviamo così questa Eucaristia e ci ritroveremo nelle grandezze
dell'amore divino. In questo orizzonte riusciamo ad avvertire la presenza della
negatività della zizzania, ma nello stesso tempo veniamo aiutati dalla Spirito
Santo a ritrovare quella bellezza interiore che fiorisce dalla presenza attiva
delle tre Persone divine, che non smettono mai di compiere le loro meraviglie in
noi. È la speranza che vogliamo portare a casa, anche se il mondo di oggi
annuncia e condivide solamente la cultura della paura e del rifiuto di credere.
Qui noi ritroviamo Gesù innamorato dell'uomo, che, nel nascondimento del nostro
cuore, si rivela continuamente, donandoci l'ebbrezza della nostra fede.
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