17 aprile 2017

LUNEDI’ FRA L’OTTAVA DI PASQUA (ANNO A)

At 2, 14.2-32     Mt 28, 8-15
OMELIA
Il Signore apparendo ai discepoli dona a essi sempre una missione.

E’ una costante che cogliamo in tutti i racconti della Risurrezione del Maestro che noi dovremmo continuamente tenere presente: il Signore si manifesta per inviare, il Signore si manifesta per regalare una missione, il Signore si manifesta perché condividiamo il dono della sua presenza.

Il cristiano non è colui che si appropria del dono di Dio, il cristiano accoglie un dono per poterlo regalare. E questa mattina Gesù, apparendo alle donne, dà a loro un compito ben chiaro: "Andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea, là mi vedranno."

Attraverso quelle donne Gesù dà appuntamento ai discepoli in Galilea e questa sottolineatura, cara sia a Matteo che a Marco, è estremamente importante per cogliere il mistero della Risurrezione. Infatti, perché il Risorto offre l'appuntamento ai discepoli in Galilea?

Accostandoci ai testi evangelici di Matteo e di Marco scopriamo chiaramente che la Galilea rappresenta l’inizio della missione di Gesù.

Quando noi rileggiamo le catechesi della Chiesa di Gerusalemme, che gli Atti degli Apostoli ci offrono, cogliamo una interessante verità: dalla Galilea inizia il ministero di Gesù. Chi non va in Galilea non coglierà mai l’evento della Risurrezione. Infatti, possiamo sempre correre il rischio, davanti all’evento della Risurrezione, di vederlo semplicemente come un fatto accaduto, ma se noi entriamo nella coscienza del Vangelo, l’evento della Risurrezione è la conclusione logica di un percorso di vita.

L’abbiamo intuito nel discorso di Pietro con gli altri undici la mattina di Pentecoste, quando Pietro cercando di evidenziare la bellezza della Risurrezione, cita il Salmo 15 (che noi abbiamo meditato anche nel Salmo Responsoriale), poiché chi non vive la storia di Gesù, chi non entra nel mistero della sua personalità, chi non fa le scelte che ha fatto Lui, non potrà mai giungere all’evento della Risurrezione e a gustarne la bellezza.

Solo chi, nella docilità quotidiana alla potenza dello Spirito si pone in cammino ripercorrendo tutta la storia di Gesù, giunge alla Risurrezione. Si rivela molto stimolante quella bella espressione che troviamo nel Salmo “Anche di notte il mio cuore mi istruisce. Io pongo sempre davanti a me il Signore, sta alla mia destra, non potrò vacillare”. In un simile linguaggio avvertiamo il desiderio che Gesù ha nei nostri confronti: che noi camminiamo come ha camminato Lui nella continua imitazione del Padre. Una imitazione del volere del Padre anche di notte.

Una delle verità che spesse volte non riusciamo a cogliere nell’evento della vita del cristiano è che la notte è il luogo normale del rivelarsi di Dio. Infatti, la notte rappresenta la comunicazione della potenza di Dio nell’impotenza dell’uomo. La notte è la gratuità di Dio per l’uomo assetato di Dio.

Gesù in tutto l’arco della sua esistenza ha avuto sete solo del Volto del Padre, del suo mistero e la comunione con Lui è stato il motivo vitale di tutto il percorso della sua esistenza. Inoltre il camminare nell’obbedienza al Padre evidenzia un mistero di comunione, che passa attraverso l’oscurità della storia. Gesù, infatti, partendo dalla Galilea per giungere alla Giudea, fa il passaggio dalla amena realtà di Nazareth al deserto arido e roccioso della Giudea, in una salita continua.

Gesù lentamente ha avvertito quello che il Padre storicamente voleva da Lui, in un rincorrersi di oscurità, che veniva dalla storia, e in una luminosità che veniva dalla parola divina, la Sacra Scrittura. Coniugando Gesù l’oscurità della storia con la rivelazione scritturistica, lentamente, intuiva quel mistero di cui avrebbe goduto: attraverso l'oscurità tragica e drammatica della morte passare alla luminosità della risurrezione.

Gesù apparendo a quelle donne e dicendo: "Andate dai discepoli e dite loro che mi attendano in Galilea" ha comunicato loro il percorso da seguire per giungere alla pienezza della vita. Essi, imitando il Maestro, potevano veramente entrare nell’esperienza della Risurrezione.

Quanti di noi si sono posti la domanda: come posso gustare la Risurrezione? Come posso entrare in quella esperienza della Risurrezione?

Ieri dicevamo che occorreva entrare nell’intimità di Gesù, come il discepolo che Gesù amava; oggi ci viene detto: percorri la strada di Gesù. L'intimità è feconda nella incarnazione concreta e storica di una simile esperienza spirituale. La celebrazione dei divini misteri ci può essere di grande aiuto.

E’ molto bello come la Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo veda tutto il percorso della Divina Liturgia come una vivente imitazione sacramentale dell'intera storia di Gesù: dall’evento dell’Incarnazione, espressa nei riti d’ingresso (la Protesi), al seguire Gesù che cammina nelle strade della Palestina (la Liturgia della Parola), perché nel Santuario, al di là dell'iconostasi, si possa gustare quella Morte e Risurrezione che all’apertura delle Porte Regie, diventa la comunicazione del Risorto: "le Cose Sante ai Santi".

E' il mistero sacramentale dell'accogliere i doni eucaristici del pane e del vino riscaldati dall'acqua calda dell'azione dello Spirito nel quale Gesù è risorto.

Dovremmo perciò ritrovare questo itinerario di vita per poter dire progressivamente, attraverso la conversione teologale: la storia di Dio in Gesù è destinata a diventare il senso portante della nostra esistenza.

Se effettivamente nel cammino della nostra vita vogliamo veramente gustare il Risorto, dobbiamo metterci in cammino, andare in Galilea e con Gesù andare a Gerusalemme, per essere assunti alla destra del Padre. Questa è la missione che Gesù ci regala: "Se vuoi veramente vedere me Risorto, vivi la vita come l’ho vissuta io, Gesù di Nazareth".

Allora apprendiamo come la Risurrezione sia una potenza interiore che continuamente costruisce le nostre persone per giungere a quella glorificazione finale quando, faccia a faccia, eternamente godremo la presenza del Risorto.

Viviamo così questa Eucaristia in tanta semplicità di cuore in modo che il Risorto che è in mezzo a noi dica a ognuno di noi: "Vai in Galilea, imitami, vivi come sono vissuto io e anche tu risorgerai come sono risorto io".
 
 
 
 
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