22 ottobre 2017

XXIX DOMENICA TO - ANNO A -

Is  45,1.4-6  1 Ts 1,1-5b  Mt 22,15-21
OMELIA

La bellezza dell’esperienza cristiana è che l’uomo è chiamato da Dio a vivere in stato di dialogo.

Dio entra nella storia dell’uomo, l’uomo entra nella storia di Dio. Tutto ciò genera un progressivo cammino di trasfigurazione che conduce la creatura a una viva intimità con il Maestro. E' il senso del banchetto nuziale. Qui riscopriamo ogni giorno la fecondità della nostra scelta cristiana.

Davanti a questo progetto la creatura si pone immediatamente l’interrogativo: come nella storia di tutti i giorni posso crescere nell’intimità di Dio?

Il brano evangelico, al di là dell’immediata esperienza, il problema se pagare o no le tasse, ci insegna una cosa molto importante: come illuminare le nostre scelte storiche.

Il cristiano entra nell’intimità divina attraverso le modalità con le quali egli opera le sue scelte quotidiane.

Il testo evangelico ci offre tre passaggi che dovrebbero aiutarci a come costruire, nello stile del Vangelo, tutta la nostra esistenza:

·        collocare gli interrogativi della nostra vita davanti al Signore,

·        lasciarci dal Signore educare per reggere la nostra vita come “storia di Dio”,

·        fare le scelte nella luce di Dio con la nostra piena libertà.

Il primo passaggio è quello di collocare la nostra storia davanti a Dio.

Se guardiamo attentamente la nostra esistenza ci accorgiamo come essa sia continuamente una somma di interrogativi, una somma di problematiche e di incertezze a livello personale, comunitario, ecclesiale, sociale, economico e politico. Il cristiano è davanti a grossi interrogativi e, davanti ad essi, egli deve operare nella luce del vangelo una scelta concreta che ne sia il riflesso. Il criterio fondamentale, a cui richiamarci ogni giorno, è di porci davanti a Gesù per dirgli, nella semplicità del cuore: “Tu Gesù come la pensi, tu Gesù cosa faresti, tu Gesù come ti comporteresti?”. È la bellezza che scopriamo all’interno del dialogo teologale. Quando si è nell’ordine di una relazionalità profonda, la creatura ha come referente immediato il suo Signore, per vivere nello Spirito l'opzione fondamentale che determina le azioni successive. È quella familiarità normale che ci dovrebbe caratterizzare, avere il coraggio gioioso di dire al Signore: “Come la pensi?”

Di conseguenza dobbiamo lasciarci educare dal Maestro e dalla sua parola.

La bellezza della vita deve avere sempre questa luce che in un modo o in un altro guida i nostri passi nel cammino quotidiano. Gesù ci pone dinanzi il momento della nostra creazione, ci pone dinanzi la storia di Dio nei confronti dell’uomo e ci dice: ”Ricordati che quando Dio Padre ti ha creato a sua immagine aveva come modello la mia persona.” Quando ci chiediamo quale sia il senso di quell’espressione: “facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza”, da dove l’autore sacro ha ricavato questa espressione?

Gli autori della Chiesa, soprattutto d’Oriente, ci hanno dato questa risposta: Dio Padre contemplando il Figlio ha creato l’uomo e, dopo averlo creato, ha avvertito che l'uomo era una realtà molto bella regalandogli di conseguenza l'insieme delle realtà create perché le sviluppasse secondo il progetto da lui pensato fin dall'eternità.

Quando l’uomo si pone davanti alla vita, al mistero della vita, si accorge che tutto gli è stato regalato: gli è regalata la sua persona, gli è regalata la sua personalità, gli è regalata l’esperienza quotidiana, gli è regalato il mondo intero.

La bellezza della rilettura della nostra esistenza come immagine e somiglianza di Dio è che noi siamo un regalo.

L'accoglienza del vangelo deve condurci inevitabilmente ad incarnare la parola di Gesù nelle scelte quotidiane.

Di fronte a tale ricchezza il cristiano, quando si trova davanti agli interrogativi del quotidiano, immediatamente, come atteggiamento interiore qualificante la sua storia, va da Gesù e Gesù gli dà il progetto del Padre.

Diventati alunni di Dio, inebriati dalla sua presenza nella profonda consapevolezza che Dio in noi sta operando, il Signore ci dice: “Opera le tue scelte”. Gesù non ci dice quello che dobbiamo fare, ma ci dà il cuore con il quale operare. Il cristiano è così preso dalla presenza del Signore che colloca la sua libertà nella gratuità di Dio.

La bellezza della vita cristiana è che Dio ama la nostra libertà.

Nel momento in cui ci ha creato a sua immagine e somiglianza, ci ha dato la sua libertà e ci ha detto: “Vivi la libertà che ti ho regalato nel mio grande progetto, nel mio grande amore, impara a leggere la vita con il mio cuore e la mia mente e nel mio spirito fai le tue scelte”.

Questa è un’esperienza molto bella perché il cristiano nella sua esperienza di fede, davanti alla storia, gode della massima libertà.

Nel cuore di Cristo egli sceglie nella libertà avendo davanti allo sguardo il meraviglioso progetto di Dio. Quando, nella nostra esistenza, riusciamo a cogliere questo criterio di fondo ci accorgiamo che ogni nostra scelta è un effetto di una libertà innamorata del suo Signore e questa libertà genera un mondo continuamente nuovo.

Allora ci accorgiamo che qualunque interrogativo la vita ci pone dinanzi dobbiamo sempre avere questi tre elementi: collocare il nostro problema nel Signore, il Signore ci permette di leggere la nostra esistenza nel suo progetto e poi ci dice “Con la mia grazia che ti sostiene, con il mio cuore innamorato, nella tua libertà fai le tue scelte”.

La bellezza del cristiano è essere la libera e personale scelta con il cuore innamorato di Cristo.

L'apostolo Paolo ci ha ulteriormente illuminati questa mattina, quando ci ha detto: Rendiamo sempre grazie a Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere e tenendo continuamente presenti l'operosità della vostra fede, la fatica della vostra carità e la fermezza della vostra speranza nel Signore nostro Gesù Cristo, davanti a Dio e Padre nostro. La bellezza della vita teologale che opera in noi ci offre i parametri quotidiani per costruire un simile stile di vita, con la gioia della docilità allo Spirito, per essere in Gesù e come Gesù costruttori di un mondo nuovo a lode e gloria della Fonte di ogni dono.

Se entrassimo in questa verità, la vita diventerebbe un meraviglioso dialogo trinitario e teologale, dove il Dio della Rivelazione non impone nulla all’uomo, dove il Dio della Rivelazione mette un cuore nuovo nella persona umana perché essa, ascoltando nella fede le parole di Gesù, amando con il cuore dello Spirito e valutando il quotidiano nel pensiero del Padre, faccia le sue scelte secondo il Vangelo.

E’ la grandezza della nostra vita!

Questa mattina il Signore ci ha accolto in questa celebrazione eucaristica con tutti gli interrogativi, con tutte le sofferenze, con tutti i drammi della storia dei nostri giorni e ci dice: “Dammi i tuoi problemi e, alla luce della mia croce e della mia croce gloriosa, ti illuminerò e ti darò l'energia necessaria per incarnare il mio vangelo”.

E' la bellezza di questa assemblea eucaristica nella quale Gesù risorto ci regala la sua presenza, la sua parola, il suo corpo e il suo sangue sacramentali, infondendoci l'entusiasmo apostolico della vita teologale.

Partendo da questa viva ed efficace contemplazione, uscendo di chiesa, potremo fare le scelte nella nostra libertà evangelica, perché il Signore quando ci convoca attorno a sé non ci obbliga mai a nulla, ma illumina in modo amoroso la nostra storia secondo la storia del Padre. In questa luce tutto diviene grazia e speranza.

Ecco perché faremo la comunione… il Signore entrerà nei nostri problemi, nella nostra storia e con il cuore ricolmo di Lui, liberamente, faremo le nostre scelte perché la nostra vita sia sviluppo autentico di un rapporto di intimità tra due libertà: la libertà di Dio che ci dà la gioia di vivere e la libertà dell’uomo che nello scegliere rende grazie a Dio per il dono della libertà.





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