29 ottobre 2017

XXX DOMENICA TO - (ANNO A

Es 22,20-26             1 Ts 1,5-10                Mt 22, 34-40
OMELIA
Il cristiano è un ricercatore costante del senso della vita e ogni volta che si ritrova nella celebrazione eucaristica desidera essere illuminato circa l'itinerario che lo deve effettivamente guidare per maturare nella identità evangelica.

La scrittura a tale riguardo oggi è particolarmente illuminante. Paolo per certi versi, Matteo per altri, ci aiutano a riscoprire la bellezza del senso della vita, vista e amata come il lasciar fiorire il Cristo dentro di noi.

Davanti alla grande domanda quale sia il senso portante della vita, oggi la scrittura ci dice: Fa’ fiorire Gesù in te perché il vero criterio a cui il cristiano continuamente viene richiamato, è quello di ritrovare questa centralità di Cristo.

Paolo ci ha delineato due atteggiamenti fondamentali:

·        Servire il Dio vivente

·        Attendere colui che stiamo servendo.

In queste due espressioni, servire e attendere, c'è tutta la dinamicità della nostra esistenza: come il Signore può fiorire nella nostra vita se non lasciandolo vivere in una attesa inesauribile, nell'intenso desiderio di poter contemplare eternamente il suo volto?

Servire il Dio vivente è permettere a Gesù di essere il grande protagonista della nostra esistenza.

Il cristiano quando vuole entrare nella verità e autenticità della sua esistenza, sa che la sua esistenza è obbedire ad una “presenza che abita nella sua persona”. È un principio questo che dovremmo riuscire a riscoprire continuamente. Noi pensiamo che le stimolazioni della vita ci vengano normalmente dall'esterno, ma il vero linguaggio della vita nasce dal nostro interno; quel Cristo che dimora in noi è la luce che illumina continuamente le nostre tenebre e riscalda in modo inesauribile il nostro cuore. E la vitalità di questo Cristo - lo ha detto ancora bene Paolo – è vivere in stato di attesa.  Attendere non è altro che permettere a Colui che è in noi di dilatare in tutta la loro pienezza le potenzialità che sono state seminate in noi dal Gesù che dimora in noi.

Questi sono i due verbi dell'apostolo Paolo che potremmo definire il metodo quotidiano perché Cristo divenga l'anima della nostra anima.

Quando abbiamo intuito questa meravigliosa verità, il risultato di un simile metodo di vita ci è chiaramente offerto dal testo evangelico dove Gesù rispondendo allo scriba “quale fosse il più grande dei comandamenti”, usando il linguaggio del libro del Deuteronomio, dice una cosa semplice: il più grande comandamento sono Io. "Io sono il vero cuore del cuore di ogni uomo".

Noi qualche volta siamo stati educati al principio dell'obbedire ai comandamenti, che tante volte assumono il volto di semplici parametri esterni che l'uomo contemporaneo ha molte difficoltà ad accogliere. Quando il cristiano entra nella verità della sua esistenza, sa che deve obbedire a chi abita nella sua persona.

Il grande comandamento è dilatare in tutta la nostra esistenza il Cristo inabitante in noi. Chi conosce Gesù, chi ha fatto la scelta di Gesù, chi desidera far fiorire Gesù sa esattamente qual sia l'orientamento della sua vita perché la storia nella quale noi siamo inseriti, la storia con tutta la sua complessità, riusciamo ad amarla, a leggerla e a viverla partendo dal cuore inabitato da Cristo. Dal momento in cui cerchiamo di gustare la persona di Gesù, sappiamo che Gesù che abita in noi è vero Dio e vero uomo: tutto nel Padre, tutto per gli uomini. In questa luce i due precetti della carità sono il fiorire del mistero di Cristo, vero Dio e vero uomo.

Se noi non riuscissimo a orientare nella sintesi del mistero di Cristo tale verità, potremmo dare alla luce una schizofrenia esistenziale. L'uomo è autentico quando sa costruire l'unità di vita e l'unità di vita è Gesù, la persona di Gesù!

Noi spesse volte vogliamo dissetarci a tante verità che ci sono offerte dal mondo massmediatico che creano in noi sconcerto, problematicità e confusione. Il cristiano ritrova l'unità, l'essenzialità e la semplicità della sua esistenza ritrovando il Cristo, vero Dio e vero uomo. Gesù è l'innamorato del Padre, Gesù non fa nulla che non sia nel Padre.

Una delle belle sottolineature che noi troviamo nella narrazione evangelica è la bellezza di Gesù nel Padre. Ma perché Gesù è nel Padre e il Padre dall'eternità è innamorato dell'uomo, amare l'uomo è la verità dell'essere nel Padre.

Noi non riusciamo a creare unità di vita perché siamo presi dalla dispersione culturale odierna. Uno dei drammi di tutta la Chiesa, soprattutto nel secondo millennio, è la parola “specializzazione” dove la parola "specializzazione" può diventare sinonimo di frammentarietà; se guardiamo attentamente l'essere specializzati potrebbe ritradursi in frammentarietà esistenziale.

Gesù è l'unità ed entrare nel cuore di Gesù, vuol dire entrare nel cuore di colui che è talmente innamorato del Padre che quello che fà è la bellezza di amare il Padre incarnandone i divini voleri.

Perché Gesù ama l'umanità? È per questa umanità che egli regala tutto se stesso, fino all'oblazione massima dell'amore, che è la bellezza feconda della croce.  Egli è profondamente ancorato all'amore del Padre che dall'eternità ama l’uomo che ha creato. Di conseguenza l'amore al prossimo è il linguaggio storico, personale e creativo di essere nel Padre.

Di riflesso ogni volta che noi amiamo il prossimo, amiamo il fratello, amiamo l'umanità, non facciamo nient'altro che incarnare questo intenso desiderio di comunione con il Padre.

Noi quando offendiamo il fratello gli impediamo di essere amato veramente dal Padre e quindi dimentichiamo che la bellezza di ogni nostra azione, la bellezza di ogni nostra relazione, la bellezza di ogni nostro rapporto è regalare con riconoscenza l'amore inesauribile del Padre. Chi non conosce Gesù rimane ai due comandamenti e corre il rischio della schizofrenia esistenziale; chi si lascia penetrare per attrazione da Gesù, vero Dio e vero uomo, ha già superato i due precetti, ed è diventato una persona unificata e questa persona unificata è la bellezza della vita.

Usando l'espressione che per certi versi può sembrare uno slogan, ma è la sintesi di quello che stamattina la Scrittura ci vuol regalare, potremmo esprimere questo messaggio: il Cristo che in pienezza dimora in noi, attraverso noi, la nostra storicità, la nostra attività, il nostro agire, ama il Cristo che è l'altro. Il Cristo in noi, tutto nel Padre, tutto per gli uomini attraverso noi perché lui abita nella nostra vita e fa fiorire il suo mistero dentro di noi, ama l'altro che è se stesso.

Pensate come sarebbe semplice nella nostra vita se entrassimo in questa meravigliosa circolarità di vita, dal Cristo al Cristo mediante il Cristo che opera nella nostra storicità e allora, noi ci libereremmo da tanti principi o motivi pragmatici per essere la libertà di Cristo che nella nostra libertà ama il Cristo che è l’altro. Ecco perché Paolo ha detto che dobbiamo servire il Dio vivente, lasciar agire con tutto il contesto della nostra libertà il Cristo che dimora in noi.

Quanto più il Cristo dimora in noi ed è creativo in noi, tanto più lui si fa attendere. E' quell'attesa gloriosa verso la quale continuamente siamo protesi, e in paradiso canteremo la bellezza di credere.

In quest'eucaristia perciò cerchiamo di percepire la bellezza e la fecondità del Cristo vero Dio e vero uomo per poter ritrovare la sua unità di vita e, ogni volta, che amiamo un fratello diciamo: ecco il Cristo in me che attraverso la mia mano ama il Cristo che è in te. E la libertà che noi scopriremo in questo stile di vita rappresenta il principio di un meravigliosa novità che è il Dio tutto in tutti.

In quest'eucaristia nella quale il Cristo diventa pane e vino per rigenerare Cristo che è in ciascuno di noi ritroviamo quest'entusiasmo in modo che conoscere il Cristo è motivo propellente di ogni nostra azione perché regalando Cristo regaliamo la speranza, regalando il Cristo regaliamo la luce, regalando il Cristo regaliamo quel calore che è il fondamento di ogni scelta quotidiana.
 
 
 
 
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