06 dicembre 2015

II DOMENICA DI AVVENTO - Anno C -


Bar 5,1-9      Fil 1,4-6.8-11         Lc 3,1-6
OMELIA
Il tempo dell'avvento ci porta progressivamente ad incontrare il mistero glorioso del Signore nel quale ogni uomo ritrova veramente se stesso. La parola che il Maestro questa mattina ci ha regalato ci aiuta a come ulteriormente entrare in questo misterioso progetto di Dio in cui si realizza la nostra umanità. Ci accorgiamo allora come il cammino dell'avvento appartenga fondamentalmente alla creatività di Dio. Infatti l'ascolto della parola del profeta Baruc ci ha fatto chiaramente intendere che stiamo camminando verso il sogno che Dio ha nei confronti di ogni uomo.

La bellezza del cammino dell'avvento è gustare progressivamente i sogni di Dio, nella convinzione che è Dio stesso che sta realizzando questo meraviglioso percorso in noi e con noi.

È quello che l'apostolo Paolo ci ha regalato: quel Dio che ha incominciato in noi le sue opere meravigliose le porterà a compimento; l'attesa del Signore è un canto alla gratuità inesauribile di Dio.

Il tempo dell'avvento incarna la gioia di poter contemplare questa misteriosa ricchezza divina nella quale ogni uomo è chiamato ad inserirsi. L'uomo è un meraviglioso mistero di Dio e, solo Dio, conosce la grandezza della nostra umanità. Attendere il Signore che viene è lasciarci ricolmare di questo sogno divino. Infatti davanti al mistero dell'uomo la creatura deve solo riempirsi di stupore poiché la grandezza dell'uomo va al di là di ogni comprensione storica

Il cristiano è un grande sognatore nel progetto di Dio. Se venisse meno questo atteggiamento, non riusciremmo più a respirare. Ecco perché l'avvento ci fa ascoltare continuamente attraverso i diversi profeti questa meravigliosa certezza: Dio sta costruendo in noi il suo progetto. Questo progetto può veramente incarnarsi attraverso il gusto della storia.

Rileggere attentamente l'inizio del brano evangelico di questa mattina ci fa intuire due profonde verità che dovrebbero qualificare il nostro cammino per entrare nel sogno divino:

·        è nella storia concreta che Dio si rivela

·        e scende su Giovanni il battezzatore.

Qualche volta pensiamo la nostra esperienza cristiana e tante volte andiamo fuori dalla storia. Il dramma dell'uomo - e dell'uomo praticante - è quello di cadere o nei moralismi o negli spiritualismi. Queste concezioni portano l'uomo a rinchiudersi in se stesso, in un clima individualistico. La bellezza del Dio che ci chiama a realizzare la nostra vita è che Egli parla nella storia concreta, nel quotidiano.

Il fatto che l'evangelista Luca abbia delineato sia la situazione politica che la situazione religiosa dell'inizio del ministero di Giovanni ci fa intuire che Dio ci parla attraverso le dinamiche concrete all'interno della storia. Il Verbo si incarna perché è  un Dio innamorato dell'uomo e della sua storia.

Non è possibile entrare nell'esperienza dell'uomo senza percepire la profondità di questa rivelazione che è la storia.

Noi tante volte pensiamo che la storia sia un insieme di avvenimenti, la storia è la parola attuale di Dio per crescere nella coscienza-conoscenza di Gesù.  E' in questa storia che - ci ha detto l'evangelista Luca - la Parola è scesa su Giovanni figlio di Zaccaria nel deserto. L’ immagine della Parola che scende su Giovanni vuol dire che, attraverso la concretezza della vita, Dio viene e sta in mezzo a noi.

Come sarebbe bello se nel cammino della nostra esistenza quotidiana avessimo quest'atteggiamento di fondo: oggi Dio mi parla, oggi Dio scende nella concretezza della vita quotidiana per parlare ad ogni uomo.

Il grande elemento originale della fede cristiana è Dio che ama farsi uomo, farsi storia, rivestire gli abiti dell'uomo concreto perché è lì che Dio rivela il suo sogno. La storia non è una distrazione per la vita, la storia è la scuola quotidiana dello Spirito Santo. Il cristiano continuamente pensa nel proprio cuore: che cosa Dio mi potrà dire attraverso questi avvenimenti quotidiani che accompagnano la mia storia? Il cammino della Chiesa va al di là dei moralismi, degli intimismi, la vita della Chiesa gode del progetto di Dio amando la concretezza di tutti giorni.

Se cogliamo questo secondo aspetto di questo cammino che Dio elabora nella nostra vita per realizzare il nostro progetto d’ essere uomini, ecco le parole del profeta che Giovanni il battezzatore ci offre. Al di là del linguaggio che si richiama all'esodo biblico c'è una profonda verità: occorre avere il cuore aperto!

Le parole che il profeta Isaia ha annunciato e che Giovanni il battezzatore ha fatto proprie non vogliono dire nient'altro che questo: superare tutte le barriere che ci possono impedire quella accoglienza piena, assoluta e fiduciosa del Dio che viene! Il dramma dell'uomo storico è di non avere quella purezza del cuore che ha la capacità di stupirsi davanti al Dio che parla. L'uomo, tante volte, dimentica che a forza di ragionare complica la vita, non la appiana proprio.

L'uomo nella purezza del cuore è ricco di attesa, ha un cuore attento e permette a Dio di scrivere il suo “oggi” nelle nostre persone. Amare la storia con la purezza del cuore è maturare nella purezza del cuore per innamorarci della storia.

Allora intuiamo una grossa verità: è vero che Dio realizza il suo progetto, che Dio iniziando in noi il cammino della nostra umanità ci porterà al gaudio del paradiso, ma nello stesso tempo l'uomo deve avere il coraggio, nella storia quotidiana, di aprire il proprio cuore con tutto ciò che esso comporta per accogliere il Signore!

I duri di cuore non potranno mai godere la presenza di Dio.

La bellezza della vita è un cuore caldo, che si apre continuamente al cammino meraviglioso di Dio! Se non scoprissimo questa profonda verità e vitalità non ritroveremmo mai il gusto della nostra umanità. L'avvento è il Dio artista che con la nostra libertà ci sta plasmando perché Dio artista possa ritrovare, nel volto dell'uomo,  il capolavoro che dall'eternità ha pensato. Il tempo dell'avvento è il tempo dell'essere scolpiti nella docilità pura del cuore dal Dio ineffabile e potremmo superare tutte le paure che la storia ci offre. In questa visione siamo sempre aperti, non abbiamo mai le paure e gustiamo la grandezza creatrice di Dio. Siamo qui, nell'eucaristia, per sognare i sogni di Dio attraverso la nostra storicità, quella vita che portiamo dentro e brama autenticità. Nella purezza del cuore, il Signore mediante il pane e il vino entra in noi e ci regala la sua gioia, l'esperienza di essere creature nuove. Il Signore è un meraviglioso maestro che vuole fare di noi la luminosità del suo volto. Il tempo dell'avvento è il tempo della libertà "eucaristica" di Dio che vuol fare di noi il suo capolavoro.

A noi spetta questa attiva docilità plasmata dalla storia per essere questo grande mistero. Viviamo così quest'eucaristia, con tanta fiducia e tanta speranza, in modo che non ci lasciamo abbattere dalla storicità contemporanea, ma sappiamo seminare quei frutti di speranza che ci fa cogliere nella ricchezza dell'uomo qualcosa che al di là dell'uomo e che è continuamente fonte dei nostri desideri.

Viviamo così questa eucaristia con questo affascinante orizzonte, con questa grande prospettiva in modo che la speranza che Dio ha seminato nel nostro cuore possa realizzarsi a speranza di tutti i fratelli che la provvidenza ci fa incontrare.
 
 
 
 
 
 

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