01 novembre 2017

Solennità di TUTTI I SANTI - (ANNO A)

Ap 7,2-49-14                      1 Gv 3,1-3                 Mt 5,1-12 a
OMELIA

La bellezza e la fecondità della vita cristiana si costruiscono in un fascino del mistero di Gesù, nel quale scopriamo ogni giorno le motivazioni portanti della nostra storia.

Conoscere Gesù innamorandoci di lui con tutto noi stessi è il senso portante della nostra esistenza e la festa oggi dei Santi ci aiuta a intuire un aspetto di questo cammino di conoscenza che dovremmo sempre avere all'orizzonte: la conoscenza di Gesù è un cammino comunitario e fraterno in un dialogo continuo di eternità e di storia. Vivere in modo attivo e positivo il nostro cammino storico con i fratelli che abitano la Gerusalemme celeste e che si accompagnano con noi nel quotidiano, ci stimola a crescere nella vera e trasformante conoscenza di Gesù per noi morto e risorto.

Conosciamo Gesù insieme ai fratelli che vivono con noi nel tempo e con i fratelli che vivono con noi nell'eternità beata. La bellezza della festa di oggi è la bellezza di entrare in un itinerario di conoscenza di Gesù che ci fa intuire che “insieme” conosciamo Gesù attraverso la condivisione della gloria del cielo o del travaglio della storia per assumere quel volto di Cristo che è il principio portante della nostra esistenza.

La parola che questa mattina abbiamo ascoltata ci aiuta ad entrare in questa conoscenza. Da una parte la bella affermazione dell'Apocalisse che l'autore ci offre “essi sono coloro che hanno reso candide le loro vesti lavandole nel sangue dell'agnello” e dall'altra una stimolante espressione che l'evangelista Giovanni pone sulle labbra di Pietro al termine del discorso del pane di vita “noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il santo di Dio”.

La conoscenza di Gesù passa attraverso l'immedesimazione con il Santo per eccellenza, che è il Cristo glorioso.

Usando una bella immagine del libro del Levitico ripresa dalla prima lettera di Pietro oggi siamo chiamati a personalizzare il mistero della nostra esistenza: “siate santi perché io il Signore Dio vostro sono santo”.

Da queste sottolineature riusciamo a comprendere che la conoscenza di Gesù è un processo continuo di santificazione dove questo processo di santificazione è nient'altro che divenire quello che siamo e, stando al bel testo che abbiamo ascoltato dalla prima lettera di Giovanni, scopriamo il fondamento della nostra gioia di santità: l'essere figli nel Figlio. Quando il cristiano nel cammino della sua vita vuole entrare in questa fraternità di cielo e di terra per conoscere il volto di Gesù si ritrova figlio nel Figlio.

Chi è figlio nel Figlio è santo!

La santità è il gusto di essere figli nel Figlio, ma cosa ci vuole regalare quest'immagine, qual è il suo valore portante: essere figli?

Quando ci accostiamo alla rivelazione, gli autori sacri inevitabilmente usano delle immagini e per indicare la nostra identità l'immagine che ha usato la scuola di Giovanni è l'essere figli. Ma cosa vuol dire allora, al di là dell'immagine, l'essere figli per poter gustare con tutti figli di Dio la conoscenza di Gesù?

Mi pare che possano delinearsi al nostro orizzonte quattro sfaccettature.

Innanzitutto sappiamo rinverdire la coscienza che noi apparteniamo a Colui che è la fonte della vita. Ognuno di noi è figlio nel Figlio perché siamo nel Padre.

Noi qualche volta dimentichiamo quello che è l'origine e il criterio fondante della nostra esistenza, la nostra esistenza è nel Padre, apparteniamo al Padre, siamo santi perché Dio è santo. Un cristiano non santo non esiste!

Qualche volta noi abbiamo dei criteri troppo morali e i criteri troppo morali ci impediscono di respirare; dovremmo avere il gusto di ritrovare la nostra identità: sono del Padre!

Anche nel travaglio dell'esistenza riscoprirci in questa fonte ci dà la coscienza che siamo nelle mani di Dio; insieme come fratelli, siamo nelle mani di Dio.

Questa gustazione dell'appartenenza si ritraduce in una seconda espressione cara ancora alla scuola di Giovanni: siamo generati da Dio.

L'Apocalisse ha usato l'immagine del lavare le vesti nel sangue dell'agnello, ma se entriamo nella profondità di quella parola “lavare” da cui nascono le vesti candide, quindi le vesti di immortalità beata, noi ci accorgiamo che siamo generati da Dio. Non solo “apparteniamo” che può diventare inconsciamente una situazione statica, ma la bellezza d'essere generati istante per istante la nostra appartenenza a Dio è essere generati in Gesù.

Quando il cristiano avverte la bellezza d'essere generato da Gesù ha un'esultanza di vita! Avvertiamo una simile gioia perché in quel momento specifico che caratterizza il nostro istante, oppure, in modo più globale, nelle problematicità dell'esistenza, nelle oscurità dell'istante, e negli interrogativi senza risposte, siamo generati da Dio. Lo dice chiaramente la Scrittura: noi siamo nati da Dio e nasciamo continuamente da Dio. Questo dato deve essere visto non come evento passato, ma come evento del presente.

Perché è bello vivere? Perché sono in questo istante generato da Dio. Quando l'esistenza è costruita da questa creatività divina noi abbiamo la gioia creante dell’artista divino.

Questo secondo passaggio ci fa chiaramente intuire la bellezza dell'essere santo e questa generazione ci porta ad essere guidati, presi per mano, figli nel Figlio, nelle mani del Padre, nella mano che accompagna che è quella del Figlio.

Quando Gesù dice frequentemente nella scuola Giovannea che occorre “seguirlo” vuol dire essere presi per mano da Gesù e quando l'uomo è preso per mano da Gesù non ha problemi di dove stia andando.

Un simile dinamismo ci stimola ad accedere al quarto termine: trasfigurati. La luminosità dell'Eterno che lentamente si dilata nella nostra corporeità ci dona una luminosità che è il criterio portante della vita.

Un simile orizzonte ci fa chiaramente intendere che la comunione dei santi rappresenta la scuola favolosa per conoscere Gesù perché con i santi del cielo e della terra apparteniamo al Padre, siamo generati nel Figlio, siamo guidati dalla potenza creatrice dello Spirito per essere la Trinità vivente: la trasfigurazione in atto.

Se noi ci lasciassimo inebriare da questa meravigliosa esperienza, ci accorgeremmo che la festa dei santi è la scuola quotidiana per giungere progressivamente alla conoscenza di Gesù. Essi in paradiso ci danno la bellezza della vita, noi in terra ci lasciamo prendere da questo fascino per vivere e desiderare quella luminosità. Non abbiamo paura di chiamarci santi: siamo tutti santi! Perché tutti apparteniamo a Dio, tutti siamo generati da Dio, tutti siamo guidati da Dio, tutti in Dio veniamo trasfigurati.

È molto bello come nella liturgia bizantina nel momento in cui si offrono ai fedeli i doni eucaristici si usa una bellissima espressione: le cose sante ai santi! I doni eucaristici che sono il sacramento della santità della Trinità sono offerti ai santi che siamo noi e qui si realizza la meravigliosa comunione tra cielo e terra.

Questa sia la luminosità che vogliamo portare a casa questa mattina per poter gustare l'ineffabilità della conoscenza di Gesù che non è proprietà nostra, ma il capolavoro di una comunione per poi crescere, giorno per giorno, in quella ascensione verso la gloria incontenibile quando Dio sarà tutto in ciascuno di noi.
 
 
 
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