02 novembre 2017

COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI - (ANNO A)

Gb 19,1.23-27a                 Rm 5,6-11               Gv 6,37-40             
OMELIA
La gioia di ritrovarci in questa assemblea liturgica  non è un essere convocati dallo Spirito di fronte alla morte, ma   gustare l'ebbrezza di ritrovarci di fronte al Mistero della Risurrezione che vince la morte.

Chi è presente in mezzo a noi e attorno al quale veniamo convocati?

Chi è Colui che,  questa mattina, ci ha richiamati ad ascoltare la sua parola e a celebrare i divini misteri?

Chi sta condividendo con noi la Sua presenza se non il Santo?

Il Risorto luminoso è qui in mezzo a noi, come la mattina di pasqua di risurrezione.

In questo nostro ritrovarci, questa mattina, nell’Eucarestia condividiamo l'esultanza di cantare il Mistero della Vita. Il cristiano non conosce la morte; il cristiano è un affascinato dalla vita e ritrovarci nell’Eucarestia è cantare la vita!

In mezzo a noi c’è il Santo, e ogni uomo è vivente nel Risorto quindi ogni uomo è nella Vita. Celebrare il ricordo dei defunti è percepire la luminosità di eternità che li avvolge in un profumo di gloria eterna.

E’ molto bello come l’Evangelista Giovanni nel brano che abbiamo ascoltato, per ben due volte ha avuto quell’espressione: “Io lo risusciterò nell’ultimo giorno”. E “Io lo risusciterò nell’ultimo giorno“. E' interessante stabilire il rapporto tra l'ultimo giorno e l'evento della nostra risurrezione.

Cosa vuol dire questa parola “ultimo giorno”?

Noi, in genere, siamo dominati dalla cultura della successione del tempo e facilmente interpretiamo l’ultimo giorno come “il momento della morte fisica” oppure come “il momento che, nella tradizione si chiama -anche se in stile problematico- il giudizio finale”.

Giovanni non intendeva questo. L’ultimo giorno è la persona di Gesù. Risuscitare nell’ultimo giorno è abitare definitivamente in Gesù e Gesù è l’ultimo giorno.

E’ molto bello come l’immagine di Gesù che ci dà l’Apocalisse sia molto chiara: Io sono il Primo e l’Ultimo e il Vivente. Io ero morto e ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi.

La bellezza di ritrovarci, questa mattina, è cantare la vita nel fascino luminoso del Risorto! Questo nostro cantare esprime la certezza di fede che, in questo momento, noi stiamo in una meravigliosa comunione di vita.

Non per niente abbiamo ascoltato, nel testo evangelico, quell’altra espressione di Gesù: E questa è la volontà di Colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto Egli mi ha dato. E qui risuonano quelle belle parole di Gesù: Dio ha tanto amato il mondo da dare il Suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la Vita Eterna.  Ho fatto conoscere il Tuo nome a quelli che mi hai dato. Erano tuoi e li hai dati a me.

Il cristiano è il dono d’Amore del Padre a Cristo Gesù.

Noi, qualche volta, davanti agli interrogativi della vita dovremmo imparare a rileggerli partendo da Gesù. La nostra esistenza è Gesù e in Gesù non c’è la morte! In Gesù c’è la vita! Egli stesso ha affermato: Io sono la Via, la Verità e la Vita. Io sono la risurrezione e la vita.  Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.

L’Eucarestia che stiamo celebrando è il canto alla vita, perché siamo immersi nel meraviglioso rapporto che esiste tra il Padre e il Figlio nello Spirito Santo. Tante volte, non riusciamo a librarci in questo meraviglioso Mistero perché abbiamo paura di guardare a Gesù e qualche volta rimaniamo chiusi nei nostri contesti culturali perché abbiamo paura di librarci esistenzialmente in questo Mistero di vita. Noi dimentichiamo quell’attimo nel quale la Chiesa celebra la fine di una vita: il momento del morire.

Noi siamo poco credenti.  Magari molto praticanti, ma poco credenti! Pensiamo che quando uno spira, sia morto. Non è affatto vero!

Se guardiamo attentamente la liturgia della Chiesa, essa così ci fa pregare quando un fratello esala l’ultimo respiro: “Venite Angeli del Signore, accogliete la sua anima e presentatela al Signore”. In quel momento la Chiesa restituisce a Dio Padre il dono che ha avuto in un battezzato, che in Cristo Gesù e nello Spirito è destinato alla eterna contemplazione del volto del Padre.

La bellezza della Chiesa è cantare la vita.

Quando una persona muore, noi non la perdiamo, ma acquistiamo un Santo intercessore in Paradiso. Questa è una verità che, nella fede ben conosciamo e che, d’altronde, non abbiamo il coraggio di immergerci in questo Mistero della fede: Dove c’è il Signore c’è la Vita; dove c’è il Signore c’è la Risurrezione; dove c’è il Signore c’è Paradiso.

Abbiamo questi slanci di Vita Eterna che ci danno il senso della vita!

Anche noi, in un certo qual modo, dovremmo vivere gli atteggiamenti di Giobbe così, come li ha interpretati la Chiesa, mettendolo come testo come prima lettura: è l''aspirazione alla comunione gloriosa del cielo.

Noi sappiamo che il Nostro Signore ci ascolta e tutti noi siamo nati perché cantassimo eternamente la Gloria di Dio nella Gerusalemme del cielo.

In questo orizzonte riusciamo a comprendere ciò che abbiamo detto: Il cristiano non conosce la morte. Noi, spesse volte, pensiamo di incontrare i defunti al cimitero, non è affatto vero; al cimitero ci sono le loro reliquie, non i morti.  I morti sono qui: vivi in Gesù in mezzo a noi! Dove c’è il Risorto ci sono tutti i viventi, quelli che definiamo morti. Non esistono i morti! Esistono i viventi e nell’Eucarestia sono vivi e stanno cantando con noi la gloria di Dio!

Ecco perché la bellezza della celebrazione di oggi era tutta nella festa di ieri e la bellezza della vita è appartenere a Lui, al Santo per eccellenza che è il Signore.

E noi veniamo immersi in questo esaltante mistero di speranza ogni giorno.

E’ che noi, tante volte, siamo drammaticamente distanti da questa meravigliosa esperienza che renderebbe luminoso anche il nostro pianto. Veniamo a Messa, ma non ci lasciamo permeare dalle parole che diciamo. Quando partecipiamo alla celebrazione eucaristica, noi, a un certo punto, ascoltiamo queste espressioni: E noi uniti agli Angeli e ai Santi, cantiamo…

Chi è che canta Santo, Santo, Santo il Signore? Quelli che abitano la Gerusalemme del Cielo. Ed è molto bello come nella liturgia bizantina si dice: e noi uniti agli Angeli, ai Santi e ai defunti, cantiamo...

La bellezza dell’Eucarestia è danzare la Gloria di Dio con tutti i fratelli.

Allora, se noi ci lasciassimo penetrare da queste Verità, la vita sarebbe diversa.

Sono interessanti le testimonianze che abbiamo nella chiesa dei primi tre secoli, quando gli autori dell'epoca affermavano: Il cristiano davanti alla morte non piange colui che è morto che loda e benedice il Signore per il dono del fratello che ora è nella gloria del Padre.

L’affetto fa scaturire qualche lacrima, ma il cuore dice che il fratello sta cantando la Gloria di Dio. E’ una perdita per una meravigliosa conquista! Come ho detto prima, i morti non hanno bisogno di noi; noi ne abbiamo bisogno, perché siano per noi intercessori presso il Padre.

Ecco perché la festa di oggi la potremmo anche abolire.

La vera comunione con i defunti era tutta ieri, in quella meravigliosa Gloria nella quale noi già da ora siamo immersi. Oggi celebriamo il ricordo dei morti ma che sono rivestiti della veste candida della Gerusalemme del cielo.

Questa mattina, quando ci accosteremo all’Eucarestia, viviamo questa bella immagine, usando la composizione di Sant’Ignazio di Loyola: “Creiamo questa composizione di luogo: Attorno a questa santa Tavola, come direbbero i bizantini, ci siamo tutti noi che viviamo in Cristo e tutti coloro che sono chiamati ad essere in Cristo”. In questo contesto ci accostiamo al Pane e al Vino e attorno a questa "Santa Tavola" viviamo una comunione universale: tutti viviamo lo stesso Mistero, anche se in modalità diverse.

E noi tutti insieme, i viventi nel tempo e nello spazio e i morti viventi nell'esultanza dell'eternità beata mangiamo lo stesso Pane, ci accostiamo allo stesso Calice: noi, nel segno sacramentale del pane e nel vino, loro, nella visione della pienezza della Gloria, mentre ci dicono che questa Gloria: "è quello che anche voi dovete aspettare."

Questa sia la gioia che vogliamo celebrare questa mattina.

Ogni volta che andiamo alla celebrazione dei Divini Misteri, in quel momento cantiamo la meravigliosa comunione con i Santi e, allora, non diciamo più che andiamo al cimitero per incontrare i fratelli nella fede, perché lì ci sono solo le loro reliquie. Andiamo all’Eucarestia e lì li incontriamo come i viventi gloriosi ed essi mangiano con noi lo stesso cibo dei viventi. la viva trasfigurazione trinitaria in un canto nuovo che non avrà mai fine.

Con questi sentimenti celebriamo i Divini Misteri, in questo clima di eternità beata.

E allora, i morti non esistono più, esistono i Santi, quei Santi con i quali abbiamo vissuto tanto tempo e che presso Dio supplicano per noi, camminano con noi e ci attendono nella grande liturgia del cielo. Essi sono dei viventi meravigliosi che, nell’ultimo giorno che è Gesù; dicono: “E’ bella l’Eternità beata”.

Vale la pena vivere col cuore credente nella calorosa luce dell’Eternità perché quando moriremo potremo veramente cantare in comune esultanza : “Ecco, alla Tua luce vediamo la luce". E' la luminosa liturgia dell'Apocalisse che attende ognuno di noi.
 
 
 
 
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