18 settembre 2016

SOLENNITÀ DEL S. JESUS - Anno C -

Is 52,13-15;53,2-5         Pt 1,3-12             Lc 9, 18-26
OMELIA
Gesù domenica scorsa ci ha fatto contemplare l'atteggiamento del Padre innamorato della libertà dell'uomo, un Padre che genera libertà nella creatura e, il tutto, nella gioia della comunione fraterna.

La bellezza della storia della salvezza è tutta nella fecondità della libertà e, questa mattina, attraverso la parola che abbiamo ascoltato cerchiamo di contemplare Gesù, l’uomo libero, poiché, ogni volta che ci accostiamo a qualunque tematica evangelica, il punto di partenza è sempre quello di contemplare Gesù. Abbiamo notato la serenità con la quale Gesù ha annunciato il suo destino.

Il testo di Luca che poc'anzi abbiamo udito ci ha detto come Gesù “liberamente” si è consegnato all'oggi del Padre per amore dell'uomo. Infatti quando ci accostiamo a Gesù, e ci accostiamo a Gesù nei momenti drammatici della sua vita, notiamo in lui una grande libertà, pur nelle diverse drammaticità storiche. Se riandiamo al racconto dell'ultima cena, secondo Giovanni, nel linguaggio della descrizione del mistero d'amore con il quale ha amato l'umanità, per ben tre volte si parla del traditore. La libertà è più grande dei tradimenti storici e nello stesso tempo, quando entriamo nell'esperienza dell'orto degli ulivi, in cui grossi interrogativi che lo hanno qualificato fino a farlo sudare sangue,Gesù dice: “Padre se è possibile passi da me questo calice, ma non la mia, ma la tua volontà sia fatta”.

Gesù ama l'essere libero e l'esperienza ancor più profonda della libertà di Gesù è che “liberamente” si consegna a chi viene ad arrestarlo poiché l'uomo veramente libero ama la libertà degli altri e, nel momento in cui per questa libertà degli uomini va in croce, poiché egli è vissuto nella libertà del consegnarsi per amore, risorge il terzo giorno. La risurrezione è il Padre che ci dice: vivi la libertà che hai regalato a tutti gli uomini!

Allora intuiamo come la grandezza di Gesù è di avere un cuore veramente libero.

Ma cosa vuol dire in Gesù e, di riflesso per ciascuno di noi, avere il gusto della libertà? Se entriamo nella figura di Gesù, ci accorgiamo che la libertà è un grande mistero di comunione: la comunione con il Padre, la comunione con gli uomini. L'amore affascinante del Padre, l'amore oblativo per gli uomini.

Spesse volte dimentichiamo queste due coordinate essenziali nella vita del Maestro, che sono la sua libertà con il Padre e con l'intera umanità.

Cos'è la libertà se non partecipare all'amore insondabile di Dio? L'uomo è veramente libero perché nel cammino della sua vita, con tutto il suo cuore, è innamorato del Padre, fonte della libertà. La libertà è un grande dono che ci è stato regalato nell'atto della creazione; in quel momento Dio ci ha resi partecipi della sua libertà. Ma la libertà è anche un amore, anche coraggioso, nei confronti degli uomini. Gesù si è rivelato “perfetto uomo” perché ha amato la libertà dei suoi persecutori.

È qualcosa che l'uomo difficilmente riesce a comprendere perché noi siamo schiavi delle nostre paure, interessi, prospettive. L'uomo veramente libero associa sempre, come Gesù, il Padre e l'umanità. Ecco perché nel testo della prima di Pietro c’è un canto di gioia e la prima di Pietro si rivolge ad una comunità perseguitata: amare la libertà degli uomini, anche se perseguitano. È il grande mistero che cogliamo nella vita di Gesù dove amare la libertà dell'altro è adorare il mistero che è l'altro e quando l'uomo ama il mistero dell'altro, con tutto il suo cuore, in quel momento è una libertà che regala libertà.

Se riuscissimo a cogliere queste semplici sfaccettature del mistero di Gesù ci accorgeremmo che, inevitabilmente, l'uomo che voglia godere la libertà sempre viene crocifisso, l'uomo veramente libero è un crocifisso perché è tutto amore per il Padre e per gli uomini, in un mondo che non conosce né il Padre né la bellezza dell'essere uomini e allora il martirio è normale. L'uomo che sceglie la libertà di Gesù, inevitabilmente, è chiamato a donare la sua vita perché nel momento in cui il cuore è pieno d'amore per tutti gli uomini, il cuore non può non traboccare regalando amore a Dio e agli uomini, adorando il Padre nell'uomo che incontra.

Il cuore pieno di Dio e dell'uomo ha la gioia di regalare la vita.

Quando Gesù ci ha parlato del portare la croce nell'ordinarietà ci ha fatto dono di questo regalo: essere creature liberate che danno libertà, come ha fatto Lui.

È molto bello come, nel Vangelo di Giovanni, Gesù stesso vada incontro a quelli che vengono ad arrestarlo prendendo lui stesso l'iniziativa dicendo: "Chi cercate?"

Quando l'uomo è libero ed ama la libertà dell'altro non ha alcuna paura nel rapportarsi con l'altro perché l'uomo libero interiormente ha un cuore aperto a tutto e a tutti per regalare la gioia di vivere e la gioia della vita è la libertà! Quando guardiamo il Crocifisso, potenza e sapienza di Dio, lì scopriamo la scuola della libertà perché in quel Crocifisso c'è un amore chiamato a donarsi fino all'estremo. E' quell'atteggiamento del Padre che ha donato il suo Figlio, e sul suo esempio anche il Figlio ha amato fino in fondo. L'uomo, che ha un cuore innamorato, è il martire della libertà. Guidati dallo Spirito Santo dovremmo ritrovare questa esperienza favolosa che il Signore ci regala attraverso la Scrittura che abbiamo ascoltato: non guardiamo mai alle sofferenze, anche se sono molto incisive nella nostra struttura umana, ma guardiamo la dinamicità di un cuore che è quello di Gesù, il quale compie le opere del Padre e l'opera più bella del Padre è che l'uomo sia se stesso secondo il disegno divino, qui l'uomo è veramente libero!

Anche davanti al martirio della storia, del feriale, dell’amare in modo incondizionato dovremmo  sempre vivere questa esperienza, poiché ogni momento della vita può essere anche l'ultimo momento della vita, in cui con Gesù gridiamo nella fede : “Tutto è compiuto!”

La vera libertà è consegnarsi al Padre regalando sangue e acqua ai fratelli nella fede e all'umanità intera.

È l'eucaristia che stiamo celebrando!

Ricordiamoci sempre quando andiamo all'eucaristia sentiamo sempre quelle parole: “offrendosi liberamente alla sua passione” e, secondo Paolo, “nella notte in cui fu tradito”, e in questo cogliamo come Gesù fosse pienamente libero nella sua oblazione d'amore. L'uomo che volesse essere veramente libero, nell'eucarestia va alla scuola della libertà, e il cuore di Gesù che in quel pane in quel vino penetra in noi, ci rigenera interiormente perché la sua libertà diventi la nostra libertà.

Non dico che dobbiamo fare come i martiri della Chiesa antica che davano monete d'oro ai loro carnefici come espressione di gratitudine, ma dobbiamo dare monete d'oro ai nostri fratelli che ci crocifiggono perché ci educano alla vera libertà, ad avere un cuore profondamente immerso in Dio nei fratelli: ecco la bellezza dell'eucaristia!

“Nella notte in cui fu tradito prese il pane, prese il calice…. questo è il mio corpo dato per voi, questo è il mio sangue versato per voi” è l'atto massimo della libertà!

Entriamo in questo mistero che non è facile per noi uomini chiamati a correre continuamente nella concretezza della vita. Chi è quel cristiano che nel cammino della sua storia non abbia avuto momenti in cui abbia desiderato anche il martirio fisico? Perché la bellezza di avere il cuore di Cristo è regalarci liberamente.

Questa sia la bellezza della festa di oggi perché possiamo in Cristo Gesù dire: grazie Signore, nella tua croce ci hai insegnato la tua libertà, fà che ti possiamo contemplare Crocifisso e imparare da te quella libertà che diventa libertà dando gioia ad ogni nostro fratello.
 
 
 
 
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