04 settembre 2016

XXIII DOMENICA T.O. - Anno C -

Sap 9,13-18            Fm 1,9-10. 12-17              Lc 14,25-33
OMELIA
Ogni esperienza spirituale ha come autentica realizzazione l’imitazione del senso stesso della vita: Gesù Cristo.

Il Maestro questa mattina ci convoca attorno a sé per donarci alcune coordinate perché il nostro cammino, nello Spirito Santo, possa essere vero e autentico.

Davanti alle parole che il Maestro ci ha rivolto possiamo rimanere un po' perplessi.

È lo stesso intendimento di Gesù - di evidenziare la radicalità delle sue esigenze - come l'evangelista Luca inquadra le parole del Maestro stesso: poiché molta folla gli andava dietro, Gesù sottolineò le esigenze forti della vita evangelica. La bellezza dell'esperienza evangelica non è legata ad un grande fervore esteriore, di folle, ma alla scelta del maestro divino: lui è il Signore. Ascoltando quel linguaggio del Maestro noi dobbiamo avere un atteggiamento che ci permette di personalizzare con serenità e coraggio le sue parole.

Tante volte noi ascoltiamo il Vangelo dimenticando il Vangelo, ascoltiamo dei linguaggi, ma dimentichiamo il Maestro. Non possiamo ascoltare le parole, anche dure, che il Maestro questa mattina ci ha rivolto se non abbiamo lo sguardo in lui. La bellezza dell'essere discepoli è ascoltare una Persona, accogliere una Persona, lasciar diventare quella Persona il senso della vita e, quando veniamo affascinati da una persona, il discorso della radicalità è una conseguenza normale. È il Maestro che conta e la sua persona e perciò -di lui- accogliamo le parole perché sappiamo che nel momento in cui il Maestro si rivolge a noi, egli ha già immesso in noi la capacità di poter rispondere.

La bellezza ad essere discepoli non è un'esperienza di uno accanto all'altro, ma è l'esperienza del Maestro stesso che è penetrato nella nostra vita, ed essendo penetrato nella nostra vita, egli ci dà la capacità di ascoltare e di vivere. Ecco il primo elemento che possiamo cogliere dalla parola che Gesù questa mattina ci rivolge: imparare a guardare a lui e, mentre guardiamo a lui, l'impossibile diventa possibile.

Ma come questa sapienza può diventare nostra? Due sono gli aspetti che possiamo percepire dalla Parola.

Innanzitutto questa sapienza che ci permette di assumere l'interiorità di Gesù nasce dall'Alto, nasce da un'esperienza celeste, nasce dall'invadenza dello Spirito Santo. Il Signore incontrandoci ci ricolma del suo Spirito, ci dà la capacità di accogliere le sue parole facendole diventare vita della nostra vita. È una parola che diventa comunicazione di Spirito Santo.

È bello riuscire a cogliere questa immagine che ci può aiutare ad intravedere il mistero: Gesù ci affascina e, mentre parla, il suo respiro passa dentro di noi, mentre parla egli ci comunica quello Spirito Santo che è il principio dell’ incarnazione, mentre parla arricchisce la nostra povertà e noi possiamo diventare sacramenti luminosi e credibili del suo mistero.

Questa creatività che nasce dalla potenza dello Spirito Santo comporta un vero e profondo atteggiamento dell'uomo: sono le scelte che l'uomo fa. La sapienza, quella evangelica, la cogliamo in un dialogo dove da una parte c'è tutta questa gratuità divina che ci investe e ci porta a camminare continuamente, ma dall'altra, dobbiamo lasciarci invadere dal mistero nella risposta. La Sapienza si acquista in questo dialogo dove le parole di Gesù, nello Spirito Santo, ci raggiungono e diventano il criterio delle scelte; è la Parola che determina la nostra risposta e, nella risposta, diventiamo sapienti. Un Vangelo che non diventi il vissuto della nostra esistenza è sempre incomprensibile.

Gesù, questa mattina, ci dà una sfaccettatura del mistero della croce che noi dovremmo acquisire: portare la propria croce è l'amore al nostro quotidiano.

Il Signore fin dal mattino ci rivolge la parola, fin dal mattino ci lasciamo prendere dal suo mistero e, lasciandoci prendere dal suo mistero, costruiamo le scelte di ogni istante in questa luce. La vera croce è l'amore al quotidiano con tutte le sue caratteristiche, problematicità e oscurità presenti.

Nel momento in cui costruiamo il quotidiano sulla parola del Maestro divino, in quel momento, diventiamo sapienti perché è nel vissuto che cogliamo il Vangelo, è nel lasciar vivere con noi il Maestro che ne comprendiamo la Sapienza.

La bellezza della vita è essere in dialogo tra una meravigliosa ricchezza e una semplicità povera che è la storia di ognuno di noi; allora cos'è questa sapienza nella quale siamo chiamati ad essere introdotti in modo che il nostro quotidiano sia veramente evangelico?

È imparare ad avere sempre Cristo davanti, per potere amare Dio, il mondo, i fratelli e noi stessi con il cuore stesso di Gesù; è vedere Dio, la storia, i fratelli e noi stessi con lo sguardo di Gesù.

Allora percepiremmo che la sapienza è crescere ogni giorno nella sintonia spirituale del Maestro divino.

Ecco perché davanti a quelle folle Gesù fà quelle grandi affermazioni.. perché la scelta del Maestro ci deve portare ad avere un cuore che ama e pensa come il Maestro.

Ecco perché questa mattina ci ritroviamo nel mistero dell'eucaristia, perché il mistero eucaristico è una meravigliosa relazione tra Cristo qui, in mezzo a noi e la nostra povertà. Lui ci regala il suo mistero, la sua persona, ci introduce nella sua sapienza, nella sua incarnazione-morte-resurrezione e questo dono deve animare il nostro camminare nelle vie della storia.

E’ il dono che il Signore ci fà nell'eucaristia, è l'anima delle cose ordinarie che giorno per giorno ci aspettano.

Allora diventiamo veramente sapienti!

Dal fascino credente di Gesù al gusto dell'accogliere il Maestro sacramentale per essere il Cristo nel cammino quotidiano.

Allora ci accorgeremo che l'essere discepoli è uno stile di vita, un modo di vedere e amare la storia con gli occhi stessi di Gesù.

Lungo la giornata abbiamo tante volte lo sguardo verso l'Alto perché la sapienza, che viene dall'Alto, illumini il concreto e, dall'Alto, abbiamo quel coraggio di camminare in novità di vita certi che, lentamente, diventeremo il Maestro.

Cerchiamo di chiedere al Signore la capacità di non essere mai scoraggiati, ma di avere lo sguardo al Maestro, accoglierne la parola, viverne il mistero e avere la sapienza che diventerà luminosa quando potremo vedere il Maestro faccia a faccia con tutti i nostri fratelli.
 
 
 
 
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